GEORGES SIMENON.
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Maigret e il ministro.
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Titolo originale: Maigret chez le ministre.
Traduzione di: FERNANDA LITTARDI.
1954. by GEORGES SIMENON. Shadow Rock Farm, Lakeville (Connecticut), 23 agosto 1954. 
2005. Adelphi Edizioni, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Fra il 1931 e il 1972 Georges Simenon (1903-1989) ha pubblicato 76 romanzi e 26 racconti dedicati alle inchieste di Maigret. Nei confronti della politica e di chi la fa Jules Maigret nutre esattamente la stessa diffidenza che ha sempre caratterizzato l'atteggiamento del suo creatore. In questo Maigret e il ministro, scritto a Lakeville, nel Connecticut, nell'aprile del 1954 e apparso a stampa lo stesso anno, Maigret si trova, suo malgrado, a dover indagare su una torbida vicenda in cui sono coinvolti uomini politici pronti a usare qualunque mezzo, compreso il ricatto, per accrescere il proprio potere, giornalisti privi di scrupoli, ex poliziotti corrotti, loschi faccendieri, funzionari ministeriali avvezzi a ogni intrigo: il che consente a Simenon di fustigare, per bocca del suo commissario, la decadenza dei costumi politici della Quarta Repubblica.
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MAIGRET E IL MINISTRO.
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1.
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Il rapporto del defunto Calame.
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Come sempre quando rientrava a casa la sera, arrivato allo stesso punto del marciapiede, poco oltre il lampione, Maigret alz gli occhi verso le finestre illuminate del suo appartamento. Non se ne rendeva neanche pi conto, e se gli avessero domandato a bruciapelo se le luci erano accese, forse avrebbe avuto un attimo di esitazione nel rispondere. Cos anche, per una sorta di mania, tra il secondo e il terzo piano cominciava a sbottonarsi il cappotto per prendere la chiave nella tasca dei pantaloni, pur sapendo che la porta si sarebbe invariabilmente aperta non appena lui avesse messo piede sullo zerbino.
Erano rituali consolidati nel corso di anni, e Maigret vi teneva pi di quanto volesse ammettere. Non era il caso di quella sera, visto che non pioveva, ma la moglie, per esempio, aveva un gesto particolare per prendergli dalle mani l'ombrello bagnato mentre inclinava la testa baciandolo sulla guancia.
Lui, come sempre, chiese:
"Telefonate?".
E lei, chiudendo la porta, rispose:
"S. Forse non vale la pena che ti togli il cappotto".
Era stata una giornata grigia, n fredda n calda, con un acquazzone verso le due del pomeriggio. Al Quai des Orfvres Maigret si era limitato a sbrigare l'ordinaria amministrazione.
"Hai cenato?".
La luce nell'appartamento era pi calda, pi intima che in ufficio. Accanto alla poltrona erano preparati i giornali e le pantofole.
"Ho mangiato con il capo, Lucas e Janvier alla Brasserie Dauphine".
Poi erano andati tutti e quattro all'assemblea dell'Ente previdenziale della polizia.
Da tre anni Maigret veniva suo malgrado rieletto vicepresidente.
"Hai comunque il tempo per mandar gi una tazza di caff. Ma s, toglitelo, il cappotto. Ho detto che non saresti rientrato prima delle undici".
Erano le dieci e mezzo. La riunione non era stata lunga. Dopo Maigret si era fermato a bere una birra insieme ad alcuni colleghi, ed era poi tornato in mtro.
"Chi era al telefono?".
"Un ministro".
In piedi al centro del salotto, Maigret guard la moglie aggrottando le sopracciglia.
"Che ministro?".
"Quello dei Lavori pubblici. Un certo Point, se ho capito bene il nome".
"Auguste Point, s. Ha telefonato qui? Lui in persona?".
"S".
"Non gli hai detto di chiamare il Quai des Orfvres?".
"Vuole parlare con te. Ha bisogno di vederti con urgenza. Quando ha saputo che non c'eri, mi ha chiesto se ero la domestica. Sembrava preoccupato.
Ho risposto che ero la signora Maigret. Si  scusato, ha voluto sapere dov'eri, quando rientravi. Mi  parso un tipo piuttosto timido".
"Non ha questa reputazione".
"Ho anche dovuto assicurargli che ero sola. Allora mi ha spiegato che la sua telefonata doveva rimanere riservata, che non chiamava dal ministero ma da una cabina pubblica, e che per lui era molto importante mettersi al pi presto in contatto con te".
Durante il racconto della moglie, Maigret era rimasto a fissarla con le sopracciglia aggrottate e un'espressione che rivelava tutta la sua diffidenza per la politica. Nel corso della carriera gli era capitato spesso che un uomo di Stato, un deputato, un senatore o qualche personaggio in vista ricorresse al suo aiuto, ma la richiesta era sempre passata per le vie regolari - ogni volta era stato convocato dal capo, e ogni volta la conversazione era cominciata allo stesso modo:
"Le chiedo scusa, caro Maigret, ma devo affidarle un incarico che non le piacer".
E, in effetti, erano state tutte faccende alquanto sgradevoli.
Maigret non conosceva Auguste Point di persona e non lo aveva mai visto in carne e ossa. Non era uno di quei politici che apparivano di frequente sui giornali.
"Perch non ha telefonato al Quai?".
Parlava pi che altro a se stesso. Tuttavia la signora Maigret rispose:
"E cosa vuoi che ne sappia, io? Ti ripeto quel che mi ha detto. Innanzitutto che telefonava da una cabina...".
Il particolare aveva colpito molto la signora Maigret: per lei un ministro della Repubblica era una personalit, e non riusciva a immaginarselo mentre entrava quasi di soppiatto, di sera, in una cabina pubblica all'angolo di un boulevard.
"... Poi, che non devi andare al ministero, ma al suo appartamento privato, in...".
Consult un foglio su cui aveva scritto qualcosa.
"... Boulevard Pasteur, al 27. Non c' bisogno di disturbare la portinaia.  al quarto piano a sinistra".
"Mi aspetta l?".
"Aspetter tutto il tempo necessario. Dovrebbe per essere di ritorno al ministero entro mezzanotte".
Quindi, cambiando tono, gli chiese:
"Pensi che sia uno scherzo?".
Maigret fece segno di no con la testa. Certo, quella telefonata era un fatto anomalo, singolare, ma non sembrava uno scherzo.
"Allora, lo vuoi il caff?".
"No, grazie. Ho bevuto una birra".
E, senza sedersi, si vers un goccio di acquavite di prugne, prese una pipa fresca da sopra il caminetto e si diresse alla porta.
"A pi tardi".
Quando si ritrov in boulevard Richard-Lenoir, l'umidit che aveva impregnato l'aria per tutto il giorno cominciava a condensarsi in una nebbia impalpabile, formando un alone intorno ai lampioni.
Non chiam un taxi: col mtro sarebbe arrivato in boulevard Pasteur con altrettanta rapidit; ma forse la scelta era anche dettata dal fatto che non si sentiva in missione ufficiale.
Per tutto il percorso, fissando meccanicamente un signore coi baffi che leggeva il giornale di fronte a lui, si chiese che cosa potesse avere da dirgli Auguste Point, e soprattutto per quale motivo gli avesse chiesto un appuntamento cos urgente e misterioso a un tempo.
Di Point sapeva soltanto che era un avvocato originario della Vandea - di La-Roche-sur-Yon, gli sembrava - approdato tardi alla politica. Era uno di quei deputati eletti nel dopoguerra in virt del loro prestigio e del comportamento tenuto durante l'Occupazione.
Maigret ignorava che cosa avesse fatto di preciso.
A ogni modo, mentre alcuni suoi colleghi passavano dalla Camera senza lasciare traccia, Point era sempre stato rieletto e, tre mesi prima, durante la formazione dell'ultimo Gabinetto, aveva avuto il portafoglio dei Lavori pubblici.
Il commissario non aveva mai sentito chiacchiere sul suo conto - a differenza di quanto accadeva per la maggior parte degli uomini politici. Neanche sulla moglie giravano pettegolezzi, e neppure sui figli, ammesso che ne avesse.
Quando riemerse dalla stazione del mtro, a Pasteur, la nebbia era diventata pi fitta, giallastra, e Maigret ne percep il sapore terroso sulle labbra.
Non vide nessuno lungo il boulevard, ud solo un rumore di passi in lontananza, verso la Gare Montparnasse, poi, proveniente dalla stessa direzione, il fischio di un treno in partenza.
Parecchie finestre erano ancora illuminate e, nella foschia, davano un'impressione di pace, di sicurezza. I palazzi, n sontuosi n modesti, n nuovi n vecchi, con appartamenti pi o meno uguali gli uni agli altri, erano abitati soprattutto da famiglie della classe media - professori, funzionari, impiegati, che prendevano il mtro o l'autobus ogni mattina alla stessa ora.
Maigret suon al citofono; quando sent lo scatto del portone, borbott il proprio nome in modo quasi inintelligibile e si diresse verso l'ascensore.
La cabina era stretta, per due persone, e cominci a salire lentamente, senza scossoni n cigolii, nella tromba delle scale appena illuminate. Le porte sui pianerottoli erano tutte dello stesso marrone scuro, con zerbini identici.
Buss a quella di sinistra, che si apr immediatamente, come se qualcuno stesse aspettando con la mano sulla maniglia.
Fu Point a premere il pulsante per far ritornare gi l'ascensore, Maigret non ci aveva pensato.
"Mi scusi per averla disturbata cos tardi" borbott poi. "Entri pure...".
La signora Maigret sarebbe rimasta delusa, perch Point non corrispondeva quasi per niente alla sua idea di ministro. Aveva pressappoco la stessa altezza e la stessa corporatura robusta del commissario, ma era pi asciutto, pi squadrato, pi contadino, si sarebbe detto; i lineamenti marcati, il naso importante e la forma della bocca ricordavano le teste scolpite nel legno.
Portava un vestito anonimo, grigio spento, con una cravatta di quelle gi annodate. In lui colpivano soprattutto due particolari: le sopracciglia cespugliose, lunghe e spesse, simili a baffi, e i peli quasi altrettanto folti che gli ricoprivano le mani.
Point osservava a sua volta Maigret, senza cercare di dissimularlo, senza sorrisi di circostanza.
"Si accomodi, commissario".
L'appartamento, pi piccolo di quello di boulevard Richard-Lenoir, doveva avere solo due stanze, forse tre, e una cucina minuscola. Dall'anticamera, dov'era appeso qualche soprabito, erano passati in uno studio che faceva pensare all'abitazione di uno scapolo. In una rastrelliera fissata al muro era allineata una dozzina di pipe, parecchie di terracotta e una molto bella di schiuma. Una scrivania all'antica, come quella che aveva un tempo il padre di Maigret, era coperta di carte e di cenere, sormontata da casellari e da un'infinit di cassettini. Il commissario non os soffermarsi subito a guardare le fotografie alle pareti - i ritratti del padre e della madre di Point -, nelle stesse cornici nere e oro che avrebbero potuto esserci in una qualunque fattoria della Vandea.
Seduto su una poltroncina girevole uguale in tutto e per tutto a quella del padre di Maigret, Point gli indic con noncuranza una scatola di sigari.
"Suppongo..." cominci.
Il commissario sorrise, mormorando:
"Preferisco la mia pipa".
"Tabacco scuro?".
Il ministro gli tese un pacchetto di tabacco gi aperto, riaccendendosi anche lui la pipa che aveva lasciato spegnere.
"Dev'essere rimasto sorpreso quando sua moglie le ha detto...".
Cercava di avviare la conversazione, ma sembrava insoddisfatto della frase che aveva appena pronunciato. La situazione era abbastanza singolare. Nello studio tranquillo e caldo, due uomini della stessa statura, pressappoco della stessa et, si osservavano apertamente l'un l'altro. Sembrava che andassero scoprendo le loro somiglianze, e che ne fossero incuriositi, pur esitando a riconoscersi come fratelli.
"Ascolti, Maigret. Tra noi non c' bisogno di tante parole. Io la conosco solo dai giornali e da quello che ho sentito dire di lei".
"Anch'io, signor ministro".
Point fece un gesto con la mano, quasi a intendere che quel titolo, date le circostanze, era superfluo.
"Sono nei pasticci. Non lo sa ancora nessuno, e nessuno lo sospetta, n il presidente del Consiglio, n mia moglie, che di solito metto al corrente di tutto. Ho chiamato lei, commissario".
Distolse per un attimo lo sguardo, aspir una boccata, come imbarazzato dall'ultima frase, che poteva essere scambiata per un'adulazione banale o interessata.
"Ho preferito non seguire le vie gerarchiche e non rivolgermi al capo della Polizia giudiziaria. Tutto questo  irregolare, e lei non aveva alcun obbligo di venire, cos come non ha alcun obbligo di aiutarmi".
Si alz sospirando.
"Gradisce un bicchierino?".
E, con una specie di sorriso, aggiunse:
"Stia tranquillo, non sto cercando di corromperla. Ma stasera ho proprio bisogno di qualcosa di forte".
And nella stanza accanto, e ne torn con una bottiglia gi aperta e due bicchieri senza stelo, come quelli delle locande di campagna.
" solo un'acquavite nostrana che mio padre distilla ogni autunno. Questa ha una ventina d'anni".
Col bicchiere in mano, si guardarono.
"Alla sua salute".
"Alla sua, signor ministro".
Questa volta sembr che Point non avesse udito le ultime parole.
"Se non so da dove cominciare non  perch mi senta in imbarazzo con lei, ma perch  una storia difficile da raccontare con chiarezza. Legge i giornali?".
"Le sere in cui i delinquenti me ne lasciano il tempo".
"Si interessa di politica?".
"Poco".
"Io non sono quel che si definisce un politico forse l'avr sentito dire".
Maigret fece un cenno di assenso.
"Bene, e sar senz'altro al corrente della tragedia di Clairfond".
Maigret non pot impedirsi di trasalire, e una certa irritazione, una certa diffidenza dovettero trapelare dalla sua faccia, perch Point chin il capo, aggiungendo a voce pi bassa:
"Purtroppo si tratta proprio di questo".
Poco prima, in mtro, Maigret aveva cercato di indovinare la ragione per cui il ministro voleva incontrarlo in segreto. Non aveva pensato alla faccenda di Clairfond, anche se i giornali ne parlavano da un mese.
Il sanatorio di Clairfond si trovava in Alta Savoia, tra Ugines e Megve, a oltre millequattrocento metri d'altezza, ed era una delle opere pubbliche pi spettacolari realizzate nel dopoguerra.
Poich erano trascorsi alcuni anni, Maigret non ricordava chi avesse lanciato l'idea di costruire per i bambini delle famiglie disagiate un istituto paragonabile ai pi moderni sanatori privati. All'epoca se n'era parlato molto. Certi l'avevano considerata un'operazione squisitamente politica, e alla Camera vi erano stati dibattiti piuttosto accesi; avevano anche nominato una commissione per lo studio del progetto, che, dopo esser stato a lungo osteggiato, aveva infine ottenuto l'approvazione.
Il mese precedente era avvenuta la tragedia, una delle pi terribili della storia. La neve aveva cominciato a sciogliersi in un periodo in cui, a memoria d'uomo, non era mai accaduto. I torrenti della montagna si erano gonfiati. Cos, un fiumiciattolo sotterraneo, la Lize, talmente insignificante da non figurare neppure sulle carte, aveva finito per danneggiare le fondamenta di un'intera ala di Clairfond.
L'inchiesta, aperta all'indomani della tragedia, non si era ancora conclusa. Gli esperti non riuscivano a mettersi d'accordo. E anche i giornali, a seconda della loro linea politica, sostenevano tesi diverse.
Centoventotto bambini erano morti nel crollo di uno degli edifici, e le altre parti del complesso erano state evacuate d'urgenza.
Dopo un momento di silenzio, Maigret mormor:
"Lei non faceva parte del governo durante la costruzione di Clairfond, vero?".
"No. Non ero neanche membro della commissione parlamentare che ha votato gli stanziamenti. A dire il vero, fino a pochi giorni fa, della faccenda sapevo solo quello che sanno tutti dai giornali".
Fece una pausa.
"Ha sentito parlare del rapporto Calame, commissario?".
Maigret lo guard sorpreso e scosse la testa.
"Ne sentir parlare. Anche troppo. Suppongo che non legga i settimanali scandalistici come, per esempio, "La Rumeur"".
"Mai".
"Conosce Hector Tabard?".
"Di nome e di fama. I miei colleghi di rue des Saussaies lo conoscono sicuramente meglio di me".
Si riferiva alla Sret, la quale, dipendendo direttamente dal ministero dell'Interno, spesso si occupava di casi che in qualche modo riguardavano la politica.
Tabard si spacciava per giornalista, e il suo settimanale, infarcito di pettegolezzi, era considerato un foglio ricattatorio.
"Legga qui,  uscito sei giorni dopo la tragedia".
Era un trafiletto sibillino.
"Si decideranno mai, incalzati dall'opinione pubblica, a rivelare il contenuto del rapporto Calame?".
"Tutto qui?" domand stupito il commissario.
"Ecco uno stralcio del numero successivo".
"Contrariamente all'opinione diffusa, l'attuale governo cadr entro la fine della primavera, non per un problema di politica estera, n a causa di quanto accade nel Nord Africa, ma per il rapporto Calame.
Chi  in possesso del rapporto Calame?".
Le parole "rapporto Calame" suonavano quasi comiche, e Maigret non riusc a trattenere un sorriso chiedendo:
"Chi  questo Calame?".
Point, invece, non sorrideva affatto. Mentre vuotava la pipa in un grande portacenere di rame, spieg al commissario:
"Era un professore dell'Istituto del Genio Civile.
 morto due anni fa - di cancro, mi pare. Il suo nome  sconosciuto al grande pubblico, ma nel campo della meccanica applicata e dell'architettura civile  molto noto.  stato consulente per le grandi opere nei paesi pi disparati, dal Giappone all'America del Sud, e rappresentava un'autorit indiscussa negli studi sulla resistenza dei materiali, in particolare del cemento. Ha scritto un testo intitolato Le malattie del cemento: sicuramente n lei n io l'abbiamo mai letto, ma tutti gli architetti lo possiedono".
"Calame si era occupato della costruzione di Clairfond?".
"S, indirettamente. Le racconter la storia in un altro modo, seguendo una cronologia pi personale. Al momento della tragedia - come le ho detto -, del sanatorio sapevo soltanto quello che era stato pubblicato dai giornali. Non ricordavo neppure se cinque anni fa avevo votato a favore o contro il progetto, e ho dovuto consultare la Gazzetta Ufficiale per scoprire di aver votato a favore. Neanch'io leggo "La Rumeur", e solo dopo la pubblicazione del secondo trafiletto il presidente del Consiglio mi ha preso in disparte per chiedermi:
""Sa qualcosa del rapporto Calame?".
"Ho risposto candidamente di no. Mi  parso stupito e ho avuto la sensazione che mi guardasse con un po' di sospetto.
""Eppure dovrebbe essere nei suoi archivi" ha replicato.
"Soltanto allora sono venuto a conoscenza della vicenda. Cinque anni fa, nel corso dei dibattiti su Clairfond, poich la commissione parlamentare non riusciva a mettersi d'accordo, un deputato non so quale - ha proposto di richiedere una perizia a un esperto di fama indiscussa.
"Lo stesso deputato ha fatto il nome del professor Julien Calame, dell'Istituto nazionale del Genio Civile, il quale ha esaminato accuratamente i vari disegni ed  anche andato in Alta Savoia a eseguire di persona un sopralluogo.
"Poi ha stilato la relazione tecnica che, secondo la prassi, dovrebbe essere stata trasmessa alla commissione".
Maigret iniziava a capire.
"Il rapporto era sfavorevole al progetto?".
"Ci arrivo subito. Quando il presidente mi ha parlato della faccenda, aveva gi dato ordine di compiere ricerche negli archivi della Camera. Il rapporto avrebbe dovuto trovarsi negli atti della commissione, invece non solo non c'era pi, ma era sparita anche una parte dei verbali.
"Si rende conto di cosa significa?".
"Che ci sono persone alle quali farebbe comodo che il rapporto non venisse reso pubblico".
"Dia un'occhiata qui".
Era un altro trafiletto uscito sulla "Rumeur", anche questo breve e dal tono piuttosto minaccioso.
"Arthur Nicoud  cos potente da impedire che il rapporto Calame salti fuori?".
Per Maigret quello di Nicoud era solo un nome come tanti. Conosceva pi che altro l'impresa edile Nicoud et Sauvegrain, perch ovunque vi fossero lavori in corso di strade, ponti o dighe la vedeva citata sui cartelli.
"La ditta Nicoud et Sauvegrain  quella che ha costruito Clairfond".
Maigret cominciava a pentirsi di essere andato l.
Sebbene provasse per Auguste Point un'istintiva simpatia, la storia che il ministro gli stava raccontando lo metteva a disagio, come quando sentiva raccontare barzellette di cattivo gusto in presenza di una donna.
Cercava suo malgrado di intuire quale fosse stato il ruolo di Point nel disastro che era costato la vita a centoventotto bambini. Fu tentato di chiedergli senza mezzi termini:
"Che c'entra lei con questa faccenda?".
Intuiva che alcune persone avevano preso una bustarella: politici, forse anche personaggi in vista.
"Cerco di arrivare rapidamente al punto. Il presidente mi ha chiesto di avviare una ricerca minuziosa negli archivi del ministero, dato che l'Istituto nazionale del Genio Civile dipende direttamente dai Lavori pubblici. A rigor di logica, dovrebbe esserci una copia del rapporto Calame da qualche parte, almeno tra i documenti messi agli atti".
Di nuovo quelle due parole: "rapporto Calame".
"E ha trovato qualcosa?".
"Niente. Abbiamo passato al vaglio tonnellate di documenti polverosi, cercando perfino nelle soffitte".
Maigret, sempre pi a disagio, cominci a dar segni di nervosismo, e l'interlocutore se ne accorse.
"Non le piace la politica, vero?".
"Lo ammetto".
"Neanche a me. Per quanto possa sembrare strano, se dodici anni orsono ho accettato di presentarmi alle elezioni  stato proprio per combattere la politica. E quando, tre mesi fa, mi hanno chiesto di entrare nel governo, mi sono lasciato convincere sempre con l'idea di portare un po' di aria pulita negli affari pubblici. Io e mia moglie siamo persone semplici. Vede lei stesso l'appartamento in cui abitiamo a Parigi, durante le sessioni della Camera, da quando sono deputato. Sembra quasi un alloggio da scapolo. Mia moglie sarebbe potuta rimanere a La Roche-sur-Yon, dove abbiamo la casa di famiglia, ma non siamo abituati a vivere separati".
Parlava con naturalezza, senza alcuna traccia di sentimentalismo.
"Dopo la mia nomina, la nostra abitazione ufficiale  al ministero, in boulevard Saint-Germain, tuttavia veniamo a rifugiarci qui ogni volta che  possibile, specialmente la domenica.
"Poco importa. Se le ho telefonato da una cabina pubblica, come sicuramente le avr riferito sua moglie - perch, se non m'inganno, ha una moglie dello stesso genere della mia -, se ho telefonato da una cabina pubblica, dicevo,  perch temo di avere il telefono sotto controllo. Mi sbaglier, ma sono convinto che le chiamate dal ministero, e forse pure quelle che faccio da questo appartamento, siano registrate da qualcuno; e preferisco non sapere da chi. Inoltre, anche se non mi fa piacere, le confesso che stasera, prima di venire qui, sono entrato in un cinema da un ingresso per poi uscirne da un altro, e ho cambiato taxi due volte. Non potrei giurare comunque che la casa non sia sorvegliata".
"Non ho visto nessuno quando sono arrivato".
Adesso Maigret provava quasi piet per il ministro. Fino a quel momento Point aveva cercato di parlare in tono distaccato, ma avvicinandosi al nocciolo della questione tergiversava, ci girava intorno, come se avesse paura che il commissario si facesse un'idea sbagliata di lui.
"Gli archivi del ministero sono stati messi a soqquadro, e Dio solo sa quante scartoffie ci sono, di cui nessuno si ricorda. In questo periodo il presidente mi ha telefonato almeno due volte al giorno e credo che non si fidi di me.
"Abbiamo esteso le ricerche anche all'Istituto del Genio Civile, ma senza risultati fino a ieri mattina".
Allora, come un lettore curioso che vuol sapere come va a finire un romanzo, Maigret non pot trattenersi dal chiedere:
"Hanno trovato il rapporto Calame?".
"S, o qualcosa che sembrava il rapporto Calame".
"In una soffitta dell'Istituto".
" stato un professore a trovarlo?".
"Un assistente. Ieri pomeriggio ho ricevuto una richiesta di udienza da parte di un certo Piquemal, che non avevo mai sentito nominare; sul modulo che mi ha consegnato l'usciere aveva scritto a matita: "Per il rapporto Calame". L'ho fatto entrare subito, e ho provveduto ad allontanare la signorina Blanche, la mia segretaria, che pure collabora con me da vent'anni -  anche lei di La Roche-sur-Yon, e lavorava gi nel mio studio legale. Nella stanza non c'era nemmeno il mio capo di Gabinetto, e - come vedr - tutto ci ha la sua importanza. Sono rimasto solo con un uomo di mezz'et, che se ne stava in piedi davanti a me e mi fissava in silenzio, con un involucro di carta grigia in mano.
""Il signor Piquemal?" ho chiesto un po' preoccupato, perch sulle prime ho creduto di aver a che fare con un pazzo.
"Lui ha annuito.
""Si accomodi".
""Non ne vale la pena".
"Nel suo sguardo non leggevo alcuna simpatia.
"In tono quasi villano mi ha domandato:
"" lei il ministro?".
"S...
""Sono un assistente dell'Istituto del Genio Civile".
"Ha mosso qualche passo verso di me, tendendomi l'involucro, e sempre con lo stesso tono ha detto:
""Lo apra e mi dia una ricevuta".
"Il pacco conteneva un documento di circa quaranta pagine - chiaramente, una copia carbone -, che riportava la dicitura: "Rapporto sulla costruzione di un sanatorio in localit Clairfond, Alta Savoia".
"Il documento non era firmato di pugno, ma nell'ultima pagina figuravano, battuti a macchina, il nome e il titolo di Julien Calame, insieme alla data.
"Piquemal, sempre in piedi, ha ripetuto:
""Voglio una ricevuta".
"Ne ho scritta una a mano. Lui l'ha ripiegata, l'ha riposta in un vecchio portafoglio e ha fatto per andare verso la porta. L'ho richiamato.
""Dove ha trovato queste carte?".
""Nella soffitta".
""Probabilmente la chiameranno per sottoscrivere una dichiarazione".
""Sanno dove trovarmi".
""Ha mostrato il documento a qualcuno?".
"Mi ha fissato negli occhi, sprezzante:
""A nessuno".
""Ce n'erano altre copie?".
""No, a quanto mi risulta".
""La ringrazio"".
Point guard imbarazzato Maigret.
"Ed  a questo punto che ho commesso uno sbaglio" continu. "Penso sia stato a causa della stranezza di Piquemal - il suo atteggiamento, infatti, era abbastanza simile a quello che immagino abbia un anarchico quando mette una bomba".
"Quanti anni poteva avere?" domand Maigret.
"Pi o meno quarantacinque. Vestito n bene n male, con uno sguardo da pazzo o da fanatico".
"Ha chiesto informazioni su di lui?".
"Non subito. Erano le cinque, c'era ancora una mezza dozzina di persone che aspettava in anticamera e la sera ero invitato come ospite d'onore a un banchetto di ingegneri. Avendo visto uscire il visitatore, la segretaria  entrata, e io ho infilato il rapporto Calame nella mia borsa.
"Avrei dovuto telefonare al presidente del Consiglio. Non l'ho fatto, ma le giuro che  stato solo perch continuavo a chiedermi se Piquemal non fosse pazzo. Nulla provava l'autenticit del documento.
Al ministero capita tutti i giorni di ricevere visite di squilibrati".
"Anche da noi".
"Forse pu capirmi, allora. Le udienze sono durate fino alle sette, e mi  rimasto appena il tempo di passare dall'appartamento ministeriale per cambiarmi d'abito".
"Ha parlato del rapporto Calame con sua moglie?".
"No, mi ero portato dietro la borsa. Le ho detto che dopo cena avrei fatto un salto qui, in boulevard Pasteur, come capita spesso. Oltre a venirci insieme la domenica per concederci qualche pranzetto intimo che cucina lei stessa, a volte vengo anche da solo, quando ho del lavoro importante da sbrigare e voglio stare tranquillo".
"Dove si svolgeva il banchetto?".
"Al Palais d'Orsay".
"Aveva la borsa con s?".
"No, l'ho chiusa a chiave e l'ho lasciata in custodia al mio autista, nel quale ripongo la massima fiducia".
"Finita la cena,  venuto direttamente qui?".
"S, verso le dieci e mezzo. I ministri hanno il vantaggio di non doversi trattenere, una volta pronunciato il discorso".
"Non si  cambiato?".
"S, mi sono messo comodo, per sedermi alla scrivania".
"Ha letto il rapporto?".
"S".
"Le  sembrato autentico?".
Il ministro annu.
"Sarebbe davvero una bomba, se fosse reso pubblico?".
"Non c' alcun dubbio".
"Perch?".
"Il professor Calame ha, per cos dire, annunciato la tragedia che poi  accaduta. Anche se mi hanno dato il ministero dei Lavori pubblici, non sono in grado di ripeterle il suo ragionamento, e soprattutto i dati tecnici da lui forniti a sostegno della sua tesi. Fatto sta che il professore ha espresso in modo netto e incontrovertibile un parere sfavorevole al progetto, ed era dovere di chiunque avesse letto il rapporto votare contro la costruzione di Clairfond cos com'era stata concepita, o almeno richiedere ulteriori verifiche. Mi segue?".
"Comincio a capire".
"Ignoro in che modo "La Rumeur" sia venuta a conoscenza del documento, n se ne abbia un duplicato. Per quanto ne so, ieri sera l'unica persona che possedeva una copia del rapporto Calame ero io".
"Cosa  successo?".
"Verso mezzanotte ho deciso di telefonare al presidente del Consiglio, ma mi hanno risposto che era impegnato in una riunione a Rouen. Stavo per chiamarlo l...".
"Non l'ha fatto?".
"No, appunto perch pensavo che il telefono fosse sotto controllo. Avevo l'impressione di trovarmi fra le mani una cassa di dinamite in grado non solo di far saltare il governo, ma anche di compromettere parecchi miei colleghi.  inammissibile che chi ha letto quel rapporto abbia potuto ostinarsi a...".
Maigret credeva di intuire il resto.
"Ha lasciato il rapporto in questo appartamento?".
"S".
"Nello studio?".
"Chiuso a chiave. Ho pensato che fosse pi al sicuro qui che al ministero, dove c' un continuo viavai di persone che conosco appena".
"L'autista  rimasto ad aspettarla gi mentre lei esaminava il documento?".
"L'avevo mandato via. Dopo ho preso un taxi all'angolo del boulevard".
"Ha parlato con sua moglie, rientrando?".
"Non del rapporto Calame. Non ne ho fatto parola con nessuno fino a oggi, all'una del pomeriggio, quando ho incontrato il presidente alla Camera. Ci siamo appartati nel vano di una finestra e l'ho messo al corrente degli avvenimenti".
"Le  parso turbato?".
"Direi di s. Qualunque capo di governo lo sarebbe stato al suo posto. Mi ha chiesto di venire qui a prendere il rapporto e di recapitarlo personalmente nel suo ufficio".
"Ma il rapporto era sparito".
"S".
"La serratura della porta  stata forzata?".
"Non mi sembra".
"Ha rivisto il presidente?".
"No. Ho avuto un vero e proprio malore. Mi sono fatto portare in boulevard Saint-Germain e ho annullato tutti gli appuntamenti. Mia moglie ha telefonato al presidente e gli ha detto che non stavo bene, che avevo avuto un collasso e che sarei andato da lui domattina".
"Ha informato sua moglie?".
"Per la prima volta in vita mia le ho mentito. Non ricordo di preciso che cosa le ho raccontato e probabilmente sono anche caduto in contraddizione".
"Adesso sa che  qui?".
"Crede che sia a una riunione. Mi domando se lei, commissario, riesca a comprendere la mia situazione. A un tratto mi ritrovo solo, e ho l'impressione che appena aprir bocca tutti mi attaccheranno.
Nessuno pu dar credito alla mia versione. Ho avuto fra le mani il rapporto Calame e sono l'unico, a parte Piquemal, ad averlo visto. Come se non bastasse, nel corso degli ultimi anni sono stato invitato almeno tre volte da Arthur Nicoud, l'imprenditore in causa, nella sua tenuta di Samois".
Parve crollare di colpo. Le sue spalle divennero meno quadrate, il mento pi sfuggente. Sembrava dire:
"Si regoli come vuole, io non so pi cosa fare".
Maigret, senza chiedergli il permesso, si vers un bicchiere di acquavite, e solo dopo esserselo portato alle labbra pens a riempire quello del ministro.



2.

La telefonata del presidente.

 probabile che, nel corso della sua carriera, Maigret avesse provato altre volte la stessa sensazione, ma gli sembr che non fosse mai stata cos intensa.
La stanza raccolta, calda e intima, contribuiva a suggestionarlo, e anche l'odore del distillato fatto in casa, la scrivania simile a quella di suo padre, gli ingrandimenti dei "vecchi" alle pareti: il commissario si sentiva proprio come un medico chiamato d'urgenza al capezzale di un malato che affida la propria sorte nelle sue mani.
La cosa pi strana era che l'uomo seduto di fronte a lui, quasi in attesa di una diagnosi, gli rassomigliava, se non proprio come un fratello, almeno come un parente stretto. E non solo nel fisico. Una rapida occhiata ai ritratti sui muri era bastata al commissario per capire che lui e Point avevano pressappoco le stesse origini. Erano nati tutti e due in campagna, da famiglie contadine gi evolute. Probabilmente i genitori del ministro, allo stesso modo dei genitori di Maigret, fin dalla nascita del figlio avevano nutrito l'ambizione di farne un medico o un avvocato. Point aveva superato le loro aspettative. Chiss se avevano vissuto abbastanza per saperlo...
Al momento il commissario non osava porgli domande simili. Aveva davanti agli occhi un uomo che stava crollando, e intuiva che non era per debolezza. Guardandolo, Maigret si sentiva pervadere da un insieme di sentimenti: disgusto, collera, ma anche scoraggiamento.
Una sola volta in vita sua Maigret si era trovato in una situazione analoga, sebbene meno drammatica, e anche in quella circostanza c'era di mezzo la politica. Non era stata colpa sua. Lui aveva agito esattamente come doveva, si era comportato non solo da persona onesta, ma anche da funzionario irreprensibile.
Nonostante ci, per tutti, o quasi tutti, aveva sbagliato. Si era dovuto sottoporre al giudizio di un consiglio disciplinare e, siccome le apparenze erano contro di lui, era stato giocoforza dargli torto.
All'epoca aveva lasciato momentaneamente la Polizia giudiziaria ed era stato assegnato per un anno alla Squadra Mobile di Lucon, in Vandea, proprio il dipartimento che Point rappresentava alla Camera.
Come gli ripetevano la moglie e gli amici, aveva la coscienza a posto, eppure gli era capitato di assumere, senza rendersene conto, atteggiamenti da colpevole. Negli ultimi giorni trascorsi nella Polizia giudiziaria, per esempio, mentre il suo caso veniva discusso nelle alte sfere, lui non osava pi dare ordini ai subalterni, neppure a Lucas o a Janvier, e scendeva la scalinata tenendosi rasente al muro.
Anche Point non riusciva pi a considerare la sua situazione con lucidit. Aveva detto tutto quel che c'era da dire. Nelle ultime ore si era comportato come un uomo che sta affogando e spera solo in un salvataggio miracoloso.
Non era strano che avesse chiesto aiuto proprio a Maigret, che non conosceva, che non aveva mai visto prima? Senza rendersene conto, Maigret stava cominciando a prendersi cura di lui, e le sue domande sembravano quelle di un dottore che cerca di formulare una diagnosi.
"Ha verificato l'identit di Piquemal?".
"Ho chiesto alla mia segretaria di telefonare all'Istituto del Genio Civile e le hanno confermato che Jules Piquemal lavora l da quindici anni come assistente".
"Trova normale che, invece di consegnare il documento al direttore dell'Istituto, sia venuto a portarlo di persona nel suo ufficio?".
"Non so, non ci avevo pensato".
"Deve aver capito che era importante, non crede?".
"S, immagino di s".
"Insomma, da quando il rapporto Calame  stato ritrovato, Piquemal  l'unico, oltre a lei, ad aver avuto la possibilit di leggerlo".
"Senza considerare la o le persone che l'hanno in mano adesso".
"Tralasciamo questo aspetto, per il momento. Se non sbaglio, a parte Piquemal, una sola persona sapeva, dall'una di oggi, che lei era in possesso del documento".
"Allude al capo del governo?".
Point fissava Maigret con uno sguardo sbigottito.
L'attuale presidente del Consiglio, Oscar Malterre, era sui sessantacinque anni e negli ultimi quindici aveva fatto parte di quasi tutti i Gabinetti. Gi il padre era stato prefetto, uno dei fratelli era deputato e un altro governatore nelle colonie.
"Spero che non pensi...".
"Non penso niente, signor ministro. Cerco di capire. Ieri sera il rapporto Calame era in questo studio, e oggi pomeriggio non c'era pi.  sicuro che la porta non sia stata forzata?".
"Pu accertarsene lei stesso. Non ci sono segni n sul legno n sul metallo della serratura. Forse hanno usato un passe-partout".
"E la serratura della scrivania?".
"Guardi,  una serratura qualunque. Mi  capitato di aprirla con un fil di ferro un paio di volte che avevo dimenticato la chiave".
"Se permette, continuo a farle domande da poliziotto, per sgomberare un po' il campo. Chi, a parte lei, possiede le chiavi dell'appartamento?".
"Mia moglie,  ovvio".
"A quanto mi ha detto, sua moglie non  al corrente della faccenda Calame".
" cos, non gliene ho parlato. Non sa neppure che sono venuto qui".
"Sua moglie segue la politica da vicino?".
"Legge i giornali, si tiene informata quel tanto che basta per poter chiacchierare con me del mio lavoro. Quando mi  stata proposta la candidatura in Parlamento ha tentato di dissuadermi. Poi non voleva nemmeno che accettassi di diventare ministro. Non  un'ambiziosa".
" di La Roche-sur-Yon?".
"S, il padre era procuratore legale".
"Torniamo alle chiavi. Chi altri le possiede?".
"La mia segretaria, la signorina Blanche".
"Blanche come?".
Maigret prendeva appunti sul suo taccuino nero.
"Blanche Lamotte. Dovrebbe avere... Aspetti...
Quarantun... No, quarantadue anni".
"La conosce da molto tempo?".
"Ha cominciato a lavorare per me come dattilografa a soli diciassette anni, appena finita la scuola Pigier. Da allora  sempre stata mia assistente".
"Anche lei di La Roche?".
"Di un paese vicino. Il padre faceva il macellaio".
"Carina?".
Point parve riflettere un istante, come se non ci avesse mai pensato.
"No, non direi".
"Innamorata di lei?".
Maigret sorrise, vedendo arrossire il ministro.
"Come lo sa? Ammettiamo che a modo suo sia innamorata. Non credo che abbia mai avuto un uomo".
"Gelosa di sua moglie?".
"Non nel senso comune del termine. Mi sembra gelosa di ci che considera di sua pertinenza".
"Vale a dire che in ufficio  la signorina Blanche a occuparsi di lei?".
Point, che pure era un uomo vissuto, pareva sorpreso che Maigret indovinasse quei minimi particolari.
"Mi ha detto che la segretaria era presente mentre le veniva annunciata la visita di Piquemal, e che si  premurato di farla uscire dall'ufficio. Quando poi la signorina Blanche  rientrata, lei aveva ancora il rapporto in mano?".
"Penso di s... Ma le assicuro...".
"Mi creda, signor ministro, non accuso nessuno e non sospetto nessuno. Come lei, sto cercando di vederci chiaro. Esistono altre chiavi dell'appartamento?".
"Una ce l'ha mia figlia".
"Quanti anni ha?".
"Anne-Marie? Ventiquattro".
" sposata?".
"Si sposer, o meglio dovrebbe sposarsi, il mese prossimo. Con il terremoto che si prepara, chiss come andr a finire. Conosce la famiglia Courmont?".
"Di nome".
Se i Malterre erano affermati nel campo della politica, i Courmont lo erano in quello della diplomazia, da almeno tre generazioni. Robert Courmont, che possedeva un palazzo in rue de la Faisanderie ed era uno degli ultimi francesi a portare il monocolo, era stato ambasciatore per pi di trent'anni, prima a Tokyo e poi a Londra, e faceva parte dell'Institut de France.
" fidanzata con Courmont figlio?".
"S, Alain Courmont. Ha trentadue anni ed  gi stato addetto d'ambasciata in tre o quattro paesi. Attualmente  a capo di un importante ufficio del ministero degli Esteri. Ha appena ricevuto la nomina a Buenos Aires, dove si trasferir tre settimane dopo il matrimonio. Capisce adesso perch la situazione  ancora pi tragica di quanto appaia? Uno scandalo come quello che mi aspetta domani o nei prossimi giorni...".
"Sua figlia viene spesso qui?".
"Da quando abitiamo ufficialmente al ministero, no".
"Non le capita di passare?".
"Preferisco dirle tutto, commissario, altrimenti tanto valeva non chiamarla. Anne-Marie ha conseguito la maturit e poi ha studiato Lettere e Filosofia. Non  una secchiona, ma neanche una ragazza come quelle dei nostri tempi. Una volta, circa un mese fa, ho trovato nell'appartamento cenere di sigaretta. La signorina Blanche non fuma, e nemmeno mia moglie. Ho chiesto spiegazioni ad Anne-Marie, e lei mi ha confessato che ogni tanto viene qui con Alain. Non ho cercato di saperne di pi. Ricordo le parole che mi ha detto, senza arrossire, guardandomi in faccia:
""Bisogna essere realisti, pap. Io ho ventiquattro anni e lui trentadue".
"Lei ha figli, Maigret?".
Il commissario scosse la testa.
"Suppongo che oggi non ci fosse cenere di sigaretta...".
"No".
Da quando doveva limitarsi a rispondere alle domande, Point era gi meno abbattuto, come un malato che risponde al medico, sapendo che questi alla fine gli prescriver una terapia. Maigret lo faceva apposta a insistere sulla faccenda delle chiavi?
"Non le ha nessun altro?".
"Il mio capo di Gabinetto".
"Come si chiama?".
"Jacques Fleury".
"Lo conosce da molto tempo?".
"Siamo stati al liceo insieme, e poi all'universit".
"Anche lui viene dalla Vandea?".
"No,  di Niort, non molto lontano. Abbiamo pressappoco la stessa et".
" avvocato?".
"Non si  mai iscritto all'ordine".
"Perch?".
" un tipo bizzarro. I genitori erano benestanti, e lui, da giovane, non aveva nessuna voglia di un lavoro regolare. Ogni sei mesi si appassionava a un'attivit diversa. Per un periodo, ad esempio, si  messo in testa di fare l'armatore e ha avuto parecchie barche da pesca. Si  anche occupato di un'impresa commerciale nelle colonie, che per  andata a rotoli. Lo avevo perso di vista. Poi, quando sono stato eletto, mi  capitato di incontrarlo ogni tanto a Parigi".
"Ridotto sul lastrico?".
"Completamente, ma si presentava bene.  sempre stato di bell'aspetto e di modi molto simpatici.  il tipico fallito simpatico".
"Le ha chiesto favori?".
"Pi o meno. Nulla di importante. Poco prima che diventassi ministro, il caso ha voluto che lo incontrassi pi spesso e, quando ho avuto bisogno di un capo di Gabinetto, lui era l, disponibile".
Point aggrott le folte sopracciglia.
"A questo proposito, devo spiegarle ancora qualcosa. Forse lei non immagina che cosa significhi diventare ministro da un giorno all'altro. Consideri la mia situazione. Io sono un avvocato, un piccolo avvocato di provincia, certo, ma non per questo mi mancano le conoscenze di diritto. Per sono stato nominato ai Lavori pubblici. Cos, senza un periodo di transizione, di apprendistato, mi sono ritrovato a capo di un dicastero che pullula di alti funzionari competenti e di illustri esperti come il defunto Calame. Non ho agito in modo diverso dagli altri. Mi sono mostrato sicuro di me, fingendo una totale padronanza della materia. Ci nondimeno coglievo l'ironia o addirittura l'ostilit che mi circondavano.
Ero anche cosciente della gran quantit di intrighi, di cui non capivo niente, che doveva esserci.
"Persino dentro la sede del ministero rimango un estraneo, perch pure l sono attorniato da persone che conoscono da tempo tutti i retroscena della politica.
"Avere con me un uomo come Fleury, col quale posso parlare a cuore aperto...".
"La capisco. Quando l'ha scelto come capo di Gabinetto, Fleury aveva gi amicizie nell'ambiente politico?".
"Solo qualche conoscenza superficiale, di quelle che si fanno nei bar e nei ristoranti".
" sposato?".
"Lo  stato - anzi, probabilmente lo  ancora, poich non credo abbia divorziato -, e ha avuto due figli dalla moglie. Non vivono pi insieme. Ha almeno un'altra famiglia a Parigi, forse due, perch gli piace complicarsi la vita".
"Potrebbe aver saputo che lei era in possesso del rapporto Calame?".
"Non ha neanche visto Piquemal al ministero. Io non gli ho detto nulla".
"Come sono i rapporti tra Fleury e la signorina Blanche?".
"Cordiali, in apparenza. Ma credo che, in realt, la signorina Blanche non lo sopporti, perch lei ha una morale borghese, e la vita sentimentale di Fleury la urta e la irrita. Come vede, non arriviamo da nessuna parte".
"Sua moglie non ha proprio alcun sospetto che lei sia qui?".
"Stasera si  accorta che ero preoccupato. Dato che, per una volta, non avevo impegni importanti, voleva che ne approfittassi per andare a letto presto.
Mi sono inventato una riunione...".
"Le ha creduto?".
"Non lo so".
"Le capita spesso di mentirle?".
"No".
Era quasi mezzanotte. Stavolta fu il ministro a riempire i bicchierini, poi si diresse sospirando verso la rastrelliera e scelse una pipa ricurva con un anello d'argento alla base del bocchino.
Quasi a confermare l'intuizione di Maigret, squill il telefono. Point guard il commissario come per chiedergli se dovesse rispondere.
" probabile che sia sua moglie. Rientrando sar comunque obbligato a dirle tutto".
Il ministro sollev la cornetta.
"Pronto! S... Sono io".
Aveva gi l'espressione del colpevole.
"No... Sono con una persona... Stiamo discutendo di una faccenda molto importante... Te ne parler pi tardi... Non so... Non durer ancora molto... S, sto bene... Ti assicuro che sto benissimo...
Come?... Dalla presidenza?... Vuole che... D'accordo... Vedr... S... Lo chiamo subito... A pi tardi".
Il ministro aveva la fronte imperlata di sudore.
Guard di nuovo Maigret, come chi non sa pi a che santo votarsi.
"Hanno telefonato tre volte dalla presidenza... Il presidente ha lasciato detto di richiamarlo a qualunque ora...".
Si asciug la fronte. Aveva dimenticato di accendere la pipa.
"Che devo fare?".
"Chiamarlo, no? Domattina dovr in ogni caso confessargli che non ha pi il rapporto. Non c' alcuna possibilit di rientrarne in possesso stanotte".
Segu una nota comica, che dimostrava lo smarrimento di Point e al contempo l'istintiva fiducia nelle capacit della polizia che nutrono certe persone.
Il ministro aggiunse infatti, quasi meccanicamente:
"Lei dice?".
Poi, dopo essersi lasciato cadere di peso sulla poltrona, compose un numero che conosceva a memoria.
"Pronto! Sono il ministro dei Lavori pubblici...
Vorrei parlare con il presidente... Mi perdoni, signora, sono Point... Suo marito aspettava... S... Rimango in linea...".
Vuot il bicchiere d'un fiato, fissando un bottone del cappotto di Maigret.
"S, caro Malterre... Mi scusi se non le ho telefonato prima... Sto meglio, grazie. Non era niente...
Forse la stanchezza, s... E anche... Volevo dirle...".
Maigret sentiva vibrare nella cornetta una voce che non aveva niente di rassicurante: Point sembrava un bambino che viene rimproverato e che cerca invano di giustificarsi.
"S, lo so... Mi creda...".
Finalmente pot parlare e cerc le parole giuste.
"Vede,  successa la cosa pi... pi incredibile...
Come dice?... S, si tratta del rapporto... L'avevo portato ieri nel mio appartamento privato... S, in boulevard Pasteur...".
Se solo gli fosse stata lasciata la possibilit di raccontare la storia come voleva! Ma veniva interrotto di continuo e perdeva il filo del discorso.
"Ma s... Vengo spesso a lavorare qui... Come? S, in questo momento sono in boulevard Pasteur... No, mia moglie non ne sapeva niente, altrimenti mi avrebbe riferito il suo messaggio... No! Non ho pi il rapporto Calame...  proprio quel che tentavo di dirle all'inizio... L'avevo lasciato qua, pensando che fosse pi al sicuro che non al ministero, e quando sono tornato a prenderlo, oggi pomeriggio, dopo aver parlato con lei...".
Maigret, vedendo spuntare da quelle palpebre pesanti una lacrima di nervosismo o di umiliazione, si volt dall'altra parte.
"L'ho cercato dappertutto... No, certo che no...".
Mise una mano sul microfono e sussurr a Maigret:
"Vuole sapere se ho avvertito la polizia...".
Poi ascolt, rassegnato, mormorando un paio di volte:
"S... S... Capisco...".
Aveva il viso grondante di sudore e Maigret fu tentato di aprire la finestra.
"Le giuro, caro Malterre...".
La luce centrale era spenta. I due uomini e l'angolo della scrivania erano illuminati solo da una lampada da tavolo verde che lasciava in penombra il resto della stanza. Di tanto in tanto in boulevard Pasteur echeggiava attraverso la nebbia il clacson di un taxi e, pi raramente, il fischio di un treno.
La fotografia del padre, appesa alla parete, ritraeva un uomo sui sessantacinque: doveva essere stata scattata una decina d'anni prima, vista l'et di Point.
La fotografia della madre - una donna appena trentenne, con un abito e una pettinatura in voga agli inizi del secolo - port Maigret alla conclusione che la signora Point, come sua madre, fosse morta quando il figlio era piccolo.
C'era qualche possibilit di cui non aveva ancora fatto cenno al ministro e che cominciava a ronzargli in testa. A causa della telefonata di cui era involontario testimone, pensava a Malterre, il presidente del Consiglio, il quale era anche ministro degli Interni e in quanto tale aveva il controllo della Sret.
Non era da escludere che a Malterre fosse giunta voce della visita di Piquemal in boulevard Saint-Germain e che avesse fatto sorvegliare Auguste Point...
Oppure che dopo il loro colloquio...
Nessuna ipotesi andava scartata: Malterre poteva aver deciso di impadronirsi del documento per distruggerlo, o anche per conservarlo come un asso nella manica.
La trita espressione giornalistica, in questo caso, era esatta: il rapporto Calame era davvero una bomba, in grado di fornire straordinarie opportunit a chi ne entrava in possesso...
"S, caro Malterre... No, la polizia, no, gliel'ho detto...".
L'interlocutore doveva assillarlo di domande che gli facevano mancare la terra sotto i piedi. Il suo sguardo chiamava in soccorso Maigret, ma non c'era soccorso possibile: stava gi cedendo.
"La persona che si trova al momento nel mio studio  qui a titolo...".
Eppure era un uomo forte, fisicamente e moralmente. Anche Maigret si considerava forte, tuttavia anche lui aveva ceduto, una volta, quando era rimasto intrappolato in un ingranaggio che pure era meno insidioso. Quel che lo aveva sfiancato di pi - lo ricordava e lo avrebbe ricordato per il resto della sua vita - era stata l'impressione di scontrarsi con una forza senza nome, senza volto, inafferrabile. E quella forza, per tutti, era la Forza con la maiuscola, il Diritto.
Point stava per mollare l'ultimo pezzo di corda.
" il commissario Maigret... Gli ho chiesto di venirmi a trovare a titolo personale... Sono sicuro che lui...".
Venne interrotto. Il ricevitore vibrava.
"No, non c' alcuna pista... Nessuno... Neanche mia moglie ne sa niente... E la segretaria nemmeno... Glielo giuro, signor presidente...".
Point aveva dimenticato il consueto "caro Malterre" e stava assumendo un atteggiamento umile.
"S... Alle nove... Prometto... Desidera parlargli?...
Un momento...".
Guard avvilito Maigret.
"Il presidente vorrebbe...".
Il commissario prese la cornetta.
"Mi dica, signor presidente".
"Ho saputo che il mio collega dei Lavori pubblici l'ha informata dell'incidente...".
"S, signor presidente".
" superfluo ripeterle che la faccenda deve restare coperta dal pi assoluto riserbo. Un'inchiesta regolare  dunque fuori discussione. Neanche la Sret dovr essere coinvolta".
"Capisco, signor presidente".
"Beninteso, se lei, in via personale e senza alcuna azione ufficiale, senza lasciar trapelare che se ne sta occupando, dovesse scoprire una cosa qualsiasi in merito al rapporto Calame, mi...".
Si interruppe. Non voleva essere direttamente coinvolto nella faccenda.
"... Avvertir il mio collega Point".
"S, signor presidente".
" tutto".
Il commissario porse il ricevitore al ministro, ma dall'altro capo del filo avevano gi riattaccato.
"Mi scusi, Maigret, sono stato costretto a parlargli di lei. Dicono che sia stato un famoso avvocato in Corte d'assise, prima di entrare in politica, e non stento a crederlo. Sono davvero spiacente di averla messa in questa situazione...".
"Lo incontrer domattina?".
"Alle nove. Non vuole che gli altri membri del Gabinetto siano messi al corrente. La sua maggiore preoccupazione  che Piquemal parli o abbia gi parlato -  l'unico, infatti, a parte noi tre, a sapere che il documento  stato ritrovato".
"Cercher di scoprire che tipo ".
"Senza uscire allo scoperto, vero?".
"L'avverto, in tutta sincerit, che sono tenuto a informare il mio capo. Non occorre che entri nel merito, quindi non menzioner il rapporto Calame.
Tuttavia devo dirgli che lavoro per lei. Se potessi far da solo, me ne occuperei fuori dall'orario di servizio, ma probabilmente avr bisogno di alcuni dei miei collaboratori...".
"Anche loro sapranno...?".
"Li terr all'oscuro del rapporto, glielo prometto".
"Ero pronto a dare le dimissioni ma il presidente mi ha anticipato, sottolineando che non poteva neanche ricorrere al mio allontanamento dal governo, perch questo equivarrebbe a rivelare la verit, o almeno a insospettire chi ha seguito gli ultimi sviluppi politici. Cos adesso sono diventato la pecora nera, e i miei colleghi...".
" proprio sicuro di aver avuto fra le mani una copia del rapporto Calame?".
Point alz il capo, sorpreso.
"Pensa che potesse essere un falso?".
"Non penso niente, mi limito a esaminare tutte le ipotesi. Consegnarle un rapporto Calame, vero o falso, e poi farlo sparire significa automaticamente screditare la sua persona e l'intero governo, perch lei sar accusato di averlo occultato".
"In tal caso ne sentiremo parlare gi domani".
"Non  detto che succeda cos presto. Mi piacerebbe scoprire dove e in quali circostanze  stato ritrovato il rapporto".
"Ritiene di poterci riuscire senza dare nell'occhio?".
"Prover. Suppongo, signor ministro, che lei non mi abbia taciuto nulla, vero? Scusi se mi permetto di insistere, ma nelle attuali circostanze  importante che...".
"Lo so. C' solo un particolare che non ho ancora menzionato. All'inizio le ho fatto il nome di Arthur Nicoud. Quando l'ho conosciuto, non so pi a quale cena, ero un semplice deputato e non immaginavo affatto che un giorno avrei avuto la responsabilit dei Lavori pubblici. Sapevo che era un socio della ditta Nicoud et Sauvegrain, gli imprenditori di avenue de la Rpublique.
"Pi che da uomo d'affari, Arthur Nicoud si comportava da uomo di mondo. Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, non  uno dei tanti nuovi ricchi, e nemmeno un faccendiere.  colto, sa vivere. A Parigi frequenta i migliori ristoranti ed  sempre circondato di belle donne, soprattutto attrici e dive del cinema.
"Tutti quelli che contano nell'ambiente intellettuale, artistico e politico sono stati invitati almeno una volta alle sue domeniche di Samois.
"Vi ho incontrato parecchi colleghi della Camera, direttori di giornali e studiosi, gente sulla cui onest sarei pronto a giurare.
"Lo stesso Nicoud, nella sua villa di campagna, da l'impressione di un perfetto padrone di casa a cui interessa solo offrire ai suoi ospiti pietanze squisite e ricercate in una raffinata cornice.
"A mia moglie non piace.
"Ci siamo andati cinque o sei volte, mai da soli, e mai in situazioni informali. Alcune domeniche eravamo anche in trenta a pranzo, divisi fra vari tavolini, e poi ci ritrovavamo tutti in biblioteca o attorno alla piscina.
"Non le ho ancora detto che un giorno - sar stato due anni fa, se non sbaglio, s, due anni fa, a Natale - mia figlia ha ricevuto una minuscola stilografica d'oro con le sue cifre, accompagnata da un biglietto da visita di Nicoud.
"Volevo che rimandasse indietro il regalo. Non ricordo pi a chi ne ho parlato, forse a un collega, ed ero alquanto infastidito. Questi mi ha assicurato che il gesto di Nicoud non significava niente: era una sua mania quella di inviare doni natalizi alle mogli o alle figlie dei propri ospiti. Quell'anno erano penne stilografiche, che doveva aver ordinato a decine. Un altro anno aveva scelto dei portacipria, sempre d'oro - pare, infatti, che abbia la passione dell'oro.
"Mia figlia si  tenuta la stilografica, e credo che la usi ancora.
"Domani, quando sulla stampa scoppier il caso del rapporto Calame, diranno che la figlia di Auguste Point ha ricevuto e accettato una...".
Il commissario annu. Non sottovalutava affatto l'importanza di un dettaglio come quello.
"Nient'altro? Le ha mai prestato denaro?".
Point arross fino alla radice dei capelli, e Maigret ne comprese il motivo. Non era perch avesse qualcosa da rimproverarsi, ma perch ormai tutti avrebbero avuto il diritto di porgli quella domanda.
"Mai! Le giuro...".
"Le credo. Possiede azioni della Nicoud et Sauvegrain?".
Il ministro rispose di no, con un sorriso amaro.
"Far del mio meglio, fin da domani mattina" promise Maigret. "Tenga conto per che ne so meno di lei e che non ho la bench minima familiarit con gli ambienti della politica. Come le ho detto, dubito di riuscire a trovare il rapporto prima che chi gliel'ha sottratto se ne serva.
"Lei l'avrebbe occultato per salvare i colleghi che risulterebbero compromessi?".
"Certamente no".
"Neanche se gliel'avesse chiesto il capo del suo partito?".
"Neanche se me l'avesse suggerito il presidente del Consiglio".
"Ne ero praticamente sicuro, e mi scusi per averglielo domandato. Adesso vado, signor ministro".
I  due uomini si alzarono e Point tese la grande mano pelosa, aggiungendo:
"Sono io a chiederle di perdonarmi per averla coinvolta in questa faccenda. Ero cos scoraggiato, smarrito...".
Aver consegnato la propria sorte nelle mani di un altro gli aveva tolto un peso. Parlava di nuovo con voce normale. Accese la luce centrale e apr la porta.
"Non potr farmi visita al ministero senza destare curiosit, perch lei  troppo conosciuto. Non potr nemmeno telefonarmi, visto che - gliel'ho detto temo di avere la linea sotto controllo. Questo appartamento non  un segreto per nessuno. Come faremo a metterci in contatto?".
"Trover il modo di raggiungerla quando sar necessario. Lei pu sempre adottare il metodo di oggi: telefoni a casa mia, la sera, da una cabina pubblica, e se non ci sono lasci un messaggio a mia moglie".
Pensarono tutti e due la stessa cosa, nello stesso momento, e non riuscirono a trattenere un sorriso.
In piedi davanti alla porta, sembravano due cospiratori.
"Buonanotte, signor ministro".
"Grazie, Maigret. Buonanotte".
Il commissario ignor l'ascensore e scese a piedi i quattro piani, si fece aprire il portone e si ritrov in strada immerso nella nebbia, divenuta pi compatta e pi fredda. Per prendere un taxi doveva arrivare fino a boulevard Montparnasse. Gir a destra, con la pipa fra i denti, le mani in tasca, e dopo una ventina di metri gli si accesero davanti agli occhi due grossi fari, mentre il motore di una macchina veniva avviato.
La nebbia impediva di valutare le distanze, e per un istante Maigret ebbe l'impressione che la macchina, gi in movimento, puntasse dritta su di lui.
Invece si limit a passare, dopo averlo avvolto per qualche secondo in un alone di luce.
Non aveva avuto il tempo di alzare il braccio per coprirsi il viso, e del resto sapeva che non sarebbe servito a niente.
Con ogni probabilit, qualcuno aveva cercato di scoprire chi fosse il visitatore che quella sera si era trattenuto cos a lungo nell'appartamento del ministro, dove le finestre erano illuminate.
Maigret scroll le spalle e continu per la sua strada, incontrando solo una coppia che camminava lentamente, a braccetto, le bocche incollate l'una all'altra, e che per poco non gli and addosso.
Alla fine riusc a trovare un taxi. A casa sua, in boulevard Richard-Lenoir, le luci erano ancora accese. Tir fuori la chiave, come sempre. E come sempre sua moglie apr la porta prima che la accostasse alla serratura. Era in camicia da notte, a piedi nudi, con gli occhi gonfi di sonno, e ritorn subito a letto, nell'incavo che aveva appena lasciato.
"Che ore sono?" gli chiese con voce sommessa.
"L'una e dieci".
Maigret sorrise al pensiero che in un altro appartamento, pi sontuoso ma anonimo, un'altra coppia stesse facendo pressappoco le stesse cose.
Point e la moglie non erano a casa loro. Non dormivano nella loro camera, nel loro letto. Si sentivano estranei in quell'immenso edificio di rappresentanza in cui abitavano e che doveva apparirgli pieno di insidie.
"Che cosa voleva il ministro?".
"A dire il vero, non l'ho capito bene".
La moglie era semiaddormentata e mentre lui si spogliava si sforzava di svegliarsi.
"Non hai capito perch voleva vederti?".
"Forse per chiedermi un consiglio".
Evit di usare il termine "conforto", che sarebbe stato pi appropriato. Era strano. Gli sembrava che se nell'intimit familiare, quasi palpabile, del suo appartamento avesse proferito le parole "rapporto Calame", sarebbe scoppiato a ridere.
In boulevard Pasteur, una mezz'ora prima, quelle stesse parole suonavano drammatiche. Un ministro senza via di scampo le aveva pronunciate con una specie di terrore. Un presidente del Consiglio si era disturbato per parlarne come di un affare di stato della massima importanza.
Erano solo una quarantina di fogli, rimasti per anni in una soffitta, o altrove, senza che nessuno se ne occupasse, finch un assistente non li aveva ritrovati, forse per caso.
"A che stai pensando?".
"A un certo Piquemal".
"E chi ?".
"Non lo so di preciso".
Stava pensando davvero a Piquemal, o meglio continuava a ripetersi quelle tre sillabe che suonavano comiche.
Nota: Piquemal suona come pis que mal, "peggio che  male. [N.d.T.]. Fine nota.
"Buonanotte".
"Buonanotte. A proposito, domani svegliami alle sette".
"Perch cos presto?".
"Devo fare una telefonata".
La signora Maigret aveva gi allungato il braccio per spegnere la luce, poich l'interruttore era dal suo lato.



3.

Lo sconosciuto del piccolo bistrot.

Sent un tocco leggero sulla spalla, mentre una voce gli sussurrava all'orecchio:
"Maigret, sono le sette".
Dalla tazza che la moglie teneva in mano gli arriv alle narici l'aroma del caff. I suoi sensi e il suo cervello cominciarono a mettersi in funzione, un po' come quando i musicisti di un'orchestra, nella buca, provano gli strumenti. Ancora mancava la coordinazione. Le sette, quindi un giorno diverso dagli altri, perch di solito si alzava alle otto. Senza sollevare le palpebre, indovin che c'era il sole, anche se la giornata precedente era stata nebbiosa.
Gi prima che l'idea della nebbia gli ricordasse boulevard Pasteur, si accorse di essersi svegliato con un cattivo sapore in bocca, come non gli capitava da tempo. Pensando ai bicchierini e all'acquavite fatta in casa del ministro, si augur di non rimanere per tutto il giorno con la bocca impastata.
Apr gli occhi controvoglia e si mise a sedere sul letto, un po' rassicurato nel constatare che non aveva mal di testa. La sera prima non si era reso conto di aver mandato gi un bicchiere dietro l'altro insieme al ministro.
"Stanco?" gli domand la moglie.
"No. Tutto bene".
Con gli occhi gonfi, bevve il caff a piccoli sorsi, guardandosi intorno e mormorando in tono ancora assonnato:
"Il tempo  bello".
"S, c' un po' di brina".
Il sole era aspro e fresco come un vino bianco di campagna. La vita di Parigi cominciava, in boulevard Richard-Lenoir, con una serie di rumori familiari.
"Devi uscire cos presto?".
"No, devo solo telefonare a Chabot, e dopo le otto rischio di non trovarlo pi a casa. Se a Fontenayle-Comte  giorno di mercato, esce anche alle sette e mezzo".
Julien Chabot, giudice istruttore a Fontenay-leComte, dove viveva con la madre nella grande dimora di famiglia, era amico di Maigret fin dall'epoca in cui studiava a Nantes, e due anni addietro il commissario era passato a trovarlo, di ritorno da un congresso a Bordeaux. L'anziana signora Chabot andava sempre alla prima messa del mattino, quella delle sei e mezzo, e gi alle sette la casa ferveva di attivit: Julien usciva alle otto, non per recarsi al Palazzo di Giustizia - non era oberato di lavoro -, ma per fare una passeggiata in centro o nei dintorni della citt.
"Me ne daresti un'altra tazza, per favore?".
Allung il braccio verso il telefono e chiese la comunicazione. Mentre la centralinista ripeteva il numero, pens all'improvviso che, se la sua ipotesi della sera prima era fondata, il suo telefono doveva essere gi sotto controllo. Questo lo mise di cattivo umore, e tutt'a un tratto prov lo stesso disgusto di quando, suo malgrado, era rimasto anche lui vittima di una macchinazione politica. Da l ad avercela con Auguste Point, di cui non sapeva un bel nulla, che non aveva mai incontrato prima, e che invece aveva creduto bene di rivolgersi proprio a lui per togliersi dai pasticci...
"Pronto... La signora Chabot?... Sono Maigret...
No, Maigret!...".
La vecchia signora era dura d'orecchio. Dovette ripeterle cinque o sei volte il suo nome e precisare:
"Sono Jules Maigret, quello della polizia...".
Allora la donna esclam:
" a Fontenay?".
"No, signora, chiamo da Parigi. Suo figlio  in casa?".
L'anziana parlava troppo forte, vicinissima alla cornetta, e Maigret non capiva una parola. Trascorse pi di un minuto prima che Chabot venisse all'apparecchio.
"Julien, sei tu?".
"S, mi senti?".
"Certo, sembra quasi che telefoni da qua vicino.
Come stai?".
"Bene, grazie. Ascolta, ti disturbo per chiederti alcune informazioni. Stavi facendo colazione?".
"S, ma non importa".
"Conosci per caso Auguste Point?".
"Il ministro?".
"S".
"Lo incontravo spesso quando esercitava come avvocato a La Roche-sur-Yon".
"Che cosa pensi di lui?".
" un'ottima persona".
"Dimmi qualcosa di pi, tutto quello che ti viene in mente".
"Il padre, variste Point, gestisce a Sainte-Hermine, la citt di Clemenceau, un albergo rinomato, pi che per le camere, per la buona cucina. So di intenditori che vengono da lontano per mangiare da lui. Dev'essere sull'ottantina. Da qualche anno ha intestato l'attivit al genero e alla figlia, ma continua a occuparsene. Auguste Point, l'unico figlio maschio, ha frequentato l'universit pressappoco nel nostro stesso periodo, ma a Poitiers, e poi a Parigi.
Sei ancora in linea?".
"S".
"Vado avanti? Era uno studente preparato, che sgobbava sui libri. Ha aperto uno studio legale in place de la Prfecture, a La Roche-sur-Yon. La citt la conosci. Vi  rimasto a lungo, patrocinando soprattutto cause tra fittavoli e proprietari. Ha sposato la figlia di un procuratore legale, Arthur Belion, che  morto due o tre anni fa; la vedova vive tuttora a La Roche".
"Suppongo che, se non ci fosse stata la guerra, Auguste Point avrebbe continuato tranquillamente a esercitare in Vandea e a Poitiers".
"Durante l'Occupazione non ha fatto parlare di s, conduceva la vita di sempre, come se niente fosse.  stata una sorpresa per tutti quando, poche settimane prima della ritirata tedesca, l'hanno arrestato e portato a Niort, poi da qualche parte in Alsazia.
Nella stessa retata sono state prese altre tre o quattro persone, fra cui un chirurgo di Bressuires: solo allora  venuto fuori che per tutta la durata della guerra Point aveva ospitato in una sua fattoria, nei pressi di La Roche, agenti inglesi e aviatori fuggiti dai campi di prigionia tedeschi.
" ritornato a casa, magro e malridotto, pochi giorni dopo la Liberazione. Non ha tentato di mettersi in mostra, non si  fatto eleggere in nessun comitato e non ha sfilato in nessun corteo.
"Ricorderai la confusione che regnava all'epoca, c'era sempre di mezzo la politica. Non si sapeva pi chi si fosse sporcato le mani e chi no.
"Quando ogni certezza  crollata, la gente ha finito per rivolgersi a lui.
"Point ha lavorato bene, sempre senza far parlare di s, senza montarsi la testa, e cos l'abbiamo eletto deputato.
"Questo  pi o meno tutto. I Point hanno mantenuto la loro casa in place de la Prfecture; durante le sessioni della Camera vivono a Parigi, ma poi ritornano subito qui; lui ha persino conservato una parte della sua clientela.
"Credo che la moglie gli sia di grande aiuto. Hanno una figlia".
"Questo lo so".
"Allora ne sai quanto me".
"Conosci la sua segretaria?".
"La signorina Blanche? L'ho vista spesso nello studio di Point. La chiamiamo il Drago, per via dell'indomabile fervore con cui veglia sul suo principale".
"Non puoi dirmi nient'altro su di lei?".
"Immagino che sia innamorata di Point, come succede sempre alle zitelle".
"Quando ha cominciato a lavorare per lui non era ancora una zitella".
" vero, ma questa  un'altra faccenda, e non so che dirti. Cosa  successo?".
"Per il momento nulla. Conosci un certo Jacques Fleury?".
"Poco. L'ho incontrato un paio di volte, almeno vent'anni fa. Forse vive a Parigi, ma non so di che si occupi".
"Grazie, e scusami di nuovo per averti rovinato la colazione".
"Mia madre l'avr tenuta in caldo".
Non sapendo cos'altro aggiungere, Maigret domand:
"Il tempo  buono, l?".
"C' il sole, ma i tetti sono bianchi di brina".
"Anche qui fa freddo. A presto, vecchio mio. I miei omaggi a tua madre".
"Arrivederci, Jules".
Per Julien Chabot quella telefonata costituiva un avvenimento e vi avrebbe pensato su durante la solita passeggiata per le vie della citt, chiedendosi perch mai Maigret volesse saperne tanto sul conto del ministro dei Lavori pubblici.
Anche il commissario fece colazione, sempre con quel sapore di acquavite in bocca; quando poi usc, decise di andare a piedi e si ferm in un bistrot di place de la Rpublique per ripulirsi lo stomaco con un bicchiere di vino bianco.
Contrariamente alle sue abitudini, prese tutti i giornali del mattino e arriv al Quai des Orfvres giusto in tempo per il rapporto.
Finch i suoi colleghi restarono nell'ufficio del capo, non disse niente, ascolt appena, guardando distratto la Senna e i passanti sul pont Saint-Michel.
Aspett che andassero via tutti, e il capo sapeva che in questi casi c'era qualcosa sotto.
"Che  successo, Maigret?".
"Una tegola!" rispose subito.
"In servizio?".
"No. Parigi non  mai stata tranquilla come negli ultimi cinque giorni. Solo che ieri sera sono stato chiamato personalmente da un ministro, il quale mi ha pregato di occuparmi di una faccenda che non mi piace. Ho dovuto accettare, ma l'ho avvertito che ne avrei parlato con lei, sia pure senza scendere nei dettagli".
Il capo della Polizia giudiziaria aggrott la fronte:
"Una faccenda molto seccante?".
"S, molto".
"Collegata alla tragedia di Clairfond?".
"S".
"Ed  un ministro, a titolo personale, che la incarica dell'indagine?".
"Ne  al corrente anche il presidente del Consiglio".
"Non voglio saperne di pi. Allora, vecchio mio, deve occuparsene, ma sia prudente".
"Tenter".
"Le servono uomini?".
"Tre o quattro, probabilmente. Non potr dar loro troppe spiegazioni".
"Perch non si sono rivolti alla Sret?".
"Non se lo immagina?".
"S, e a maggior ragione mi preoccupo per lei.
Pazienza!".
Tornato nel suo ufficio, Maigret si affacci alla porta di quello degli ispettori:
"Puoi venire un momento, Janvier?".
Poi, scorgendo Lapointe in procinto di uscire, gli chiese:
"Devi fare qualcosa di urgente?".
"No, capo. Le solite formalit".
"Passale a qualcun altro e aspettami. Anche tu, Lucas".
Rientr nel suo ufficio con Janvier e chiuse la porta.
"Ti do una rogna, amico mio. Non ci saranno rapporti da redigere, n persone a cui render conto, a parte me. Qualunque imprudenza rischia di costarti cara".
Janvier sorrise, contento che gli venisse affidato un incarico delicato.
"Il ministro dei Lavori pubblici ha una segretaria che si chiama Blanche Lamotte, sui quarantatr anni".
Aveva preso dalla tasca il taccuino nero.
"Ignoro dove abiti e quale sia il suo orario di lavoro. Mi interessa sapere il pi possibile su questa donna: che tipo di vita conduce al di fuori del ministero e che genere di persone frequenta. N l'interessata n altri devono sospettare che la Polizia giudiziaria la tiene d'occhio. Magari, aspettando l'uscita degli impiegati, a mezzogiorno, potrai vedere dove pranza. Arrangiati. Se dovesse accorgersi che la segui, piuttosto fingi di essere innamorato di lei".
Janvier, che era sposato e aveva appena avuto il quarto figlio, accenn una smorfia.
"D'accordo, capo. Far del mio meglio. Vuole che trovi qualcosa in particolare?".
"No. Riferiscimi tutto quel che riesci a scoprire, e poi vedr se mi pu essere utile oppure no".
" urgente?".
"Urgentissimo. Non parlarne con nessuno, nemmeno con Lapointe o Lucas, intesi?".
And ad aprire di nuovo la porta di comunicazione con l'ufficio degli ispettori.
"Lapointe! Vieni qui".
Il giovane Lapointe - lo chiamavano tutti cos, perch era l'ultimo arrivato al Quai e sembrava pi uno studente che un poliziotto - aveva gi capito che si trattava di un incarico di fiducia, ed era tutto emozionato.
"Conosci l'Istituto del Genio Civile?".
"S,  in rue des Saints-Pres. Quasi di fronte c' un ristorantino dove un tempo pranzavo spesso".
"Bene. Nell'Istituto lavora un assistente che si chiama Piquemal, Jules di nome, come me. Non so se abiti l o no, non so niente di lui, e vorrei che raccogliessi quante pi informazioni possibile".
Gli ripet pressappoco quel che aveva detto ajanvier e aggiunse:
"Potrei sbagliarmi, ma da come me l'hanno descritto ho l'impressione che sia scapolo. Magari abita in una camera ammobiliata; se  cos, prendi una stanza nella stessa pensione e fatti passare per uno studente".
Infine venne il turno di Lucas, al quale sciorin ancora una volta lo stesso discorsetto, con la differenza che lui doveva occuparsi di Jacques Fleury, il capo di Gabinetto del ministro.
La foto dei tre ispettori era arrivata di rado sulle pagine dei giornali, per cui non erano noti al grande pubblico. A essere precisi, qualcuno conosceva Lucas, ma pi che altro di nome.
Certo, se la Sret si stava occupando della faccenda, i colleghi li avrebbero individuati subito, ma era inevitabile. In questo caso, d'altronde, come a Maigret era gi venuto in mente al mattino, la Rue des Saussaies doveva avergli messo sotto controllo sia il telefono di casa sia quello del Quai.
La notte precedente qualcuno aveva proiettato di proposito sulla sua figura - per quanto consentiva la nebbia - la luce dei fari di una macchina, e se questo qualcuno conosceva il rifugio di Auguste Point sapeva che il ministro era l e che aveva visite; doveva inoltre aver riconosciuto Maigret alla prima occhiata.
Rimasto solo nel suo ufficio, il commissario apr la finestra, come se occuparsi di quella faccenda gli desse voglia di una boccata d'aria pura. I giornali erano sul tavolo; fu tentato di aprirli, ma prefer liquidare prima l'ordinaria amministrazione, firmare rapporti, avvisi di comparizione.
Quasi arrivava a provare simpatia per i ladruncoli, i maniaci, i truffatori, i delinquenti di tutte le risme dei quali si occupava di solito.
Fece qualche telefonata, poi torn dagli ispettori per impartire le istruzioni della giornata - niente a che vedere con Point, n con il maledetto rapporto Calame.
A quell'ora Auguste Point doveva gi esser andato dal presidente. Chiss se intanto aveva raccontato tutto alla moglie, come gli aveva suggerito il commissario.
Il freddo era pi intenso di quanto Maigret avesse immaginato, cos richiuse la finestra. Si mise comodo in poltrona e apr finalmente il primo giornale della pila.
L'argomento del giorno era ancora la tragedia di Clairfond, e tutti i quotidiani - di qualunque tendenza politica fossero - per assecondare l'opinione pubblica reclamavano a gran voce l'apertura di un'inchiesta.
La maggior parte attaccava Arthur Nicoud, e uno titolava: IL MONOPOLIO NICOUD-SAUVEGRAIN L'articolo riportava la lista dei lavori affidati negli ultimi anni alla ditta di avenue de la Rpublique dal governo e da diversi comuni. A fronte erano elencati i costi di quei lavori, il cui totale assommava a parecchi miliardi. E concludeva:
"Sarebbe interessante redigere anche una lista di personalit, ministri, deputati, senatori, consiglieri municipali di Parigi e altrove che sono stati ospiti di Arthur Nicoud nella sontuosa tenuta di Samois. E forse un attento esame delle matrici degli assegni staccati dall'imprenditore fornirebbe risultati non meno interessanti".
Un solo giornale, "Le Globe" - di cui il deputato Mascoulin era, se non il proprietario, almeno l'ispiratore -, pubblicava una lettera aperta sul modello del noto J'accuse di Zola:
" vero che?...".
E di seguito, in caratteri pi grandi di quelli usati di solito per gli articoli e inquadrate in una cornice che dava ulteriore risalto al testo, una serie di domande:
" vero che l'idea del sanatorio di Glairfond non  stata concepita da legislatori che avevano a cuore la salute dei bambini, ma da un imprenditore edile?
" vero che cinque anni fa l'idea  stata insinuata nella mente di parecchi personaggi importanti nel corso di sontuosi banchetti dati dal suddetto imprenditore edile nella sua tenuta di Samois?
" vero che gli ospiti di questi banchetti, oltre a trovare buon vino e pietanze squisite, uscivano spesso dallo studio privato dell'uomo d'affari con un assegno in tasca?
" vero che, quando il progetto  stato avviato, tutti coloro che conoscevano il luogo prescelto per il favoloso sanatorio hanno capito la follia e la pericolosit dell'iniziativa?
" vero che la commissione parlamentare incaricata di riferire alla Camera e presieduta dal fratello dell'attuale presidente del Consiglio ha dovuto chiedere lumi a un esperto di chiara fama?
" vero che l'esperto, il professor Julien Calame, ordinario di Meccanica applicata e Architettura civile all'Istituto nazionale del Genio Civile, ha trascorso tre settimane sul luogo a verificare i calcoli?...
"... che al suo ritorno ha consegnato a chi di dovere un rapporto catastrofico per i sostenitori del progetto?
"... che, nonostante ci, i fondi sono stati stanziati e la costruzione di Clairfond  cominciata qualche settimana dopo?
" vero che fino alla morte, sopraggiunta due anni fa, Julien Calame, a detta di chiunque l'abbia avvicinato, dava l'impressione di avere un peso sulla coscienza?
" vero che nel suo rapporto il professore aveva previsto la tragedia di Clairfond quasi negli stessi termini in cui si  poi verificata?
" vero che il rapporto Calame  scomparso dagli archivi della Camera e dei vari ministeri interessati, nonostante dovessero esisterne parecchie copie?
" vero che, dal giorno della tragedia, almeno una trentina di pezzi grossi vive nel terrore che salti fuori una copia del suddetto rapporto?
" vero che, malgrado le precauzioni, il temuto ritrovamento ha gi avuto luogo, pochissimi giorni fa?...
"... e che la copia miracolosamente rinvenuta  stata consegnata a chi di dovere?".
Sotto, campeggiava un altro titolo: NOI VOGLIAMO SAPERE
"Il rapporto Calame  tuttora nelle mani di colui al quale  stato consegnato?
" forse stato distrutto per salvare la combriccola di politici compromessi?
"In caso contrario, dove si trova nel momento in cui scriviamo, e perch non  stato ancora pubblicato, mentre l'opinione pubblica invoca giustamente la punizione dei veri responsabili di una tragedia che  costata la vita a centoventotto bambini francesi?".
Per finire, in fondo alla pagina e con gli stessi caratteri dei due titoli precedenti, la domanda: DOV' IL RAPPORTO Calame? Maigret si sorprese ad asciugarsi la fronte. Non era difficile immaginare la reazione di Auguste Point nel leggere lo stesso articolo.
"Le Globe" non aveva molti lettori, era un giornale d'opinione che non rappresentava nessun grande partito, ma una ristretta corrente capeggiata da Joseph Mascoulin.
Anche gli altri giornali auspicavano, ciascuno da un fronte diverso, l'apertura di un'inchiesta al fine di scoprire la verit.
E anche Maigret desiderava scoprire la verit, a condizione che venisse a galla proprio tutto.
Ma aveva l'impressione che gli obiettivi fossero altri. Per esempio, se Mascoulin era la persona attualmente in possesso del rapporto, perch, invece di porre domande, non lo pubblicava a caratteri cubitali? Avrebbe provocato un'immediata crisi di governo, avrebbe fatto pulizia radicale tra i ranghi parlamentari e sarebbe apparso agli occhi degli elettori come il paladino del bene comune e della moralit pubblica.
Per lui, che era sempre rimasto in secondo piano, sarebbe stata la grande occasione di balzare agli onori della cronaca e probabilmente di ricoprire negli anni a venire un ruolo prestigioso.
Se aveva davvero il documento, perch non lo pubblicava? Toccava a Maigret, ora, porre domande come nell'articolo.
Se invece Mascoulin non ce l'aveva, come faceva a sapere che era stato ritrovato? Come aveva fatto a scoprire che Piquemal lo aveva consegnato a un pezzo grosso? E come poteva sospettare che Point non l'avesse consegnato a sua volta a qualcuno pi in alto? Maigret non era e non voleva essere messo a conoscenza dei retroscena politici. Del resto, non occorreva saperla lunga sui maneggi dietro le quinte per notare che: 1) il rapporto Calame, dopo la tragedia di Clairfond, era stato citato per ben tre volte su un giornale da strapazzo, se non scandalistico, "La Rumeur", che apparteneva a Hector Tabard; 2)  il ritrovamento del rapporto era avvenuto, in circostanze alquanto strane, proprio in seguito alla pubblicazione di quegli articoli; 3)  Piquemal, un semplice assistente dell'Istituto del Genio Civile, era andato dritto dal ministro, invece di seguire le vie gerarchiche e informare il direttore dell'Istituto; 4) Joseph Mascoulin era al corrente della consegna del rapporto; 5) e sembrava pure al corrente della sua sparizione.
Mascoulin e Tabard facevano lo stesso gioco? Insieme o ognuno per conto proprio? Maigret apr di nuovo la finestra e rimase per un pezzo a osservare il lungosenna, fumando la pipa.
In tutta la sua carriera non aveva mai avuto per le mani un caso pi ingarbugliato, e con meno elementi a disposizione.
Quando doveva indagare su un furto o su un omicidio, si trovava subito su un terreno familiare, mentre stavolta aveva a che fare con persone che conosceva vagamente di nome e di fama dai giornali.
Sapeva per esempio che Mascoulin pranzava ogni giorno allo stesso tavolo di un ristorante in place des Victoires, Le filet de Sole, dove c'era sempre qualcuno che andava a stringergli la mano o a sussurrargli qualche notizia riservata.
Il deputato aveva la reputazione di essere ben informato sulla vita privata di tutti gli uomini politici. Presentava di rado interpellanze, e il suo nome non compariva quasi mai sui giornali, a meno che non fossero previste votazioni importanti. Allora capitava di leggere:
"Il deputato Mascoulin prevede che il progetto passer per trecentoquarantadue voti".
Questi pronostici erano vangelo per la gente del mestiere, perch Mascoulin si sbagliava raramente, e al massimo di due o tre voti.
Non faceva parte di nessuna commissione, non presiedeva comitati, e tuttavia era pi temuto del capo di un grande partito.
Verso mezzogiorno Maigret fu tentato di andare a mangiare al Filet de Sole, anche solo per osservare da vicino quell'uomo che aveva appena intravisto durante le cerimonie ufficiali.
Sebbene avesse superato la quarantina, Mascoulin era scapolo e non circolavano pettegolezzi riguardo a sue eventuali amanti. Non si faceva vedere nei salotti e neppure a teatro o nei locali notturni.
Aveva la faccia lunga e ossuta, e gi all'ora di pranzo sembrava che non si fosse nemmeno rasato.
Vestiva male o, per meglio dire, in modo trascurato, con abiti sempre sgualciti, che gli davano un aspetto poco pulito.
Chiss perch, Maigret si era fatto l'idea - almeno da quanto gli aveva raccontato Point - che Piqumal fosse un uomo dello stesso genere.
Il commissario diffidava delle persone solitarie, di quelli di cui non si conoscono passioni di alcun genere.
Alla fine decise che non era il caso di andare al Filet de Sole, perch sarebbe parsa una dichiarazione di guerra, e opt per la Brasserie Dauphine. Vi trov due colleghi, con i quali ebbe modo di trascorrere un'oretta parlando di tutt'altro.
Un giornale del pomeriggio riprese in parte gli argomenti del "Globe", ma in maniera molto pi cauta, con allusioni velate, domandandosi soltanto quale fosse la verit sul rapporto Calame. Un redattore aveva cercato di intervistare in merito il presidente del Consiglio, ma non era riuscito ad avvicinarlo.
Non si faceva parola di Point, perch la costruzione del sanatorio dipendeva in effetti dal ministero della Sanit.
Erano le tre quando qualcuno buss alla porta di Maigret, che si apr non appena il commissario borbott: "Avanti!". Apparve Lapointe, scuro in volto.
"Ci sono novit?".
"Niente di certo, capo. Al momento, potrebbe anche essere una coincidenza".
"Dimmi tutto".
"Ho cercato di seguire le sue istruzioni - mi dir lei se ho commesso qualche errore. Per prima cosa ho telefonato all'Istituto del Genio Civile, ho finto di essere un cugino di Piquemal appena arrivato a Parigi e ho detto che desideravo incontrarlo ma non avevo il suo indirizzo".
"Te l'hanno dato?".
"Senza nessuna difficolt. Abita in rue Jacob, all'Hotel du Berry. Una modesta pensione, con una trentina di camere -  la padrona stessa a occuparsi di parte delle pulizie, mentre il marito tiene i conti.
Sono passato da casa a prendere una valigia e mi sono presentato in rue Jacob, dove ho fatto credere di essere uno studente, come mi aveva consigliato lei.
Sono stato fortunato: avevano una camera libera e l'ho presa per una settimana. Quando sono sceso erano quasi le dieci e mezzo e mi sono fermato a chiacchierare col padrone".
"Hai chiesto di Piquemal?".
"S, ho detto che l'avevo conosciuto in vacanza e che, per quanto mi ricordavo, abitava l".
"Cosa ti ha risposto?".
"Che era fuori. Esce ogni mattina alle otto e va a fare colazione con caff e croissant in un piccolo bistrot all'angolo. Dev'essere all'Istituto alle otto e mezzo".
"Torna alla pensione durante la giornata?".
"No. Rientra sempre verso le sette e mezzo, sale in camera sua e vi resta per tutta la sera, tranne un paio di volte alla settimana. Sembra il tipo pi morigerato della terra, non riceve visite, non frequenta donne, non fuma, non beve, trascorre le serate, e a volte anche parte della notte, a leggere".
Maigret capiva che Lapointe non aveva ancora vuotato il sacco e aspettava pazientemente.
"Pu darsi che abbia sbagliato, ma ho creduto di agire per il meglio: quando ho appreso che la sua camera era allo stesso piano della mia e ho avuto il numero, ho pensato che le sarebbe piaciuto sapere cosa c'era dentro. Di giorno la pensione  quasi deserta. C'era solo qualcuno che suonava il sassofono al terzo piano, forse un musicista che provava, e sentivo la donna delle pulizie trafficare al piano di sopra. Ho deciso di fare un tentativo con la chiave della mia camera: non si sa mai, sono chiavi comuni, di vecchio modello. Sulle prime non ha funzionato, ma poi, manovrando in un certo modo, sono riuscito ad aprire la porta".
"Piquemal non era in camera, voglio sperare".
"No. Se cercano impronte digitali, di mie ne troveranno dappertutto, perch non avevo i guanti.
Ho frugato nei cassetti, nell'armadio e anche in una valigia che stava per terra in un angolo e non era chiusa a chiave. Piquemal possiede un solo vestito di ricambio, grigio scuro, e un paio di scarpe nere. Ha un pettine sdentato e uno spazzolino da denti logoro. Non usa crema da barba, si insapona col pennello. Il padrone della pensione non ha torto a sostenere che passa le serate a leggere: ci sono libri ovunque, soprattutto testi di filosofia, di economia politica e di storia. La maggior parte comprati d'occasione sui lungosenna, tre o quattro con il talloncino di biblioteche pubbliche. Ho annotato i nomi di alcuni autori: Engels, Spinoza, Kierkegaard, sant'Agostino, Karl Marx, padre Sertillanges, Saint-Simon... Le dicono qualcosa?".
"S, va' avanti".
"In un cassetto ho trovato una scatola di cartone con dentro tessere di vari periodi, alcune hanno vent'anni, altre risalgono ad appena un paio d'anni fa. La pi vecchia  quella dell'associazione degli ex combattenti Croix-de-Feu. Poi ce n' una dell'Action Francaise, datata 1937. Subito dopo la guerra, Piquemal era iscritto a una sezione del Partito comunista - la tessera  stata rinnovata per tre anni".
Lapointe continuava a guardare i suoi appunti.
"Ha anche fatto parte della Lega internazionale di teosofia, con sede in Svizzera. La conosce?".
"S".
"Ho dimenticato di dirle che ci sono due libri sullo yoga, accanto a un manuale pratico di judo".
Insomma, Piquemal aveva provato un po' di tutto nel campo delle religioni e delle teorie filosofiche e sociali. Doveva essere uno di quelli che sfilano nei cortei, con lo sguardo fisso, dietro le bandiere dei partiti estremisti.
" tutto?".
"S, almeno per quanto riguarda la camera. Niente lettere. Quando sono sceso, ho chiesto al padrone se ne riceve mai, e mi ha risposto che la corrispondenza di Piquemal consiste quasi soltanto in opuscoli pubblicitari e convocazioni. Sono andato al bistrot all'angolo, ma purtroppo era l'ora dell'aperitivo e c'era parecchia gente attorno al bancone.
Ho dovuto aspettare a lungo e bere due bicchieri prima di poter scambiare qualche parola col padrone senza dare nell'occhio. Ho ripetuto la stessa solfa, che arrivavo dalla provincia e che volevo rivedere Piquemal.
""Chi, il professore?" ha detto.
"A quanto pare, dunque, in certi ambienti Piquemal si spaccia per professore.
""Se fosse venuto alle otto... Adesso star facendo lezione... Non so dove vada a pranzo...".
""Ha fatto colazione qui?".
""Si  piazzato accanto al cestino dei croissant, come al solito. Ne mangia sempre tre. Anzi, guardi, proprio stamattina un tale che non avevo mai visto e che era arrivato prima di lui si  avvicinato e gli ha rivolto la parola.
""In genere il signor Piquemal non  molto socievole. Deve avere troppi pensieri per perdere tempo in chiacchiere.  gentile, ma freddo - capisce cosa voglio dire? Buongiorno! Quanto pago? Arrivederci!... Io, sa, mica me la prendo: ho diversi clienti come lui, che lavorano con il cervello, e mi metto nei loro panni.
""Pi che altro mi sono sorpreso quando il signor Piquemal  uscito con quello l, e invece di svoltare a sinistra com' sua abitudine sono andati a destra"".
"Ti ha descritto l'uomo in questione?".
"In modo sommario: sulla quarantina, con l'aspetto di un impiegato o di un commesso viaggiatore.  entrato senza dire una parola un po' prima delle otto, ha preso posto all'estremit del bancone e ha ordinato un caff corretto. Senza barba e baffi, e di corporatura piuttosto robusta".
Maigret non pot fare a meno di pensare che quella descrizione valeva per parecchie decine di ispettori di rue de Saussaies.
"Non hai saputo nient'altro?".
"S, dopo pranzo ho telefonato di nuovo all'Istituto del Genio Civile e ho chiesto di Piquemal. Questa volta non ho detto chi ero, e non mi hanno domandato nulla, limitandosi a rispondere che non si era fatto vedere per tutto il giorno.
"" in ferie?".
""No, non  venuto e basta. E strano che non abbia telefonato per avvertire della sua assenza, non  mai successo".
"Sono ritornato all'Hotel du Berry e sono salito in camera mia. Dopo un po' ho bussato alla porta di Piquemal, ho aperto e dentro non c'era nessuno.
Dalla mia prima visita non era stato toccato niente.
"Lei mi aveva detto di raccogliere quante pi informazioni possibile, perci ho fatto una capatina all'Istituto, dove ho recitato la solita parte dell'amico che viene dalla provincia. Cos sono riuscito a scoprire dove va a mangiare: in un ristorante a cento metri da l, in rue des Saints-Pres; il proprietario viene dalla Normandia.
"Ci sono andato, ma oggi a pranzo Piquemal non si  presentato. Ho visto il suo tovagliolo nel portatovagliolo numerato e una bottiglia d'acqua minerale gi aperta sul tavolo al quale siede di solito.
" tutto, capo.
"Ho commesso qualche errore?".
Il tono dell'ultima domanda era ansioso, perch il viso del commissario si era rabbuiato e aveva assunto un'espressione preoccupata.
Quella faccenda cominciava a prendere la stessa piega dell'altra, quella di cui Maigret era stato costretto a occuparsi e a causa della quale era finito in disgrazia a Lucon...
Anche la prima volta tutto era nato da una certa rivalit tra gli uffici di rue des Saussaies e il Quai des Orfvres: in quel momento, infatti, i due dipartimenti ricevevano ordini diversi e, volenti o nolenti, difendevano interessi opposti per via dello scontro a livello politico che si era scatenato fra varie personalit molto in vista.
A mezzanotte il presidente del Consiglio aveva saputo che Point si era rivolto a Maigret...
Alle otto del mattino Piquemal, l'uomo che aveva rinvenuto il rapporto Calame, era stato avvicinato da uno sconosciuto nel bistrot dove stava bevendo tranquillamente il caff, e l'aveva seguito senza opporre resistenza, senza discutere...
"Hai lavorato bene, ragazzo mio".
"Nemmeno un errore di ortografia?".
"Non mi sembra".
"E adesso?".
"Non lo so. Forse dovresti rimanere alla pensione, nell'eventualit che Piquemal si rifaccia vivo".
"Nel caso, le telefono?".
"S, o qui o a casa".
Uno dei due uomini che avevano letto il rapporto Calame era sparito...
Restava Point: anche lui l'aveva letto, ma essendo un ministro era pi difficile farlo scomparire nel nulla.
Solo al pensiero, Maigret risent in bocca il sapore dell'acquavite della sera prima e gli venne voglia di andare a bere una birra in un posto dove potesse stare gomito a gomito con gente normale, assorbita nei piccoli problemi di ogni giorno.



4.

Lucas  di malumore.

Maigret stava tornando dalla Brasserie Dauphine, dove aveva preso una birra, quando vide Janvier dirigersi a passo rapido verso la sede della Polizia giudiziaria.
A met pomeriggio faceva quasi caldo. Il sole non era pi pallido, e per la prima volta quell'anno Maigret aveva lasciato il cappotto in ufficio.
"Ehi!" grid ripetutamente all'indirizzo di Janvier, che si ferm e cambi rotta, andandogli incontro.
"Ti va di bere qualcosa?".
Non c'era un motivo preciso, per il commissario non aveva voglia di ritornare subito al Quai des Orfvres. Forse era la primavera, ma c'entrava anche l'atmosfera torbida nella quale era immerso dal giorno precedente.
A Maigret parve che Janvier avesse un'espressione strana, di uno che non sa bene se sta per ricevere una lavata di capo o dei complimenti. Anzich rimanere al banco, si sedettero nella sala in fondo, dove a quell'ora non c'era nessuno.
"Una birra?".
"Perch no?".
Non fiatarono pi sino all'arrivo dei boccali.
"Capo, non siamo i soli a occuparci della signorina" mormor alloraJanvier. "Anzi, secondo me c' un mucchio di gente che si interessa a lei".
"Racconta".
"Per prima cosa, stamattina sono andato a fare un giro dalle parti del ministero, in boulevard Saint-Germain. Mi trovavo a un centinaio di metri di distanza quando sull'altro marciapiede ho notato Rougier che fingeva di osservare gli uccellini".
Conoscevano entrambi Gaston Rougier, un ispettore della Rue des Saussaies con cui erano peraltro in ottimi rapporti. Un bravo ragazzo, che abitava in periferia e aveva le tasche sempre piene di fotografie dei suoi sei o sette figli.
"Lui ti ha visto?".
"S".
"Avete parlato?".
"Il viale era quasi deserto e io non potevo tornare sui miei passi. Quando gli sono arrivato accanto, mi ha chiesto:
""Anche tu?".
"Io sono caduto dalle nuvole:
""Anch'io cosa?".
"Mi ha fatto l'occhiolino.
""Niente. Mica ti chiedo di scoprire le carte. Ho l'impressione che stamattina nei paraggi circolano parecchie facce note. Il guaio  che non c' neanche un bistrot di fronte a questo c... di ministero".
"Dal punto in cui ci trovavamo era possibile scorgere il cortile interno, cos ho riconosciuto Ramir, dei Servizi Informativi, che scambiava quattro chiacchiere col portinaio.
"Per recitare la parte sino in fondo, ho proseguito per la mia strada, e solo in rue de Solferino mi sono fermato in un caff, dove a ogni buon conto ho dato un'occhiata all'elenco telefonico. Ho trovato il nome di Blanche Lamotte e il suo indirizzo: rue Vaneau, 63. A due passi da l".
"Ti sei imbattuto di nuovo negli uomini della Sret?".
"Non proprio. Ha presente rue Vaneau:  una strada tranquilla, quasi di provincia, perfino con qualche giardinetto alberato. Al 63 c' una palazzina senza pretese ma decorosa. La portinaia stava pelando patate nella guardiola. Le ho domandato se la signorina Lamotte era in casa.
"Ho avuto subito l'impressione che mi guardasse con una certa ironia, ma ho continuato:
""Sono ispettore di una compagnia di assicurazioni. La signorina ha fatto richiesta di una polizza vita e devo prendere le solite informazioni".
"Non mi ha riso in faccia, ma quasi.
""Quante polizie diverse ci sono a Parigi?" mi ha chiesto.
""Non capisco cosa intende dire".
""Tanto per cominciare, io la conosco: lei  gi stato qui due anni fa, con un commissario grande e grosso di cui non ricordo pi il nome, quando la giovane signora del 57 aveva preso troppe pastiglie di sonnifero. In secondo luogo, i suoi colleghi sono andati molto pi per le spicce".
""Ne sono venuti parecchi?".
""Prima uno ieri mattina".
""Le ha mostrato il distintivo?".
""Non gliel'ho chiesto, cos come non lo chiedo a lei. Riesco a riconoscere un poliziotto quando ne vedo uno".
""Le ha rivolto molte domande?".
""Quattro o cinque: se la signorina vive sola; se qualche volta viene a farle visita un uomo sulla cinquantina, piuttosto robusto... Ho detto di no".
"" la verit?".
""S. Voleva anche sapere se quando torna a casa porta una valigetta. Ho risposto che a volte capita, perch in casa ha una macchina per scrivere, e spesso continua a lavorare nelle ore libere. Suppongo che lei sappia quanto me che la signorina  segretaria di un ministro".
""S, lo so".
""Mi ha chiesto pure se il giorno prima avesse con s la valigetta. Ho detto che non ci avevo badato.
Poi ha finto di andarsene. Io sono salita al primo piano, come ogni mattina, per occuparmi di un'inquilina anziana. Poco dopo l'ho sentito passare per le scale, ma non mi sono fatta vedere. Per so che si  fermato al terzo piano, dove abita la signorina Blanche, e che  entrato nell'appartamento".
""Lei non si  mossa?".
""Faccio la portinaia da parecchi anni e ho imparato a non inimicarmi la polizia".
""E rimasto a lungo nell'appartamento?".
""Una decina di minuti".
""L'ha pi rivisto?".
""No, quello l no".
""Ne ha parlato con la signorina?"".
Maigret ascoltava, lo sguardo fisso sul bicchiere, cercando di inserire l'episodio nel quadro degli avvenimenti che gli erano noti.
Janvier continu:
"La portinaia ha avuto un momento di esitazione. Poi per si  accorta che stava arrossendo e ha preferito raccontarmi la verit.
""Ho detto alla signorina Blanche che era venuto un tizio a farmi delle domande su di lei e che era salito nel suo appartamento. Non ho nominato la polizia".
""Le  parsa sorpresa?".
""Sulle prime, s. Poi ha mormorato: 'Credo di sapere che cosa voleva'.
""Quelli di stamattina erano in due, sono arrivati pochi minuti dopo che la signorina era scesa per andare al lavoro. Anche loro hanno detto di essere della polizia. Il pi giovane ha fatto il gesto di mostrarmi il distintivo, ma io non l'ho guardato".
""Sono entrati nell'appartamento?".
""No, mi hanno rivolto le stesse domande del primo, pi altre ancora".
""Quali?".
""Se la signorina esce spesso, sola o in compagnia, chi sono i suoi amici, le sue amiche, se fa molte telefonate, se..."".
Maigret interruppe l'ispettore:
"Che cosa ti ha detto sulle sue abitudini?".
"Mi ha fatto il nome di un'amica, una certa Lucile Cristin, un po' strabica, che abita da quelle parti e che probabilmente lavora in un ufficio. La signorina Blanche pranza in un ristorante di boulevard Saint-Germain, che si chiama Aux trois ministres.
Di sera invece mangia a casa, e spesso invita a cena questa Lucile Cristin, di cui per non sono riuscito a scoprire l'indirizzo.
"La portinaia mi ha parlato anche di un'altra amica, che si fa vedere di rado in rue Vaneau, ma dalla quale la signorina Blanche va a pranzo tutte le domeniche.  sposata con un mediatore delle Halles, un tale Hariel, e abita in rue de Courcelles. La portinaia suppone che sia di La Roche-sur-Yon, come la signorina Blanche".
"Sei andato in rue de Courcelles?".
"Lei si era raccomandato di non trascurare niente, e siccome non so neanche di che si tratta...".
"Va' avanti".
"L'informazione era esatta. Sono salito a casa della signora Hariel, che vive agiatamente e ha tre figli, il pi piccolo di otto anni. Ho provato di nuovo a presentarmi come ispettore delle assicurazioni e lei non ha battuto ciglio, dal che ho dedotto che ero il primo a farle visita. Ha conosciuto Blanche Lamotte a La Roche, erano compagne di scuola. Si erano perse di vista e si sono incontrate per caso a Parigi, tre anni fa. La Hariel ha invitato la sua vecchia amica, che da allora va a pranzo da loro ogni domenica. Per il resto, non mi ha detto nulla di particolare. Blanche Lamotte conduce un'esistenza ordinata, tutta dedita al lavoro, e parla con calore del suo principale, per il quale sarebbe pronta a buttarsi nel fuoco".
"Nient'altro?".
"S, c' un'altra cosa. Circa un anno fa Blanche ha chiesto al signor Hariel se aveva la possibilit di trovare un impiego per un suo conoscente che attraversava un periodo difficile. La persona in questione era Fleury. Hariel, che mi sembra un brav'uomo, l'ha assunto alle sue dipendenze. Fleury doveva presentarsi alle sei del mattino".
"Cos' successo?".
"Ha lavorato tre giorni, dopodich non si  fatto pi vedere, senza neanche scusarsi. La signorina Blanche si  sentita in imbarazzo ed  stata lei a profondersi in scuse.
"Poi sono ritornato in boulevard Saint-Germain, con l'intenzione di dare un'occhiata a questo Aux trois ministres. Da lontano per ho scorto Gaston Rougier, ancora di vedetta, insieme a un altro suo collega di cui non ricordo il nome...".
Maigret si sforzava di fare un po' di ordine in tutte quelle informazioni. Il luned sera Auguste Point era andato nel suo appartamento di boulevard Pasteur e vi aveva lasciato il rapporto Calame, credendolo pi al sicuro l che altrove.
Gi il marted mattina, un individuo che asseriva di appartenere alla polizia si era presentato in rue Vaneau, al domicilio della signorina Blanche, e dopo qualche domanda generica alla portinaia si era introdotto nell'appartamento della segretaria.
Era davvero un poliziotto? In caso affermativo, la faccenda puzzava ancor pi di quanto il commissario avesse temuto. Il suo intuito gli diceva per che quel primo visitatore non aveva niente a che vedere con la Rue des Saussaies.
Era lo stesso uomo che poi, non avendo trovato nulla a casa della signorina Bianche, era andato in boulevard Pasteur e si era impadronito del rapporto Calame?
"La portinaia te l'ha descritto?".
"In modo vago. Un tipo di mezz'et, piuttosto robusto, con il tono di chi  abituato a interrogare la gente - tant' vero che lei lo ha preso per un poliziotto".
La descrizione coincideva con quella fornita dal padrone del bistrot di rue Jacob: poteva quindi essere la stessa persona che aveva avvicinato Piquemal e poi era uscita dal locale insieme a lui.
Quanto ai due uomini che quella mattina non erano saliti in casa di Blanche Lamotte, sembravano appartenere alla Sret.
"Che devo fare, adesso?".
"Non ne ho idea".
"Dimenticavo, quando sono ritornato in boulevard Saint-Germain mi  parso di vedere Lucas in un bar".
"Probabilmente era proprio lui".
"Sta lavorando sullo stesso caso?".
"Pi o meno".
"Continuo a occuparmi della signorina?".
"Ne riparleremo dopo che avr sentito Lucas. Aspettami un momento qui".
Maigret and al telefono e chiam la Polizia giudiziaria.
" rientrato Lucas?".
"Non ancora".
"Sei tu, Torrence? Appena arriva, digli di raggiungermi alla Brasserie Dauphine".
In strada pass uno strillone con i giornali del pomeriggio, che avevano titoli a caratteri cubitali.
Maigret and verso la porta cercando gli spiccioli in tasca.
Quando torn a sedersi accanto a Janvier, spieg il giornale sul tavolo. Il titolo, su nove colonne, diceva: ARTHUR NICOUD  FUGGITO? La notizia era cos sensazionale da aver costretto il giornale a cambiare la prima pagina.
"Ci sono sviluppi inattesi nella faccenda di Clairfond, anche se forse alcuni dovevano aspettarseli.
"Come  noto, gi all'indomani della tragedia l'opinione pubblica, profondamente scossa, ha chiesto che fossero compiute indagini accurate per trovare i responsabili.
"Secondo i ben informati, l'impresa Nicoud et Sauvegrain, che cinque anni fa ha costruito l'ormai fin troppo noto sanatorio, avrebbe dovuto essere inquisita con severit e subito.
"Perch non se n' fatto nulla? Ce lo spiegheranno probabilmente nei prossimi giorni. In ogni caso, Arthur Nicoud, spaventato all'idea di mostrarsi in pubblico, ha pensato bene di rifugiarsi in un padiglione di caccia che possiede in Sologne.
"La polizia, pare, ne era al corrente. Qualcuno afferma persino che siano state le stesse forze dell'ordine a suggerire all'imprenditore di sparire per un po' dalla circolazione al fine di evitare incidenti.
"Solo stamattina - quattro settimane dopo la tragedia - le alte sfere hanno deciso di convocare Arthur Nicoud per porgli le domande che sono ormai sulla bocca di tutti.
"Due ispettori della Sret si sono presentati di buon'ora al padiglione, ma non hanno trovato nessuno, a parte un guardiacaccia, il quale ha detto loro che il suo datore di lavoro era partito la sera prima per destinazione ignota.
"Non  rimasta tale a lungo. Due ore fa, infatti, il nostro corrispondente da Bruxelles ci ha comunicato per telefono che Arthur Nicoud  arrivato in citt a met mattinata e alloggia in una lussuosa suite dell'Hotel Mtropole.
"Il nostro corrispondente  riuscito ad avvicinare l'imprenditore e a rivolgergli alcune domande che pubblichiamo integralmente con le risposte.
"" vero che ha lasciato all'improvviso il suo padiglione in Sologne perch era stato avvertito dell'imminente arrivo della polizia?".
""La notizia  assolutamente falsa. Ignoravo e ignoro tuttora le intenzioni della polizia, che del resto sa da un mese dove trovarmi".
""Ha lasciato la Francia in previsione di nuovi sviluppi?".
""Sono venuto a Bruxelles per affari che richiedevano la mia presenza".
""Quali affari?".
""Una gara d'appalto per la costruzione di una pista d'atterraggio".
""Conta di ritornare in Francia e di mettersi a disposizione delle autorit?".
""Non intendo cambiare in alcun modo i miei programmi".
""Vuol dire che rimarr a Bruxelles finch la faccenda di Clairfond non sar dimenticata?".
""Le ripeto che rimarr qui finch i miei affari mi tratterranno".
""Anche se ricevesse un mandato di comparizione?".
""Avrebbero avuto tutto il tempo, in un mese, di chiedermi quello che volevano. Peggio per loro se non l'hanno fatto!".
""Ha sentito parlare del rapporto Calame?".
""Non so che cosa sia".
"Con queste parole, Arthur Nicoud ha messo fine all'intervista, che il nostro corrispondente ci ha subito trasmesso.
"Pare - ma non abbiamo potuto verificarlo - che una giovane donna bionda ed elegante, la cui identit non  stata accertata, sia giunta in albergo un'ora dopo Nicoud e sia stata accompagnata direttamente nella suite dell'imprenditore, dove si troverebbe ancora adesso.
"La Rue des Saussaies ha comunque confermato che due ispettori erano andati in Sologne per interrogare Nicoud. Quando abbiamo accennato al mandato di comparizione, ci hanno risposto che al momento  fuori discussione".
" questo il caso su cui stiamo lavorando, vero?" borbott Janvier con una smorfia.
"Gi".
L'ispettore apr bocca, probabilmente per chiedere come mai Maigret si occupasse di una faccenda politica cos torbida, ma poi non disse niente.
Lucas attravers la piazza, trascinando un po' la gamba sinistra come al solito. Non si ferm al bancone, ma and a sedersi di fronte ai due uomini.
Aveva la faccia scura.
Si pass il fazzoletto sulla fronte e indicando il giornale disse con un tono di rimprovero che non usava mai in presenza di Maigret:
"L'ho appena letto".
Il commissario si sent un po' in colpa nei confronti dei suoi collaboratori. Anche Lapointe ormai doveva aver capito di che si trattava.
"Una birra?" propose Maigret.
"No, un pernod".
Neppure questo rientrava nelle abitudini di Lucas. Aspettarono che glielo servissero, poi cominciarono a parlare sottovoce.
"Suppongo che ti sia ritrovato fra i piedi parecchia gente della Casa Madre".
Era il modo in cui chiamavano tra di loro la direzione della Sret.
"E meno male che mi ha consigliato di essere discreto!" borbott Lucas. "Se dobbiamo batterli in velocit, preferisco avvertirla che hanno qualche lunghezza di vantaggio su di noi".
"Racconta".
"Che cosa?".
"Quello che hai fatto".
"Per cominciare me ne sono andato a spasso in boulevard Saint-Germain, dove sono arrivato qualche minuto dopo Janvier".
"Che faceva Rougier?" chiese quest'ultimo, che non pot impedirsi di sorridere per il lato comico della situazione.
"Era l, piantato in mezzo al marciapiede e mi ha visto subito. Ho finto di essere di passaggio e di aver fretta. Lui mi ha detto in tono canzonatorio:
""Cerchi per caso Janvier? Ha appena girato l'angolo di rue de Solferino".
" sempre un piacere farsi prendere in giro da qualcuno della Rue des Saussaies.
"Non potendo ottenere informazioni su Jacques Fleury nei dintorni del ministero, ho...".
"Hai consultato l'elenco telefonico?" lo interruppe Janvier.
"Non ci ho pensato. Sapendo che frequenta gli Champs-Elyses, sono andato al Fouquet's".
"Scommetto che  sull'elenco telefonico".
" possibile, ma vuoi lasciarmi finire?".
Janvier adesso era in vena di scherzare, come chi  rimasto scottato e vede un altro che si sta ficcando a sua volta nei guai.
Tutti e tre, insomma, e Maigret non meno dei suoi due collaboratori, si rendevano conto di muoversi goffamente su un terreno che non era il loro, e non stentavano a immaginare le battute dei colleghi della Sret.
"Ho fatto quattro chiacchiere con il barman.
Fleury lo conoscono tutti. Di solito ha un conto lungo come la quaresima, e quando la cifra diventa troppo alta non gli servono pi nulla. Allora sparisce per qualche tempo, finch anche gli altri bar e ristoranti non smettono di fargli credito".
"Alla fine per paga?".
"Un bel giorno torna, raggiante, e salda il conto come se niente fosse".
"Dopo di che ricomincia?".
"Esattamente, e la cosa va avanti da anni".
"E da quando  al ministero non  cambiato niente?".
"La differenza  che adesso, essendo diventato capo di Gabinetto e dunque - si presume - influente, ci sono pi persone disposte a offrirgli da bere o a invitarlo a cena. Una volta, prima della nomina,  capitato che sparisse dalla circolazione per mesi.
Un'altra volta l'hanno visto lavorare alle Halles: contava i cavoli che venivano scaricati dai camion".
Janvier lanci a Maigret uno sguardo d'intesa.
"Ha una moglie e due figli da qualche parte, nei dintorni di Vanves. In teoria dovrebbe mantenerli.
Per fortuna la moglie ha un impiego: qualcosa come governante di un anziano signore solo. Anche i figli lavorano".
"Insieme a chi frequenta i bar?".
"Per un bel po' insieme a una donna sulla quarantina, una bruna formosa - pare -, che tutti chiamavano Marcelle e di cui sembrava innamorato.
Qualcuno sostiene che l'aveva conosciuta in una brasserie nella zona di Porte Saint-Martin dove lei lavorava come cassiera. Non si sa che fine abbia fatto. Da pi di un anno Fleury sta con una certa Jacqueline Page - vivono insieme in un appartamento di rue Washington, sopra una drogheria italiana.
"Questa Jacqueline Page ha ventitr anni e a volte ottiene qualche particina in un film. Cerca di farsi presentare a tutti i produttori, i registi e gli attori che bazzicano al Fouquet's ed  sempre molto disponibile con loro".
"Fleury ne  innamorato?".
"Pare di s".
" geloso?".
"Cos dicono, solo che non osa protestare e fa finta di non accorgersi di niente".
"Hai visto la ragazza?".
"Ho pensato che fosse il caso di andare in rue Washington".
"Che storia hai imbastito?".
"Non ho dovuto inventare niente. Appena ha aperto la porta, ha esclamato:
""Di nuovo!"".
Janvier e Maigret non poterono fare a meno di scambiarsi un sorriso.
"Di nuovo, cosa?" domand Maigret, pur conoscendo la risposta.
"Un poliziotto, lo sa meglio di me. Se n'erano presentati altri due poco prima".
"Separatamente?".
"No, insieme".
"Volevano informazioni su Fleury?".
"Le hanno chiesto se gli capita di lavorare la sera e se si porta dietro qualche documento dal ministero".
"E lei cosa ha risposto?".
"Che la sera hanno altro da fare. La ragazza ha la lingua sciolta. E pensi che la madre  affittaseggiole alla chiesa di Picpus".
"Hanno perquisito l'appartamento?".
"Si sono limitati a dare un'occhiata in giro. Pi che un appartamento, lo definirei un accampamento. La cucina serve solo per preparare il caff del mattino, e le altre stanze - il salotto, la camera da letto e quella che dovrebbe essere la sala da pranzo - sono tutte in disordine, con scarpe e biancheria femminile un po' ovunque, riviste, dischi e romanzetti popolari, per non parlare delle bottiglie e dei bicchieri".
"Jacqueline e Fleury s'incontrano a pranzo?".
"Di rado. In genere la ragazza rimane a letto fino a met pomeriggio, e solo ogni tanto lui la chiama al telefono per chiederle di raggiungerlo in qualche ristorante".
"Hanno molti amici?".
"Quelli che frequentano gli stessi locali".
"Nient'altro?".
Per la prima volta nella voce di Lucas si pot percepire un rimprovero quasi patetico:
"No, c' dell'altro! Le sue istruzioni dicevano che dovevo scoprire il pi possibile, e quindi ho una lista di una decina di ex amanti di questa Jacqueline, compresi quelli con cui si vede ancora".
Con aria disgustata pos sul tavolo un foglio con un elenco di nomi scritti a matita.
"Come noter, ci sono anche due uomini politici.
Poi ho quasi rintracciato quella Marcelle".
"In che modo?".
"Con le gambe. Ho passato in rassegna tutte le brasserie dei Grands Boulevards, a cominciare dall'Opera. Ovvio che quella giusta era l'ultima dove sono andato, in place de la Rpublique".
"Marcelle ha ripreso il suo posto alla cassa?".
"No, ma si ricordano di lei ed  stata rivista nel quartiere. Il proprietario ritiene che abiti nei dintorni, dalle parti di rue Blondel. E siccome l'ha incontrata spesso in rue du Croissant, ha l'impressione che lavori in un giornale o in una tipografia".
"Hai controllato?".
"Non ancora. Devo farlo?".
Il tono era tale che Maigret mormor conciliante:
"Sei arrabbiato?".
Lucas si sforz di sorridere.
"No, ma ammetter che  una bella rogna. Soprattutto quando poi uno scopre dal giornale che c' di mezzo questa sporca faccenda! Se devo continuare, continuo, ma le dico francamente...".
"Credi che io mi diverta pi di te?".
"No, lo so".
"In fondo rue du Croissant non  tanto lunga, e in quell'ambiente si conoscono tutti".
"E io arriver di nuovo dopo quelli della Rue des Saussaies".
"Probabile".
"D'accordo, vado. Posso prenderne un altro?".
Indicava il bicchiere che aveva appena vuotato.
Maigret fece cenno al cameriere di portare un secondo giro di consumazioni, e all'ultimo momento ordin anche lui un pernod al posto della birra.
Alcuni ispettori di altre sezioni, che avevano finito il loro turno di servizio, stavano bevendo un aperitivo al banco e li salutarono con la mano. Maigret aveva l'aria scontenta: pensava ad Auguste Point, il quale aveva di certo letto l'articolo e si aspettava che da un momento all'altro anche il suo nome apparisse sui quotidiani a caratteri cubitali.
La moglie, che ormai doveva essere al corrente, non era sicuramente pi tranquilla di lui. Il ministro aveva parlato pure con la signorina Blanche? Si rendevano conto, tutti e tre, del lavorio sotterraneo che si svolgeva intorno a loro?
"Che faccio adesso?" chiese Janvier col tono di chi si sottrarrebbe volentieri al dovere, ma vi  gi rassegnato.
"Te la senti di sorvegliare la casa di rue Vaneau?".
"Tutta la notte?".
"No, verso le undici potrei mandare Torrence a darti il cambio".
"Pensa che succeder qualcosa?".
"No" ammise Maigret.
Non ne aveva la minima idea o, meglio, ne aveva a bizzeffe, talmente intricate che non si raccapezzava pi.
Bisognava attenersi ai fatti pi semplici, quelli che era possibile controllare.
Di sicuro il luned pomeriggio un certo Piquemal si era presentato alla sede del ministro dei Lavori pubblici, dove aveva dovuto rivolgersi all'usciere di servizio e compilare un modulo. Maigret non l'aveva letto, ma era senz'altro conservato da qualche parte perch Point non era tipo da inventarsi quella visita.
C'erano almeno due persone che, trovandosi negli uffici vicini, potevano aver ascoltato la conversazione: la signorina Blanche e Jacques Fleury.
Anche quelli della Sret dovevano averci pensato, dal momento che avevano fatto indagini al domicilio di entrambi.
Piquemal aveva davvero consegnato il rapporto Calame a Auguste Point? A Maigret sembrava inverosimile che quest'ultimo avesse montato tutta una messinscena che, fra l'altro, non avrebbe avuto senso.
Point dunque era andato nel suo appartamento privato, in boulevard Pasteur, e aveva lasciato il documento nel suo studio. Il commissario credeva pure a questo.
Quindi la persona che, il mattino dopo, si era recata in rue Vaneau e aveva perquisito l'appartamento della signorina Blanche non sapeva con certezza dove fosse il rapporto.
E, nel pomeriggio, il documento era sparito.
Il mercoled mattina era sparito anche Piquemal.
Nel frattempo, per la prima volta, il giornale di Joseph Mascoulin aveva parlato del rapporto Calame, chiedendo esplicitamente chi tenesse sotto chiave il documento.
Maigret cominci a muovere le labbra, parlando sottovoce, come tra s e s.
"Delle due, l'una: o il rapporto  stato rubato per essere distrutto, oppure  stato rubato perch qualcuno vuole servirsene. Fino a questo momento pare che nessuno se ne sia ancora servito".
Lucas e Janvier ascoltavano senza interloquire.
"A meno che...".
Il commissario bevve lentamente mezzo bicchiere, poi si asciug le labbra.
"Sembra complicato, ma di rado le cose sono semplici in politica. Soltanto una o forse pi persone compromesse nella faccenda di Clairfond possono essere interessate a distruggere il documento.
Quindi, se si viene a sapere che il rapporto  sparito poche ore dopo essere saltato fuori, i sospetti si appunteranno automaticamente su di loro".
"Credo di capire" mormor Janvier.
"In questa storia almeno una trentina di politici, senza contare lo stesso Nicoud, rischia uno scandalo o peggio. Basta far ricadere i sospetti su un solo individuo, creare delle prove contro di lui, tanto pi se questo individuo  vulnerabile, ed ecco il capro espiatorio ideale. Auguste Point  senza difese".
I due collaboratori lo fissarono interdetti: Maigret aveva dimenticato che erano al corrente solo di una parte della faccenda. Ormai non era pi possibile tenerli all'oscuro del resto.
" nella lista degli invitati di Nicoud a Samois" spieg. "E la figlia ha ricevuto una penna d'oro in regalo dall'imprenditore".
"Lei gli ha parlato?".
Maigret annu.
" stato lui a...?".
Lucas lasci la domanda in sospeso. Maigret per aveva gi capito che l'ispettore avrebbe voluto chiedergli:
" stato lui a invocare il suo aiuto?".
Finalmente l'imbarazzo che aveva regnato sino allora fra i tre uomini cominciava a dissiparsi.
"S,  stato lui. Al punto in cui siamo, mi meraviglierei che non lo sapessero anche altri".
"Non c' pi bisogno di nascondersi?".
"In ogni caso non dalla Sret".
Rimasero ancora un quarto d'ora seduti a bere.
Maigret fu il primo ad alzarsi, li salut e decise di passare dal suo ufficio, per ogni evenienza. Non c'erano novit. Point non aveva telefonato, e neppure altre persone immischiate nella faccenda di Clairfond.
A cena la signora Maigret cap dalla faccia del marito che era meglio non chiedergli niente. Il commissario trascorse la serata a leggere una rivista della Polizia internazionale e alle dieci and a letto.
"Hai molto lavoro?".
Stavano quasi per addormentarsi. La moglie aveva da tempo la domanda sulla punta della lingua.
"No, non molto, ma sgradevole".
Per ben due volte fu tentato di allungare la mano verso il telefono e chiamare Auguste Point. Non aveva nulla di preciso da dirgli, ma gli sarebbe piaciuto mettersi in contatto con lui.
Si alz alle otto. Da dietro le tende traspariva una nebbia leggera che si incollava ai vetri e sembrava attutire i rumori della strada. Si diresse a piedi all'angolo di boulevard Richard-Lenoir per prendere l'autobus e si ferm davanti all'edicola.
La bomba era scoppiata. I giornali non facevano pi domande, titolavano a caratteri cubitali:
LA FACCENDA DI CLAIRFOND
SCOMPARE JULES PIQUEMAL, L'UOMO CHE AVEVA
RITROVATO IL RAPPORTO CALAME
ANCHE DEL DOCUMENTO, CONSEGNATO
A UN RAPPRESENTANTE DELLE ISTITUZIONI,
NON CI SAREBBE PI TRACCIA
Con i quotidiani sottobraccio sal sulla piattaforma dell'autobus, senza tentare di leggere altro prima di giungere al Quai des Orfvres.
Mentre percorreva il corridoio, sent il telefono che squillava nel suo ufficio. Affrett il passo e sollev la cornetta.
"Commissario Maigret?" chiese il centralinista.
" la terza volta in un quarto d'ora che la chiamano dal ministero dei Lavori pubblici. Le passo la comunicazione?".
Aveva ancora il cappello in testa e il cappotto addosso, un po' umido a causa della nebbia.



5.

Gli scrupoli del professore.

Point aveva la voce di chi non ha chiuso occhio per tutta la notte, ha dormito poco anche nelle notti precedenti e non si sforza pi di cercare le parole giuste, avendo ormai superato lo stadio in cui ci si preoccupa di fare una buona impressione. Quel tono neutro, senza accento, apatico, che  un po' l'equivalente maschile di un certo tipo di pianto femminile: un pianto che non mira a commuovere e in cui la donna si abbandona ai singhiozzi, con i lineamenti alterati, incurante di apparire brutta.
"Pu venire subito da me? Al punto in cui siamo, a meno che la cosa non la metta personalmente in imbarazzo, non c' alcun motivo di evitare boulevard Saint-Germain. L'avverto che l'anticamera  piena di giornalisti e il telefono squilla in continuazione. Ho promesso di dare una conferenza stampa alle undici".
Maigret guard l'orologio.
"Arrivo".
Bussarono alla porta. Il giovane Lapointe entr mentre il commissario teneva ancora la cornetta in mano. Maigret aveva la fronte aggrottata.
"Devi dirmi qualcosa?".
"C' una novit".
"Importante?".
"Penso di s".
"Allora mettiti il cappello e vieni con me, mi racconterai tutto strada facendo".
Maigret si ferm un istante dall'usciere chiedendogli di avvisare il capo che non avrebbe presenziato al rapporto. Nel cortile si diresse verso una delle piccole auto nere della Polizia giudiziaria.
"Guida tu".
E, quando furono in strada:
"Su, parla".
"Ho trascorso la notte all'Hotel du Berry, nella camera che avevo preso".
"Piquemal  ritornato?".
"No. Qualcuno della Sret  rimasto per tutto il tempo di guardia in strada".
Maigret se l'aspettava e non se ne preoccup.
"Ho preferito non entrare nella camera di Piquemal finch era buio, perch avrei dovuto accendere la luce e da fuori se ne sarebbero accorti. Ho aspettato l'alba e quindi ho esaminato la stanza in modo pi minuzioso della prima volta. Fra le altre cose, ho preso i libri uno per uno e li ho sfogliati. In un trattato di economia politica ci ho trovato infilata dentro questa lettera...".
Continuando a guidare con una mano, estrasse dalla tasca il portafoglio e lo tese a Maigret.
"Guardi nello scomparto a sinistra... La lettera con l'intestazione della Camera".
Era un foglio di piccolo formato, di quelli usati dai deputati per brevi messaggi. La data era del gioved precedente. La grafia era minuta, sciatta, con le lettere sovrapposte e il finale delle parole quasi illeggibile.
"Egregio Signore,
"La ringrazio della notizia comunicatami. Sono molto interessato e ci terrei a incontrarla domani, verso le otto di sera, alla Brasserie du Croissant, in rue Montmartre. Fino a quel momento le chiedo di non parlare con nessuno della faccenda.
Suo...".
Non c'era una firma vera e propria ma una sigla le cui lettere avrebbero potuto essere due qualsiasi di tutto l'alfabeto.
"Suppongo che sia di Joseph Mascoulin..." borbott il commissario.
"S, proprio lui. Sono andato stamattina presto da un amico che fa lo stenografo alla Camera e conosce la scrittura di quasi tutti i deputati.  bastato mostrargli la prima riga e la sigla".
Erano gi arrivati in boulevard Saint-Germain, e Maigret scorse le macchine di parecchi giornalisti che stazionavano davanti al ministero dei Lavori pubblici. Diede un'occhiata al marciapiede di fronte, ma non vide nessuno della Rue des Saussaies. Adesso che la bomba era scoppiata, avevano per caso deciso di interrompere la sorveglianza?
"Io resto qui?".
"S, forse  meglio".
Maigret attravers il cortile, sal la scalinata centrale e si ritrov in un'anticamera con un tappeto rosso cupo e colonne giallastre, dove riconobbe diverse facce. Due o tre giornalisti fecero per andargli incontro, ma furono preceduti da un usciere.
"Da questa parte, commissario. Il ministro la sta aspettando".
In piedi nell'immenso ufficio buio, dove solo poche lampade erano accese, Auguste Point gli parve pi basso, pi tarchiato che nell'appartamento di boulevard Pasteur. Strinse la mano a Maigret e la trattenne per qualche istante nella sua, con l'insistenza di chi ha appena avuto una disgrazia e accoglie con gratitudine ogni minima prova di simpatia.
"La ringrazio di essere venuto, Maigret. Mi dispiace averla coinvolta in questa storia. Come vede, i miei timori non erano infondati!".
Si gir verso una donna che aveva appena concluso una conversazione telefonica e stava agganciando la cornetta.
"Le presento la mia segretaria, la signorina Blanche, di cui le ho parlato".
La donna fiss Maigret con diffidenza, chiaramente sulla difensiva. Non gli porse la mano, si limit a un cenno del capo.
Aveva un viso comune, non attraente, ma sotto il vestito nero semplicissimo, dove spiccava solo un colletto di pizzo bianco, Maigret rimase sorpreso nell'intuire un corpo giovanile, morbido, ancora molto desiderabile.
"Se non le dispiace, ci trasferiamo nel mio appartamento. Non sono mai riuscito ad abituarmi a questo ufficio, mi mette a disagio. Pensa lei a rispondere al telefono, Blanche?".
"S, signor ministro".
Point apr una porta in fondo, mormorando sempre con l'identico tono neutro:
"Le faccio strada, il percorso  un po' complicato".
Lui stesso non vi aveva ancora preso familiarit: si muoveva da estraneo nei corridoi deserti e gli capitava di fermarsi indeciso dinanzi a una porta.
Salirono per una scala pi stretta e, giunti in cima, attraversarono due ampie stanze vuote. La presenza di una domestica col grembiule bianco e una scopa in mano fu il segno che avevano lasciato l'ala ufficiale dell'edificio ed erano arrivati in quella degli appartamenti privati.
"Volevo presentarle Fleury. Era nell'ufficio a fianco. All'ultimo momento mi  scappato di mente".
Sentirono una voce femminile. Point spinse un'ultima porta e si ritrovarono in un salotto pi piccolo degli altri, dove c'erano una donna seduta vicino alla finestra e una ragazza in piedi accanto a lei.
"Mia moglie e mia figlia. Ho pensato che fosse meglio parlare davanti a loro".
La signora Point avrebbe potuto essere una piccolo-borghese qualunque di mezz'et, come se ne incontrano tante per strada mentre fanno la spesa.
Aveva anche lei il viso tirato e lo sguardo un po' perso nel vuoto.
"Innanzitutto devo ringraziarla, commissario. Mio marito mi ha raccontato ogni cosa e so quanto gli sia stata di sollievo la conversazione con lei".
Su un tavolo erano sparsi i quotidiani con i loro titoli sensazionali.
Sulle prime Maigret non prest molta attenzione alla ragazza, che gli parve solo pi calma, pi padrona di s rispetto al padre e alla madre.
"Vuole un caff?".
L'atmosfera gli ricordava un po' quella di una casa in cui c' un morto e la vita quotidiana  stata sconvolta all'improvviso, dove la gente va e viene, parla e si agita senza sapere dove mettersi e cosa fare.
Maigret aveva ancora addosso il cappotto. AnneMarie lo invit a toglierselo e l'appoggi sullo schienale di una poltrona.
"Ha letto i giornali di oggi?" chiese infine il ministro, rimanendo in piedi.
"Ho avuto appena il tempo di vedere i titoli".
"Finora il mio nome non  stato citato, ma tutta la stampa  al corrente. Devono aver ricevuto l'informazione stanotte. Sono stato avvertito da un tipo che conosco, un impaginatore di rue du Croissant. Ho telefonato subito al presidente del Consiglio".
"Che reazione ha avuto?".
"Non saprei dire se  rimasto sorpreso oppure no. Non mi sento pi in grado di giudicare le persone. Era chiaro che l'avevo svegliato. Mi  parso che manifestasse un certo stupore, ma la sua voce, all'altro capo del filo, era meno turbata di quanto mi sarei aspettato".
Point continuava a parlare come a fior di labbra, senza convinzione, quasi che le parole non avessero pi importanza.
"Si accomodi, Maigret. Mi scusi se io rimango in piedi, ma da stamattina non riesco pi a star seduto.
Mi d una sensazione di angoscia. Devo per forza restare alzato, camminare. Quando lei  arrivato era gi da un'ora che facevo avanti e indietro nel mio ufficio, mentre la segretaria rispondeva al telefono.
Cosa le stavo dicendo? Ah, s, il presidente ha replicato qualcosa come:
""Eh, caro mio, visto che  in ballo le toccher ballare!".
"Credo che abbia usato proprio queste parole. Gli ho chiesto se Piquemal faceva capo ai suoi uffici, ma invece di darmi una risposta diretta ha mormorato:
""Cosa glielo fa pensare?".
"Poi mi ha spiegato che, cos come capita a me o a qualunque altro ministro, non pu mica sapere tutto quello che accade nei suoi uffici. Ha fatto una lunga digressione in merito.
""Ci ritengono responsabili di tutto," ha detto "senza capire che siamo solo di passaggio, e che quelli a cui diamo gli ordini lo sanno: avevano un altro padrone fino al giorno prima, ed  probabile che il giorno dopo ne avranno un altro ancora".
"Ho suggerito:
""Forse  meglio che le presenti le dimissioni gi domattina".
""Lei corre troppo, Point. Mi prende alla sprovvista. In politica le cose non vanno quasi mai come previsto. Rifletto sulla sua proposta e la richiamo".
"Immagino che abbia fatto un giro di telefonate ad alcuni colleghi, magari c' stata una riunione, non so. Ormai non hanno motivo di tenermi al corrente.
"Ho trascorso il resto della notte andando su e gi per la camera da letto, mentre mia moglie cercava di farmi ragionare".
La signora Point guard Maigret come a dire:
"Mi aiuti! Lo vede in che stato ?".
Era vero. La sera dell'incontro in boulevard Pasteur Point gli aveva dato l'impressione di chi barcolla per un colpo appena ricevuto, e non sa ancora in che modo fronteggiarlo, ma non considera persa la partita.
Adesso, invece, parlava come se gli avvenimenti non lo riguardassero pi, come se la sua sorte fosse stata decisa una volta per tutte e avesse rinunciato a lottare.
"Ha richiamato?" domand Maigret.
"Verso le cinque e mezzo. A quanto pare, stanotte siamo stati in parecchi a non dormire. Ha detto che le mie dimissioni non risolverebbero niente, anzi sarebbero considerate un'ammissione di colpa, e che l'unica cosa da fare  raccontare la verit".
"Anche sul contenuto del rapporto Calame?" chiese il commissario.
Point riusc ad abbozzare un sorriso.
"No, non esattamente. Quando mi sembrava che la conversazione fosse finita, il presidente ha aggiunto:
""Penso che vorranno sapere se lei ha letto il rapporto".
""L'ho letto" ho risposto.
""Avevo capito bene, dunque.  un rapporto abbastanza voluminoso, pieno - immagino - di dettagli tecnici su un argomento che magari non  molto comprensibile per un uomo di legge. Sarebbe pi corretto affermare che l'ha scorso, e che non l'ha pi sottomano per rinfrescarsi la memoria. Glielo dico, amico mio, per evitarle seccature peggiori di quelle che gi la aspettano. Se parla del contenuto del rapporto, chiamando in causa altre persone, di chiunque si tratti - la cosa non mi riguarda e non me ne curo -, sar incolpato di muovere accuse che non  in grado di sostenere. Mi spiego?"".
Per la terza volta almeno dall'inizio della conversazione Point si riaccese la pipa. La moglie si rivolse a Maigret:
"Pu fumare anche lei, ci sono abituata".
"Il telefono ha cominciato a squillare fin dalle sette del mattino. Sono per lo pi giornalisti che vogliono intervistarmi. All'inizio ho risposto che non avevo dichiarazioni da rilasciare. Poi mi  sembrato che le loro richieste assumessero un tono quasi minaccioso, e due direttori di giornale hanno chiamato di persona. Cos ho finito per dar appuntamento a tutti nel mio Gabinetto, stamattina alle undici, per una conferenza stampa.
"Avevo bisogno di vederla prima di quell'ora.
Suppongo che...".
Forse per pudore, forse per paura o superstizione, aveva avuto la forza di resistere fino a quel momento per porgli la domanda fatidica:
"Suppongo che non abbia ancora scoperto niente, vero?".
Maigret tir fuori dalla tasca la lettera e gliela porse senza dire una parola: chiss, forse lo fece apposta per dare pi importanza alla cosa, e in tal modo infondere un po' di fiducia al ministro. C'era un che di teatrale, in quel gesto, che non rientrava nelle sue abitudini.
La signora Point non si mosse dal divano dov'era seduta, ma Anne-Marie si avvicin al padre e lesse da dietro la sua spalla.
"Di chi ?" domand la ragazza.
Maigret, invece di rispondere, chiese a Point:
"Riconosce la scrittura?".
"Non mi  familiare, eppure mi sembra di averla gi vista".
"La lettera  stata spedita gioved scorso da Joseph Mascoulin".
"A chi?".
"A Jules Piquemal".
Ci fu un momento di silenzio. Point tese il biglietto alla moglie senza dire una parola. Ciascuno di loro cercava apparentemente di valutare l'importanza di quella scoperta.
Quando Maigret parl fu per procedere a una specie di interrogatorio, com'era avvenuto in boulevard Pasteur.
"In che rapporti  con Mascoulin?".
"Non ho nessun rapporto con lui".
"Avete avuto dei contrasti?".
"No".
Point era serio, pensieroso. Bench Maigret non si occupasse mai di politica, conosceva un po' le abitudini dei parlamentari. Di solito i deputati, anche se di schieramenti opposti, anche se feroci avversari in aula, intrattengono relazioni cordiali che somigliano, per il loro cameratismo, a quelle tra compagni di scuola o tra commilitoni.
"Non vi parlate?" insistette Maigret.
Point si pass una mano sulla fronte.
"Quel che sto per dirle risale a parecchi anni fa, ai miei inizi come deputato. C'era stato un radicale rinnovo della Camera - forse se ne ricorder - e ci eravamo ripromessi che non avremmo pi dato spazio agli intrallazzatori".
La guerra era appena finita, e sul paese soffiava un vento di idealismo. C'era una gran voglia di pulizia.
"La maggior parte dei miei colleghi, o comunque molti di loro, era gente come me, che non aveva mai fatto politica".
"Ma non Mascoulin".
"No. C'erano ancora alcuni deputati delle vecchie legislature, ma eravamo tutti persuasi che i nuovi arrivati avrebbero influenzato l'atmosfera generale. Dopo qualche mese io non avevo pi cos tanta fiducia, e dopo due anni ero scoraggiato. Ricordi, Henriette?".
Si era rivolto alla moglie, che disse:
"Al punto che aveva deciso di non ripresentarsi".
"Durante una cena in cui dovevo tenere un discorso, espressi la mia opinione, e i giornalisti in sala ne presero nota. Mi stupirei se, nei prossimi giorni, non riportassero una parte del mio intervento di allora. L'argomento riguardava in qualche modo le mani sporche. In sostanza, spiegavo che non  il nostro regime politico a essere difettoso, ma l'ambiente in cui, volenti o nolenti, vivono i politici.
" inutile dilungarsi. Ricorder di certo un titolo diventato famoso: La Repubblica degli amici. I deputati si incontrano ogni giorno, si stringono la mano come vecchi compagni, e dopo qualche settimana di legislatura tutti si danno del tu e si scambiano piccoli favori.
"Col passare del tempo stringono sempre pi mani, e se queste non sono del tutto pulite loro alzano le spalle con indulgenza.
""Mah, in fondo  un buon diavolo!".
"Oppure:
"" costretto a comportarsi cos, lo fa per i suoi elettori".
"Capisce? Ho dichiarato che se ognuno di noi si rifiutasse una volta per tutte di stringere mani sporche, mani di intrallazzatori, l'atmosfera politica ne risulterebbe subito purificata".
Point fece una pausa, poi aggiunse con amarezza:
"Io mi sono conformato alle mie prese di posizione. Mi sono tenuto alla larga da certi giornalisti e faccendieri che popolano i corridoi del Palais Bourbon. Ho negato a elettori influenti favori che non me la sentivo di accordare.
"E un giorno che mi trovavo nella sala dei Passi Perduti, quando Mascoulin mi  venuto incontro con la mano tesa ho finto di non vederlo e mi sono voltato con ostentazione verso un altro collega.
"So che lui  impallidito e non me l'ha mai perdonato.  il genere di uomo che non perdona".
"Si  comportato allo stesso modo con Hector Tabard, il direttore della "Rumeur"?".
"Un paio di volte mi sono rifiutato di riceverlo, e lui non ha insistito".
Guard l'orologio.
"Mi rimane solo un'ora, Maigret. Alle undici dovr affrontare i giornalisti e rispondere alle loro domande. Dapprima avevo pensato di preparare un comunicato stampa, ma non si accontenterebbero.
"Devo dire che Piquemal  venuto a portarmi il rapporto Calame e che sono andato nel mio appartamento di boulevard Pasteur per leggerlo".
"Ma che non l'ha letto!".
"Cercher di essere meno categorico. La cosa pi difficile, se non impossibile, sar convincerli che ho lasciato il famoso rapporto in un appartamento privo di sorveglianza e che il giorno dopo, quando sono tornato a prenderlo per farlo avere al presidente del Consiglio, era sparito.
"Non mi creder nessuno. La scomparsa di Piquemal non semplifica la situazione, anzi. Sosterranno che, in un modo o nell'altro, ho messo a tacere un testimone scomodo.
"L'unica via di salvezza per me sarebbe stata consegnare il ladro del documento".
E, come a scusarsi del suo cattivo umore, aggiunse:
"Ma non potevo pretendere un risultato simile in quarantott'ore, neanche da lei. A suo parere che dovrei fare?".
La signora Point intervenne in tono perentorio:
"Dare le dimissioni, e poi tornarcene a La Rochesur-Yon. Le persone che ti conoscono sanno che non sei colpevole. Quanto agli altri, non preoccupartene. Hai la coscienza a posto, ti pare?".
Maigret pos lo sguardo su Anne-Marie e la vide stringere le labbra. Capiva che la ragazza non poteva essere d'accordo con la madre e che, dal suo punto di vista, una ritirata del genere da parte del padre avrebbe probabilmente significato la vanificazione di tutte le sue ambizioni.
"Lei che ne pensa?" mormor Point, esitante.
Era una responsabilit che il commissario non si sentiva di assumere.
"E lei?".
"Ho l'impressione che devo tener duro. Soprattutto se c' una minima speranza di riuscire a scoprire il ladro".
Era un'altra domanda indiretta.
"Per me la speranza c' sempre, fino all'ultimo," borbott Maigret "altrimenti non comincerei mai un'indagine. Non essendo pratico di politica, ho perso tempo in mosse che possono sembrare inutili.
Ma non sono certo che siano poi cos inutili".
Prima che Point si presentasse ai giornalisti doveva ridargli, se non proprio fiducia, almeno una parvenza di sicurezza. Perci Maigret prov a riassumere la situazione in modo semplice.
"Vede, signor ministro, siamo arrivati su un terreno dove mi trovo pi a mio agio. Finora dovevo lavorare, almeno in teoria, senza che nessuno se ne accorgesse, anche se poi nel corso dell'inchiesta ci siamo imbattuti nei colleghi della Rue des Saussaies.
Alla porta del ministero, a quella della sua segretaria, da Piquemal o davanti casa del suo capo di Gabinetto, i miei uomini hanno invariabilmente trovato di guardia ispettori della Sret.
"Per un po' mi sono chiesto che cosa cercassero, e se i due uffici non stessero conducendo indagini parallele.
"Adesso penso che volessero semplicemente sapere che cosa avremmo scoperto noi. Non era lei, n la sua segretaria, n Piquemal, n Fleury a essere sotto sorveglianza, ma io e i miei uomini.
"Ora che la scomparsa di Piquemal e del documento sono diventate di dominio pubblico, il compito di trovarli rientra fra le competenze della Polizia giudiziaria, poich i fatti sono avvenuti sul territorio parigino.
"Un uomo non sparisce senza lasciare tracce.
"E uno scassinatore finisce sempre per farsi prendere".
"Prima o poi!" mormor Point con un sorriso triste.
E Maigret, alzandosi e guardandolo negli occhi:
"Sta a lei resistere fino a quel momento".
"Non dipende solo da me".
"Dipende soprattutto da lei".
"Se dietro queste manovre c' Mascoulin, non tarder a presentare un'interpellanza al governo".
"A meno che non preferisca approfittare di ci che sa per accrescere la sua influenza".
Point lo osserv meravigliato.
"Lo conosce? Credevo che non si occupasse di politica".
"Sono situazioni che non si verificano soltanto nel mondo politico, tipi cos esistono anche in altri ambienti. A mio giudizio - mi corregga se sbaglio -, Mascoulin ha una sola passione, quella per il potere, ma  un animale a sangue freddo, che sa aspettare il momento giusto. Ogni tanto scatena un uragano alla Camera e sulla stampa, rivelando abusi o scandali".
Point lo ascoltava con rinnovato interesse.
"In tal modo si  costruito a poco a poco la fama di inflessibile riparatore di torti, cosicch tutti i fanatici, gli inaciditi e i ribelli del genere di Piquemal ricorrono a lui quando scoprono, o credono di scoprire, qualcosa di poco pulito.
"Immagino che riceva lo stesso tipo di lettere che arrivano nei nostri uffici quando viene commesso un crimine misterioso. Ci scrivono pazzi, squilibrati e maniaci, o anche gente che coglie l'occasione di sfogare il proprio astio nei confronti di un parente, di un vecchio amico o di un vicino. Nel mucchio ci sono comunque lettere che contengono indicazioni corrette e senza le quali un bel po' di assassini sarebbero ancora a piede libero.
"Piquemal il Solitario, che ha cercato la verit in tutti i partiti estremisti, in tutte le religioni, in tutte le filosofie,  esattamente il tipo d'uomo che, dopo aver scoperto il rapporto Calame, non ha pensato neppure per un istante di consegnarlo ai suoi diretti superiori, di cui non si fida.
"Si  rivolto a un paladino di professione, convinto che cos il rapporto sarebbe sfuggito a chiss quale congiura del silenzio".
"Se Mascoulin ha in mano il rapporto, perch non se n' ancora servito?".
"Per il motivo che le ho appena detto. Periodicamente ha bisogno di provocare uno scandalo per alimentare la sua fama. Ma nemmeno i giornali ricattatori come "La Rumeur" pubblicano tutte le informazioni di cui dispongono. Anzi, le faccende delle quali non parlano sono quelle che rendono meglio.
"Il rapporto Calame  un boccone troppo grosso per darlo in pasto ai lettori.
"Se ne  in possesso Mascoulin, quanti personaggi in vista crede che abbia alla sua merc, compreso Arthur Nicoud?".
"Molti, parecchie decine".
"Noi non conosciamo la quantit di documenti sul genere del rapporto Calame che Mascoulin tiene in serbo; documenti dei quali pu servirsi in qualunque momento e che gli consentiranno, il giorno in cui si sentir abbastanza forte, di raggiungere i suoi scopi".
"Ci avevo pensato" confess Point. "Ed  proprio questo che mi spaventa! Se  lui ad avere il rapporto, l'ha messo di certo al sicuro e non credo che potremo scovarlo. D'altronde, se non riusciamo a farlo saltar fuori, o se non troviamo le prove che una persona precisa l'ha distrutto, sar disonorato, perch verr ritenuto l'artefice di questa sparizione".
Maigret vide la moglie del ministro voltarsi dall'altra parte per nascondere una lacrima che le scendeva lungo la guancia. Anche Point se ne accorse, ed ebbe un momento d'imbarazzo, mentre Anne-Marie esclamava:
"Mamma!".
La signora Point scosse la testa, per dire che non era successo niente e usc in fretta dalla stanza.
"Lo vede!" disse il marito, come se non ci fosse bisogno di commentare oltre.
Forse Maigret si lasci commuovere dall'atmosfera drammatica che lo circondava; e forse sbagli.
Ma in tono risoluto dichiar:
"Non le prometto di ritrovare il rapporto, ma metter le mani su colui o colei che si  introdotto nel suo appartamento per impadronirsene.  il mio mestiere".
"Lo crede davvero?".
"Ne sono sicuro".
Nel frattempo si era alzato. Point mormor:
"Scendo con lei".
E, rivolgendosi alla figlia:
"Va' a riferire a tua madre quello che ha appena detto il commissario: la tirer un po' su".
Percorsero in senso inverso il tragitto lungo i meandri del ministero e arrivarono nell'ufficio di Point, dove oltre alla signorina Blanche, che stava rispondendo al telefono, trovarono un uomo alto e magro, brizzolato, intento a smistare la corrispondenza.
"Jacques Fleury, il mio capo di Gabinetto... Il commissario Maigret...".
Il commissario ebbe l'impressione di averlo gi visto da qualche parte, forse in un bar o in un ristorante. Si presentava bene, era vestito con un'eleganza che faceva risaltare ancora di pi la poca ricercatezza del ministro. Era proprio il tipo che capita di incontrare nei bar sugli Champs-Elyses in compagnia di belle donne.
La sua stretta di mano era energica, il palmo asciutto. Da lontano sembrava pi giovane, pi vigoroso; da vicino, invece, mostrava borse sotto gli occhi e un certo cedimento delle labbra, che celava dietro un sorriso nervoso.
"Quanti ce ne sono?" chiese Point indicando l'anticamera.
"Almeno una trentina. Sono venuti anche i corrispondenti dei giornali stranieri. Dei fotografi, poi, ho perso il conto: ne arrivano in continuazione".
Maigret e il ministro si scambiarono un'occhiata.
Il commissario sembrava dire, ammiccando incoraggiante:
"Tenga duro!".
Point gli chiese:
"Esce passando dall'anticamera?".
"Poich annuncer che sono io a occuparmi dell'inchiesta, non ha pi importanza".
Si sentiva addosso lo sguardo sempre un po' diffidente della signorina Blanche, con cui non aveva avuto il tempo di fare conoscenza. La segretaria pareva ancora incerta su cosa pensare di lui. Forse, per, la calma del suo principale la indusse a concludere che l'intervento di Maigret era stato tutto sommato positivo.
Quando il commissario attravers l'anticamera, i primi a corrergli incontro furono i fotografi, e lui non si sottrasse all'assalto. I cronisti li seguirono a ruota, tempestandolo di domande.
"Si occupa del rapporto Calame?".
Maigret si fece largo sorridendo, e disse:
"Tra pochi minuti sar il ministro in persona a rispondervi".
"Dunque, lei non nega di occuparsene?".
"Non nego niente".
Alcuni giornalisti lo seguirono lungo la scalinata di marmo, sperando di riuscire a strappargli una dichiarazione.
"Chiedetelo al ministro" ripeteva Maigret.
Uno di loro insistette:
"Pensa che Piquemal sia stato assassinato?".
Era la prima volta che l'ipotesi veniva formulata in modo esplicito.
"Sapete bene qual  la mia risposta preferita: non penso niente".
Dopo qualche minuto e qualche altro flash dei fotografi, Maigret entr nella macchina della Polizia giudiziaria, dove Lapointe aveva occupato il tempo leggendo i giornali.
"La porto al Quai?".
"No, in boulevard Pasteur. Che cosa dicono i quotidiani?".
"Parlano soprattutto della scomparsa di Piquemal. Un giornalista, non so pi di quale testata,  andato a intervistare la moglie di Calame, che abita ancora nell'appartamento in cui viveva col marito, in boulevard Raspail. A quanto pare,  una donnina energica, senza peli sulla lingua, che non ha tentato di eludere le domande.
"Non ha letto il rapporto, ma si ricorda benissimo che circa cinque anni fa il marito era stato per parecchie settimane in Alta Savoia. Al ritorno, aveva avuto un periodo di attivit intensa e gli era capitato parecchie volte di lavorare sino a notte fonda.
""Non aveva mai ricevuto tante telefonate" ha affermato. "Veniva a trovarlo un mucchio di gente sconosciuta. Lui era preoccupato, angosciato. Quando gli chiedevo che cosa lo angustiasse, mi rispondeva: 'Il lavoro, le responsabilit'. Parlava spesso di responsabilit, a quell'epoca. Avevo l'impressione che qualcosa lo rodesse. Sapevo che era malato: il dottore mi aveva detto da pi di un anno che aveva un cancro. Ricordo che un giorno mio marito ha sospirato: 'Dio mio, com' difficile capire qual  il nostro dovere!'"".
Percorrevano rue de Vaugirard, dietro a un autobus che li costringeva a procedere lentamente.
"Siamo incolonnati, davanti ce ne sono degli altri" comment Lapointe.
"Che ne ha fatto delle carte del marito?".
"Ha lasciato tutto al suo posto nello studio, che continua a pulire regolarmente".
"Ha ricevuto visite negli ultimi tempi?".
"Due" rispose Lapointe con uno sguardo d'ammirazione per il suo capo.
"Piquemal?".
"S.  stato il primo, circa una settimana fa".
"Lo conosceva?".
"Abbastanza bene. Quando Calame era vivo, andava spesso a chiedergli consigli. La vedova pensa che si occupi di matematica. Piquemal ha detto di voler recuperare un suo lavoro che anni fa aveva sottoposto al giudizio del professore".
"L'ha trovato?".
"Aveva una cartella, ed  rimasto da solo nello studio per un'oretta. Quando ne  uscito, la signora si  informata sull'esito della ricerca e lui ha risposto che purtroppo le carte dovevano essere andate perdute. Lei non ha guardato dentro la cartella, non aveva motivo di non fidarsi delle sue parole.
Soltanto il giorno dopo...".
"Chi  stata la seconda persona a farle visita?".
"Un uomo sulla quarantina, che ha dichiarato di essere un vecchio allievo di Calame e le ha chiesto se avesse conservato i documenti del professore. Anche lui ha accennato a lavori che avevano svolto insieme".
"L'ha lasciato entrare nello studio?".
"No, la coincidenza le  parsa quanto meno strana, e ha risposto che tutte le carte del marito erano restate all'Istituto del Genio Civile".
"Ha descritto questo secondo visitatore?".
"Il giornale non ne parla. Se l'ha fatto, il cronista ha tenuto per s le informazioni e probabilmente sta indagando per conto suo".
"Parcheggia, siamo arrivati".
Di giorno il boulevard era tranquillo come di notte, con lo stesso aspetto rassicurante che ha un quartiere abitato dalla classe media.
"Rimango qui?".
"No, vieni con me. Forse avremo da lavorare".
La porta a vetri della guardiola era a sinistra dell'androne. La portinaia, anziana e piuttosto distinta, sembrava stanca.
"Chi cercate?" domand ai due uomini senza alzarsi dalla sedia, mentre un gatto rosso le saltava gi dalle ginocchia per strusciarsi contro i pantaloni del commissario.
Maigret si present, premurandosi di togliersi il cappello e di usare un tono rispettoso.
"Il ministro Point mi ha incaricato di indagare su un furto che ha subito un paio di giorni fa".
"Un furto? In casa? E non mi ha detto niente?".
"Glielo confermer alla prima occasione, ma se ha dei dubbi basta che gli telefoni".
"Non occorre. Dato che lei  commissario, dovr pur crederle, no? Come  potuto accadere? Questo  un palazzo tranquillo, la polizia non vi ha mai messo piede in trentacinque anni che lavoro qui".
"Vorrei che cercasse di ricordare cosa  successo marted, in particolare la mattina".
"Marted... Aspetti... Era l'altro ieri...".
"S, la sera precedente il ministro era venuto nel suo appartamento".
"Gliel'ha detto lui?".
"Non solo me l'ha detto, ma ci siamo incontrati qui. Lei mi ha aperto il portone intorno alle dieci".
"S, mi sembra di ricordare".
"Dev'essere uscito poco dopo di me".
"S".
"Ha aperto a qualcun altro durante la notte?".
"Certo che no. Capita di rado che gli inquilini rientrino oltre la mezzanotte. Qui abita gente tranquilla. Se fosse accaduto, me ne ricorderei".
"A che ora apre il portone la mattina?".
"Alle sei e mezzo, qualche volta alle sette".
"Poi rimane sempre nella guardiola?".
C'era solo una stanza, con un fornello a gas, un tavolo rotondo, un acquaio e, dietro una tenda, un letto con una coperta rosso cupo.
"S, a parte quando spazzo le scale".
"A che ora lo fa?".
"Non prima delle nove. Dopo aver portato su la posta, che arriva alle otto e mezzo".
"Poich la cabina dell'ascensore  a vetri, immagino che quando lei lavora nelle scale veda chi sale e chi scende".
"S, guardo sempre, per abitudine".
"Quella mattina non ha notato qualcuno che andava al quarto piano?".
"No, ne sono sicura".
"Durante la mattinata o nel primo pomeriggio, nessuno le ha chiesto se il ministro era in casa?".
"Nessuno. C' stata solo qualche telefonata".
"A lei?".
"No, nell'appartamento".
"Come fa a saperlo?".
"Ero sulle scale, tra il quarto e il quinto piano".
"Che ore erano?".
"Saranno state le dieci, forse un po' prima. Con le mie gambe, non posso pi lavorare in fretta. Ho sentito suonare il telefono da dietro la porta, ha squillato a lungo. Un quarto d'ora dopo, quando ho finito le pulizie e sono ridiscesa, hanno telefonato di nuovo, tanto che ho brontolato fra me: "Ancora!"".
"E poi?".
"Poi niente".
" rientrata nella guardiola?".
"S, per mettermi in ordine".
"Non  uscita dallo stabile?".
"Come tutte le mattine, per un quarto d'ora o venti minuti, il tempo di fare la spesa. La drogheria  qui accanto, il macellaio  proprio all'angolo. Dalla drogheria vedo chi entra e chi esce, tengo sempre d'occhio il palazzo".
"E dalla macelleria?".
"Da l non si vede, ma ci rimango poco. Vivo sola col mio gatto e compro quasi ogni giorno le stesse cose. Alla mia et l'appetito non  pi molto".
"Sa dirmi di preciso a che ora  andata dal macellaio?".
"Di preciso, no. C' un grande orologio sopra la cassa, ma non lo guardo mai".
"Quando  ritornata, non  uscito nessuno che lei non aveva visto entrare?".
"Non mi ricordo. Com' ovvio, presto attenzione a chi entra, un po' meno a chi esce; tranne che non siano inquilini, perch poi devo poter rispondere se sono in casa oppure no. Vengono sempre fattorini, addetti del gas o venditori di aspirapolvere...".
Maigret sapeva che non avrebbe cavato nient'altro dalla portinaia, e che se in seguito le fosse tornato in mente qualche dettaglio non avrebbe mancato di riferirglielo.
"Io e l'ispettore andiamo a interrogare gli inquilini" concluse il commissario.
"Come vuole. Vedr,  tutta brava gente, salvo forse la vecchia del terzo piano, che...".
Per il semplice fatto di aver ripreso il suo lavoro abituale, Maigret si sentiva pi a suo agio.
"Quando avremo finito, passeremo a salutarla" promise.
E, uscendo, non dimentic di accarezzare la testa del gatto.
"Tu occupati degli appartamenti sulla sinistra" disse poi a Lapointe. "Io busser a quelli sulla destra. Hai capito cosa cerco?".
E aggiunse bonariamente:
"Al lavoro, vecchio mio!".



6.

A pranzo al Filet de Sole.

Nel momento in cui stava per suonare alla prima porta, Maigret cambi idea e si volt verso Lapointe, che aveva gi teso la mano verso il campanello dalla sua parte.
"Tu non hai sete?".
"No, capo".
"Allora comincia pure. Ritorno fra un attimo".
In realt, per fare la telefonata che gli era appena venuta in mente, poteva anche entrare nella guardiola della portinaia. Ma preferiva non essere ascoltato, e in pi non gli dispiaceva bere qualcosa, magari un bicchiere di vino bianco.
Dovette percorrere un centinaio di metri per trovare un piccolo bistrot dove, eccetto il padrone, non c'era anima viva.
"Un bianco" ordin, e subito si corresse:
"Anzi no, un pernod".
Si intonava meglio col suo umore, col tempo e con l'odore di quel piccolo bistrot lindo e pinto, in cui pareva che non entrasse mai nessuno.
Aspett che lo servissero, mand gi mezzo bicchiere e solo allora si diresse verso la cabina del telefono.
Quando si legge sui giornali il resoconto di un'inchiesta, ci si immagina che la polizia proceda in linea retta, sapendo fin dall'inizio dove andr a parare. I fatti si susseguono con una logica, come le entrate e le uscite dei personaggi in una buona commedia.
Di rado vengono riportati gli andirivieni inutili, le ricerche estenuanti che finiscono in un vicolo cieco, le informazioni prese alla cieca a destra e a manca.
Maigret non avrebbe potuto citare una sola indagine durante la quale, a un certo punto, non si fosse arenato.
Al mattino, in ufficio, non aveva avuto il tempo di chiedere notizie a Lucas, Janvier e Torrence, a cui il giorno prima aveva affidato compiti che adesso gli apparivano superflui.
"Polizia giudiziaria? Vorrei parlare con Lucas. Se non c' mi passi Janvier".
Fu Lucas a rispondere al telefono.
" lei, capo?".
"S. Innanzitutto c' una cosa urgente da fare: dovrai procurarti una fotografia di Piquemal, il tizio dell'Istituto del Genio Civile. Non vale la pena cercare nella sua stanza: non ce ne sono. Mi stupirebbe per se all'Istituto non ci fosse almeno una foto di gruppo, una di quelle che di solito vengono scattate a fine anno scolastico, e forse i ragazzi della Scientifica potranno tirarne fuori qualcosa.
"Raccomandagli di sbrigarsi. Siamo ancora in tempo per farla uscire sui giornali del pomeriggio.
La foto deve essere trasmessa anche a tutti i corpi di polizia. Per non trascurare nulla, portane una copia pure all'Istituto di medicina legale perch vi diano un'occhiata".
"D'accordo, capo".
"Tu hai novit?".
"Ho trovato la Marcelle di cui le avevo parlato, si chiama Marcelle Luquet".
Nella sua testa Maigret aveva gi abbandonato quella pista, ma non volle dar a Lucas l'impressione di aver lavorato per niente.
"E allora?".
"Lavora come correttrice di bozze alla tipografia Croissant, fa il turno di notte. Non  l che stampano "La Rumeur", e neanche "Le Globe". Ha sentito nominare Tabard, ma non lo conosce di persona.
Non ha mai incontrato Mascoulin".
"Le hai parlato?".
"Le ho offerto un caff macchiato in rue Montmartre.  una donna perbene. Ha vissuto da sola finch non ha conosciuto Fleury e se n' innamorata. Lo ama ancora. Non gli porta rancore per averla lasciata, e se un domani quello volesse ricominciare tornerebbe con lui senza rinfacciargli nulla. A sentir lei,  un bambinone che ha bisogno di aiuto e di affetto.  convinta che nonostante i suoi piccoli imbrogli da ragazzino non sarebbe mai capace di azioni davvero disoneste".
"Janvier  l con te?".
"S".
"Passamelo".
Janvier non aveva niente da dirgli, perch era rimasto impalato ad aspettare di fronte allo stabile di rue Vaneau finch, verso mezzanotte, Torrence non era andato a sostituirlo.
"Blanche Lamotte  rientrata a piedi verso le undici, da sola, ed  salita a casa, dove la luce  rimasta accesa per una mezz'ora".
"Nessuno della Rue des Saussaies nei dintorni?".
"No. Solo quattro gatti che ritornavano dal cinema o dal teatro".
Torrence aveva trascorso una notte ancora pi calma. Per tutto il tempo che era rimasto di guardia aveva visto in rue Vaneau solo sette passanti.
"La luce si  riaccesa alle sei del mattino. Suppongo che la signorina Blanche si alzi presto per riordinare l'appartamento.  uscita alle otto e dieci, diretta in boulevard Saint-Germain".
Maigret torn al banco a bere il suo pernod e, dato che era leggero, ne ordin un altro mentre si riempiva la pipa.
Quando rimise piede nello stabile di boulevard Pasteur, sent che Lapointe era arrivato al terzo appartamento e cominci pazientemente a fare la sua parte.
A volte  complicato interrogare la gente. A quell'ora i due uomini trovavano solo donne alle prese con le faccende domestiche. Il loro primo impulso era di richiudere la porta, perch li scambiavano per venditori di un qualche apparecchio o per agenti delle assicurazioni. Alla parola "polizia" sussultavano tutte allo stesso modo.
Ascoltavano le domande con la mente altrove: al tegame che avevano lasciato sul fuoco, al bambino che giocava per terra, all'aspirapolvere che continuava a funzionare a vuoto. Alcune erano imbarazzate per essere state sorprese in vestaglia e istintivamente si ravviavano i capelli.
"Cerchi di ricordarsi di marted mattina...".
"Marted, s...".
"Per caso le  capitato di aprire la porta, mettiamo, tra le dieci e mezzogiorno?".
La prima a cui Maigret si rivolse disse che marted non era a casa, ma all'ospedale, dove la sorella era stata operata. La seconda, una giovane con un bambino in braccio, che teneva appoggiato sull'anca, continuava a confondere il marted con il mercoled.
"S, ero qua. Non esco mai la mattina. Faccio la spesa nel tardo pomeriggio, quando torna mio marito".
"Le  capitato di aprire la porta?".
Bisognava riportarle pian piano, con una pazienza infinita, all'atmosfera del marted mattina. Se avessero chiesto a bruciapelo: "Ha visto in ascensore o per le scale un estraneo che saliva al quarto piano?...", quelle avrebbero risposto di no, in buona fede, senza rifletterci su.
Al terzo piano Maigret raggiunse Lapointe, perch non aveva trovato nessuno nell'appartamento del secondo piano a sinistra.
Gli inquilini rispecchiavano il carattere dell'edificio, e dietro le loro porte si svolgeva un tran tran familiare che sembrava senza storia. L'odore cambiava da un piano all'altro, cos come il colore della tappezzeria, ma tutto era comunque espressione della stessa classe laboriosa e onesta, sempre un po' spaventata dalla polizia.
Maigret era alle prese con un'anziana signora dura d'orecchio, che non l'aveva invitato a entrare e lo costringeva a ripetere ogni domanda. Intanto gli giungeva la voce di Lapointe che parlava nell'appartamento di fronte.
"Perch dovrei aver aperto la porta?" grid la sorda. " quella vecchia strega della portinaia ad accusarmi di spiare gli inquilini?".
"Ma no, signora. Nessuno l'accusa di niente".
"Allora perch la polizia viene qui a farmi domande?".
"Cerchiamo di scoprire se un uomo...".
"Quale uomo?".
"Un uomo che non conosciamo, lo stiamo cercando".
"Cos' che cercate?".
"Un uomo".
"Che ha fatto?".
Mentre ancora tentava di farsi capire, la porta di fronte si apr. Lapointe rivolse un cenno a Maigret per segnalargli che c'era qualcosa di nuovo, e il commissario si conged bruscamente dalla vecchia indispettita.
"Le presento la signora Gaudry, capo. Suo marito lavora in una banca di boulevard des Italiens. Hanno un figlio di cinque anni".
Maigret intravedeva il bambino, attaccato alla gonna della madre.
"La mattina le capita di mandare il piccolo in qualche negozio dei dintorni, ma soltanto da questo lato del viale".
"Non lo lascio attraversare la strada da solo, e tengo sempre la porta socchiusa quando  fuori. Cos marted...".
"Ha sentito salire qualcuno?".
"S, stavo aspettando Bob. L per l ho creduto che fosse lui. La maggior parte della gente prende l'ascensore, ma a lui non glielo permetto ancora".
"Sarei capace!" asser il bambino. "Ci sono gi andato".
"E sei stato punito. Insomma, ho dato un'occhiata e ho visto passare sul pianerottolo un uomo che si dirigeva al quarto piano".
"Che ore erano?".
"Pi o meno le dieci e mezzo. Avevo appena messo lo stufato sul fuoco".
"L'uomo le ha rivolto la parola?".
"No, sul momento l'ho visto solo da dietro. Portava un soprabito beige piuttosto leggero, forse un impermeabile - non vi ho prestato troppa attenzione -, aveva le spalle larghe, il collo massiccio".
Osserv il collo di Maigret.
"Corpulento come me?".
La donna esit imbarazzata.
"Non proprio, era pi giovane. Sui quarant'anni, direi. L'ho visto in faccia quando ha girato sulle scale, anche lui mi ha guardato, e non sembrava affatto contento che fossi l".
"Si  fermato al quarto piano?".
"S".
"Ha suonato a una porta?".
"No.  entrato nell'appartamento del ministro Point, anche se ci ha messo un bel po' ad aprire".
"Come se stesse provando diverse chiavi?".
"Questo non so dirglielo, ma come se non conoscesse la serratura".
"L'ha visto andar via?".
"No, perch ha preso l'ascensore".
"Molto tempo dopo?".
"Meno di dieci minuti".
"Lei era rimasta sul pianerottolo?".
"No, ma Bob non era ancora rientrato e la porta era socchiusa. Ho sentito salire l'ascensore, si  fermato al quarto piano e poi  ridisceso".
"Saprebbe descriverlo, a parte la corporatura robusta?".
" difficile. Aveva un colorito acceso, come se fosse una buona forchetta".
"Portava gli occhiali?".
"Non mi pare... No, ne sono certa".
"Fumava la pipa? Sigarette?".
"No... Aspetti... Sono quasi sicura che fumasse un sigaro... La cosa mi ha colpito perch mio cognato...".
Corrispondeva, con in pi il dettaglio del sigaro, alla descrizione dell'uomo che aveva avvicinato Piquemal nel bistrot di rue Jacob. Poteva corrispondere anche a quella dello sconosciuto che si era introdotto nell'appartamento della signorina Blanche in rue Vaneau.
Qualche minuto dopo, Maigret e Lapointe erano sul marciapiede.
"Dove andiamo?".
"Lasciami al Quai. Poi va' in rue Vaneau e in rue Jacob e cerca di appurare se l'uomo fumava il sigaro".
Quando il commissario entr nel suo ufficio Lucas si era gi procurato la fotografia: purtroppo Piquemal vi compariva in secondo piano, ma l'immagine era abbastanza nitida perch gli esperti della Scientifica potessero tirarne fuori qualcosa.
Si fece annunciare al direttore della Polizia giudiziaria, e per quasi mezz'ora lo mise al corrente dei nuovi sviluppi.
"Meglio cos!" sospir il capo quando Maigret ebbe finito.
"Gi".
"Sar ancora pi tranquillo quando avremo scoperto - se mai lo scopriremo - chi  quel tipo".
Avevano tutti e due lo stesso sospetto e preferivano non parlarne. Come escludere che l'individuo sulle cui tracce si erano imbattuti per ben tre volte fosse un uomo della Rue des Saussaies? Maigret aveva qualche amico alla Sret, in particolare un certo Catroux, di cui aveva tenuto a battesimo il figlio. Ma esitava a rivolgersi a lui, per non metterlo in una situazione imbarazzante nel caso sapesse qualcosa.
Di l a poco i giornali del pomeriggio avrebbero pubblicato la fotografia di Piquemal. Non era paradossale che la persona a cui la Polizia giudiziaria stava dando la caccia potesse trovarsi in quello stesso momento nelle mani della Sret? Magari gli uomini della Rue des Saussaies avevano deciso di farlo sparire per un po' dalla circolazione perch sapeva troppe cose. O forse l'avevano portato nei loro uffici per costringerlo a cantare.
I giornali avrebbero scritto che la Polizia giudiziaria, e Maigret in particolare, si occupava della faccenda.
Sarebbe stato un bello scherzo, da parte dei colleghi della Sret, lasciargli mettere in moto la macchina delle indagini e poi, dopo qualche ora, annunciare che Piquemal lo avevano preso loro.
" proprio convinto" insistette il capo "che Point sia onesto e non le nasconda niente?".
"Ci giurerei".
"Vale anche per quelli che lo circondano?".
"Ho l'impressione di s. Ho preso informazioni su ognuno. Certo, non so tutto della loro vita, ma le notizie raccolte mi inducono a credere che bisogna cercare altrove. La lettera che le ho mostrato...".
"Mascoulin?".
" senz'altro coinvolto nella faccenda. Quella lettera ne  appunto la prova".
"Che cosa pensa di fare?".
"Non so perch, ma vorrei conoscerlo pi da vicino, anche se forse non mi servir a molto. Mi basta andare a pranzo al Filet de Sole, in place des Victoires, dove pare che abbia stabilito il suo quartier generale".
"Stia attento".
"Non si preoccupi".
Pass dall'ufficio degli ispettori per dare istruzioni. Lapointe era appena arrivato.
"Allora? Novit sui sigari?".
" strano che sia stata una donna a notare questo particolare. Il padrone del bistrot, anche se l'uomo  rimasto nel suo locale per pi di un quarto d'ora, non sa dire con certezza se fumasse pipa, sigaro o sigarette. Propenderebbe per il sigaro. La portinaia della signorina Blanche invece  stata categorica".
"Fumava il sigaro?".
"No, una sigaretta. Ha buttato il mozzicone sulle scale e l'ha schiacciato sotto la suola".
Era l'una quando Maigret entr nel famoso ristorante di place des Victoires, con una lieve sensazione di disagio, sapendo che, da semplici funzionari, non  prudente misurarsi con tipi come Mascoulin.
Non aveva prove contro di lui, a parte un biglietto che il deputato poteva spiegare in mille modi, tutti plausibili. E, al Filet de Sole, Mascoulin giocava in casa. Maigret era un intruso, e il direttore di sala aspett che fosse lui ad avvicinarsi, senza scomodarsi ad andargli incontro.
"C' un tavolo libero?".
"Per quante persone?".
"Sono solo".
La maggior parte dei tavoli era occupata, in sottofondo echeggiava un incessante brusio di voci accompagnato dal tintinnio di forchette e bicchieri. Il direttore di sala si guard intorno e gli fece strada verso un tavolo pi piccolo degli altri, incastrato contro il battente della porta.
C'erano altri tre tavoli liberi, ma se il commissario gliel'avesse fatto notare probabilmente gli avrebbe risposto che erano prenotati, cosa del resto abbastanza verosimile.
L'addetta al guardaroba si decise, dopo un cenno, a liberarlo del cappotto e del cappello. Pass un bel po' di tempo prima che qualcuno andasse a prendere le sue ordinazioni, perci pot osservare con comodo la sala.
Il ristorante era frequentato da persone di rilievo e, a pranzo, quasi soltanto da uomini: finanzieri, avvocati di grido, giornalisti, politici, tutta gente pi o meno dello stesso ambiente, che si scambiava da lontano cenni di saluto.
Qualcuno aveva riconosciuto il commissario, ed era probabile che a parecchi tavoli si parlasse sottovoce di lui.
Joseph Mascoulin era seduto nell'angolo a destra, su una panca imbottita, in compagnia dell'avvocato Pinard, famoso quasi quanto il deputato per le sue feroci arringhe.
C'era un terzo commensale, che Maigret scorgeva da dietro: un uomo di una certa et con le spalle strette e i capelli grigi piuttosto radi pettinati col riporto. Solo quando si gir di profilo il commissario cap che era Sauvegrain, cognato e socio di Nicoud, di cui aveva visto la fotografia sui giornali.
Mascoulin, che stava mangiando una bistecca, si era gi accorto della presenza di Maigret e teneva lo sguardo fisso su di lui come se nella sala non ci fosse nient'altro di interessante. Sulle prime l'aveva scrutato con curiosit, poi nei suoi occhi era balenata una scintilla di ironia, e adesso sembrava aspettare divertito le mosse del commissario.
Questi riusc finalmente a ordinare il pranzo, si fece portare una mezza bottiglia di bianco della Loira e continu a fumare la pipa a brevi boccate, sostenendo lo sguardo del deputato. La differenza tra i due era che Maigret, come sempre in circostanze del genere, aveva uno sguardo del tutto vacuo. Dava l'impressione di fissare qualcosa di assolutamente insignificante, come un muro bianco, e di pensare solo ai filetti di sogliola alla normanna che stavano per portargli.
Era ben lungi dal conoscere nei dettagli la storia di Nicoud e della sua impresa. Correva voce che Sauvegrain - oscuro impiegato fino a una decina d'anni prima, quando la sorella aveva sposato l'imprenditore - facesse parte della societ solo di nome. Aveva un ufficio, in avenue de la Rpublique, non distante da quello di Nicoud Un ufficio ampio e sontuoso, dove Sauvegrain passava le giornate in attesa di qualche visitatore, sempre di poco conto, che veniva indirizzato a lui per tenerlo impegnato.
Se Mascoulin lo accettava pubblicamente come commensale doveva avere le sue buone ragioni. Quanto all'avvocato Pinard, forse era seduto con loro perch curava gli interessi di Sauvegrain.
Un direttore di giornale, uscendo, si ferm al tavolo di Maigret e gli strinse la mano.
"In piena attivit?" gli chiese.
E siccome il commissario fingeva di non capire, continu:
"Non mi pare di averla mai incontrata qui".
Accenn con lo sguardo a Mascoulin.
"Non sapevo che la Polizia giudiziaria si interessasse a questo genere di faccende. Piquemal  stato rintracciato?".
"Non ancora".
"Sempre alla ricerca del rapporto Calame?".
La domanda era stata posta in tono beffardo, come se il rapporto Calame esistesse solo nell'immaginazione di qualcuno, o come se Maigret non avesse alcuna possibilit di trovarlo.
"Ce ne stiamo occupando" si limit a rispondere il commissario.
Il giornalista fece per replicare, ma poi ci ripens e usc rivolgendogli un cordiale cenno di saluto con la mano. Nel varcare la soglia rischi di scontrarsi con un nuovo arrivato che Maigret probabilmente non avrebbe visto se non avesse seguito con gli occhi il suo interlocutore.
L'uomo, infatti, mentre stava per spingere la seconda porta scorse il commissario attraverso il vetro, e sul suo viso si dipinse un'espressione smarrita.
In circostanze normali avrebbe salutato Maigret - si conoscevano da anni - e manc poco che lo facesse.
Lanci un'occhiata perplessa in direzione di Mascoulin e, forse sperando che Maigret non avesse avuto il tempo di riconoscerlo, gir sui tacchi e scomparve.
Mascoulin aveva osservato dal tavolo tutta la scena, bench la sua faccia da giocatore di poker non lasciasse trapelare niente.
Che cosa era venuto a fare Maurice Labat al Filet de Sole, e perch aveva battuto in ritirata accorgendosi della presenza di Maigret? Labat era stato in servizio per una decina d'anni in una sezione della Rue des Saussaies, e c'era stato anche un periodo, sia pur breve, in cui correva voce che avesse una certa influenza sul ministro.
Poi, da un giorno all'altro, era giunta prima la notizia che aveva dato le dimissioni, poi che non l'aveva fatto per sua libera scelta, ma per evitare grane pi pesanti.
Da allora aveva continuato a bazzicare la cerchia di persone che frequentavano locali come Le Filet de Sole. Diversamente da altri che si erano ritrovati nella sua stessa situazione, non aveva aperto un'agenzia investigativa privata. Non era chiaro che mestiere facesse, n come si procurasse da vivere. Oltre alla moglie e ai figli, manteneva in un appartamento di rue de Ponthieu un'amante che aveva vent'anni meno di lui e che doveva costargli piuttosto cara.
Maigret non riusc a gustare come meritava la sua sogliola alla normanna, perch l'episodio di Labat gli dava da pensare.
Non era ovvio immaginare che la persona con la quale l'ex poliziotto aveva appuntamento al Filet de Sole fosse proprio Mascoulin? Labat, oltre a essere un individuo, fra i tanti, a cui si potevano assegnare incarichi pi o meno puliti, doveva avere ancora qualche amico alla Rue des Saussaies.
Andando via in quel modo, sperava forse che Maigret non avesse avuto il tempo di riconoscerlo? O era stato Mascoulin, che in quel momento era fuori dalla visuale del commissario, a fargli segno di non entrare? Se Labat fosse stato sui quarant'anni, se avesse avuto un fisico imponente, se avesse fumato il sigaro, allora Maigret avrebbe avuto la certezza di aver scoperto l'uomo che era andato in boulevard Pasteur e in rue Vaneau, e che si era allontanato con Piquemal.
Ma Labat aveva appena trentasei anni, era crso e ne aveva tutta l'aria: piccolo e magro, portava scarpe col tacco per sembrare pi alto e baffi scuri a virgola.
Inoltre fumava sigarette dalla mattina alla sera, come dimostravano le sue dita ingiallite dalla nicotina.
Ci nonostante la sua comparsa offriva uno spunto per cercare in altre direzioni, e Maigret si rimprover di essersi lasciato ipnotizzare dalla Rue des Saussaies.
Labat ne aveva fatto parte, ma adesso era fuori. A Parigi c'erano decine di ex poliziotti come lui, di cui la Sret aveva dovuto sbarazzarsi per ragioni pi o meno simili.
Maigret si ripromise di procurarsene al pi presto un elenco. Anzi, fu l l per telefonare a Lucas e affidargli subito l'incarico; se non lo fece - per quanto strano possa sembrare -, fu solo perch non aveva voglia di attraversare la sala sotto lo sguardo ironico di Mascoulin.
Il deputato, che non aveva preso il dolce, stava bevendo il caff. Anche Maigret rinunci al dolce, e chiese un caff e un'acquavite, poi si riemp la pipa passando mentalmente in rassegna le facce che aveva conosciuto alla Rue des Saussaies. Era come se avesse un nome sulla punta della lingua e non riuscisse a ricordarselo.
Da quando gli avevano parlato dell'uomo corpulento, e soprattutto da quando era emerso il particolare del sigaro, la sua memoria si era messa in moto.
Era cos preso dai suoi pensieri da notare appena che Mascoulin si stava alzando, dopo essersi pulito la bocca col tovagliolo e aver scambiato qualche parola con gli altri commensali. A essere precisi, lo vide alzarsi, spostare il tavolo per farsi largo e poi avanzare disinvolto verso di lui - ma era come se la cosa non lo riguardasse affatto.
"Permette, commissario?" disse Mascoulin afferrando lo schienale della sedia di fronte a Maigret.
Era serio in volto, e aveva solo un piccolo fremito all'angolo della bocca, probabilmente un tic nervoso.
Maigret ebbe un attimo di sconcerto: questa non se l'aspettava. Non aveva mai sentito la voce di Mascoulin, che si rivel bassa e di timbro gradevole. A detta di molti, era proprio per via di quella voce che le donne, nonostante il suo viso poco attraente da Grande Inquisitore, si contendevano i posti alla Camera quando doveva prendere la parola.
" davvero una strana coincidenza che lei sia venuto qui oggi. Stavo per telefonarle".
Maigret rimase imperturbabile, sforzandosi, per quanto possibile, di rendergli le cose pi difficili, ma il deputato non sembr impressionato dal suo silenzio.
"Ho appena saputo che  lei a occuparsi di Piquemal e del rapporto Calame".
Parlava sottovoce, ma furono ugualmente molti gli avventori che si girarono a guardarli.
"Non solo ho alcune importanti informazioni da darle, ma penso che dovrei fare una deposizione ufficiale. Forse sarebbe bene che mandasse quanto prima uno dei suoi ispettori alla Camera per trascriverla... Chiunque potr indicargli dove trovarmi".
Maigret non fece una piega.
"Si tratta di Piquemal, con cui mi  capitato di trovarmi in contatto la settimana scorsa".
Il commissario aveva in tasca la lettera di Mascoulin, e cominciava a capire perch il deputato avesse sentito il bisogno di parlargli.
"Non so pi in che giorno, il mio segretario mi ha fatto leggere una delle tante lettere che ricevo quotidianamente e alle quali ha l'incarico di rispondere. Era firmata Piquemal, e riportava l'indirizzo di un alberghetto di rue Jacob di cui ho dimenticato il nome - il nome di una provincia, se non sbaglio".
Senza togliergli gli occhi di dosso, Maigret bevve un sorso di caff e riprese a fumare la pipa a brevi boccate.
"Ogni giorno, come pu immaginare, ricevo centinaia di lettere da parte di gente di tutti i generi, matti o mezzo matti, ma anche persone oneste che mi segnalano abusi; il mio segretario, un giovane in gamba nel quale ripongo piena fiducia, ha il compito di selezionarle".
Senza una ragione precisa, osservando il viso del suo interlocutore, Maigret si domand se fosse un pederasta. Non aveva mai sentito chiacchiere del genere sul suo conto. Se lo era, lo mascherava bene. Al commissario parve che questo avrebbe potuto spiegare certi tratti del carattere di Mascoulin.
"La lettera di Piquemal mi  sembrata sincera e sono sicuro che lei avrebbe la stessa impressione se la ritrovassi, perch mi sentirei in dovere di fargliela avere. Sosteneva di essere l'unica persona in tutta Parigi a sapere dov'era il rapporto Calame e a essere in grado di procurarselo. Aggiungeva che si rivolgeva a me invece che a un'istituzione ufficiale perch c'era troppa gente interessata a mettere tutto a tacere, e io ero l'unico di cui si fidava. Mi scusi se le ripeto le sue parole. Per ogni eventualit, gli ho scritto due righe per fissare un appuntamento".
Maigret, senza scomporsi, prese il portafoglio dalla tasca, ne tir fuori la lettera con l'intestazione della Camera e la mostr al deputato; ma, nonostante il gesto che Mascoulin fece per afferrarla, non gliela porse.
"Si riferisce a questa?".
"Credo di s, mi sembra di riconoscere la mia grafia".
Non chiese in che modo Maigret l'avesse avuta, evit di manifestare la bench minima sorpresa e constat:
"Vedo che  al corrente. Ho incontrato Piquemal alla Brasserie du Croissant, non lontano dalla tipografia, dove concentro una parte dei miei appuntamenti serali. Mi  parso un tipo un po' esaltato, un po' troppo "frondista" per i miei gusti. L'ho lasciato parlare".
"Le ha detto di essere in possesso del rapporto?".
"Non proprio. I tipi come lui non la fanno mai cos semplice, hanno bisogno di creare intorno a s un'atmosfera da complotto. Mi ha detto che lavorava all'Istituto del Genio Civile, che gli era capitato di collaborare come assistente con il professor Calame e che sapeva dove trovare il rapporto redatto a suo tempo in merito al sanatorio di Clairfond. La conversazione  durata meno di dieci minuti, perch avevo da rivedere le bozze del mio articolo".
"In seguito Piquemal le ha portato il rapporto?".
"Non l'ho pi visto. Si era offerto di consegnarmelo il luned o il marted successivo, al pi tardi il mercoled. Gli ho risposto di no: non volevo che il documento mi passasse per le mani, e lei pu facilmente intuire il motivo. Quel rapporto  dinamite, oggi ne abbiamo la prova".
"A chi gli ha suggerito di consegnarlo?".
"Ai suoi superiori".
"Vale a dire al direttore dell'Istituto del Genio Civile?".
"Non mi pare di essere stato cos preciso, forse ho pronunciato la parola "ministero", la prima che mi  venuta alle labbra".
"Non ha mai provato a telefonarle?".
"No, che io sappia".
"E neanche a incontrarla?".
"Se ha provato, non c' riuscito, perch - come le ho detto - non ho pi avuto sue notizie se non dai giornali.
"Sembra che abbia seguito il mio consiglio, esagerando un po', visto che  andato dal ministro in persona. Quando ho sentito della sua scomparsa, mi sono ripromesso di informarla dell'accaduto, ed eccomi qui. Considerando le possibili ripercussioni della faccenda, preferisco che la mia dichiarazione sia messa ufficialmente a verbale. Quindi, se nel pomeriggio volesse...".
Maigret non aveva alternative: era costretto a mandargli qualcuno per prendere nota della sua deposizione. Ed era sicuro che l'ispettore avrebbe trovato Mascoulin circondato da un buon numero di colleghi e giornalisti. Non era un modo di accusare Auguste Point?
"La ringrazio, provveder" si limit a mormorare.
Mascoulin parve disorientato, come se si fosse aspettato qualcosa di diverso. Forse si era immaginato che il commissario gli avrebbe posto domande imbarazzanti, oppure che avrebbe manifestato in un modo o nell'altro il suo scetticismo...
"Dovere. Se avessi previsto che gli avvenimenti avrebbero preso questa piega gliene avrei parlato prima".
Dava la perenne impressione di recitare una parte, e - c'era da giurarci - non faceva il minimo sforzo per nasconderlo. Sembrava dire:
"Sono stato pi furbo di te. Vediamo come te la cavi stavolta!".
Allora Maigret fece qualcosa che avrebbe potuto costargli caro. Perch non aveva niente da guadagnare, e semmai tutto da perdere, a misurarsi con un avversario potente e scaltro come Mascoulin.
Quello, in piedi, gli stava tendendo la mano. In un lampo il commissario si ricord di Point e della storia delle mani sporche.
Non stette a considerare i pro e i contro, prese la tazza del caff ormai vuota e se la port alle labbra, ignorando la mano che gli veniva offerta.
Lo sguardo del deputato si incup e il fremito all'angolo della bocca, lungi dall'attenuarsi, si accentu.
Disse soltanto:
"Arrivederla, signor Maigret".
Aveva intenzionalmente calcato sul "signor", come parve al commissario? Se s, era una minaccia appena camuffata, perch significava che Maigret non si sarebbe fregiato ancora a lungo del titolo di commissario.
Segu con lo sguardo Mascoulin che ritornava al suo tavolo e sussurrava qualcosa agli altri commensali. Poi, sovrappensiero, chiam il cameriere:
"Il conto, per favore!".
Almeno dieci persone che, per un motivo o per un altro, avevano un ruolo importante nella vita del paese, tenevano gli occhi puntati sul commissario.
Probabilmente butt gi l'acquavite senza neanche accorgersene, perch, una volta fuori, ne sent il sapore in bocca.



7.

I taxi del commissario.

Non era la prima volta che gli capitava di fare un'entrata del genere, pi da collega che da capo: apr la porta dell'ufficio degli ispettori e, spingendo il cappello verso la nuca, and a sedersi all'angolo di un tavolo; poi vuot la pipa sul pavimento battendola contro il tacco e cominci a riempirla un'altra volta. Li guard uno dopo l'altro, impegnati in svariati compiti, con un'espressione da padre di famiglia che, rientrando a casa la sera,  contento di rivedere i familiari e li passa tutti in rassegna.
Lasci trascorrere un po' di tempo prima di borbottare:
"Scommetto che presto ci sar una tua foto sui giornali, caro Lapointe".
L'ispettore sollev la testa, sforzandosi di non arrossire, con uno sguardo leggermente incredulo. In fondo, tutti quanti - eccetto Maigret, che vi era fin troppo abituato - provavano un intimo compiacimento quando i giornali pubblicavano la loro fotografia. Tuttavia fingevano sempre di esserne infastiditi:
"Proprio la pubblicit che ci voleva per passare inosservati durante gli appostamenti!".
Anche gli altri ascoltavano: se Maigret aveva deciso di andare a parlare con Lapointe nell'ufficio comune, era perch quel che aveva da dirgli interessava tutti.
"Prendi un taccuino e va' alla Camera. Sono certo che non ti sar difficile rintracciare il deputato Mascoulin, e mi stupirei se non lo trovassi circondato da un folto gruppo di testimoni. Ti rilascer una dichiarazione, che dovrai trascrivere con la massima scrupolosit. Poi torna in ufficio per batterla a macchina e lasciamela sulla scrivania".
Dalla sua tasca facevano capolino i giornali del pomeriggio, con in prima pagina le fotografie di Auguste Point e del commissario. Vi aveva dato solo un'occhiata di sfuggita, ma sapeva quasi esattamente cosa doveva esserci scritto sotto i titoloni.
" tutto?" s'inform Lapointe mentre prendeva cappotto e cappello dall'attaccapanni.
"Per il momento, s".
Maigret rest nell'ufficio, fumando assorto.
"Ditemi un po', ragazzi...".
Gli ispettori sollevarono di nuovo la testa.
"Cercate di pensare ai colleghi della Rue des Saussaies che si sono fatti mettere alla porta o che sono stati costretti a presentare le dimissioni".
"Di recente?" domand Lucas.
"Poco importa quando, diciamo nel corso degli ultimi dieci anni".
"Dovrebbe esserci un elenco da qualche parte!" esclam Torrence.
"Cita qualche nome".
"Baudelin. Adesso esegue indagini per conto di una compagnia di assicurazioni".
Maigret prov a ricordarsi di Baudelin, un ragazzo alto e pallido che probabilmente aveva lasciato la Sret, non per disonest o scorrettezza, ma perch impiegava pi energia e astuzia a spacciarsi per malato che a compiere il suo dovere.
"Un altro".
"Falconet".
Questo aveva superato la cinquantina ed era stato pregato di andare in pensione anticipata perch si era messo a bere ed era diventato inaffidabile.
"Un altro".
"Valencourt, il piccoletto".
"Troppo basso".
Contrariamente a quanto avevano creduto all'inizio, non venivano fuori molti nomi, e ogni volta, dopo aver richiamato alla memoria le fattezze della persona corrispondente, Maigret scuoteva la testa.
"Non ci siamo ancora. Mi serve un tipo corpulento, quasi come me".
"Fischer".
Scoppiarono tutti a ridere, perch questo Fischer pesava almeno centoventi chili.
"Grazie tante!" borbott Maigret.
Rimase con loro ancora per un po', ma fin per alzarsi sospirando.
"Lucas, ti dispiace telefonare alla Rue des Saussaies e chiedere di passarmi Catroux?".
Poich ormai le ricerche si erano spostate sugli ispettori che avevano lasciato la Sret, rivolgersi all'amico non significava pi chiedergli di tradire un segreto d'ufficio. Catroux, che lavorava l dentro da oltre vent'anni, aveva pi elementi di quanti ne avessero gli ispettori della Polizia giudiziaria per rispondere alla sua domanda.
Un'idea, sia pur vaga, il commissario doveva avercela, era evidente, anche se non riusciva a metterla bene a fuoco. Eppure, dall'espressione a bella posta burbera, dallo sguardo concentrato con cui fissava le persone senza vederle, si intuiva che adesso sapeva in che direzione cercare.
Continuava a sforzarsi di ritrovare quel nome che per un attimo gli sembrava di aver avuto sulla punta della lingua. Lucas parlava al telefono, rivolgendosi con familiarit alla persona che gli aveva risposto, probabilmente un collega.
"Catroux non c'".
"Non vorrai dirmi che  in missione all'altro capo della Francia?".
"No, sta male".
" in ospedale?".
"No, a casa".
"Ti sei fatto dare l'indirizzo?".
"Pensavo lo avesse".
In effetti lui e Catroux erano buoni amici, per non si erano mai scambiati visite. Maigret ricordava soltanto di averlo accompagnato una volta a casa, in boulevard des Batignolles, nella parte alta, sulla sinistra, e gli sembrava che a destra del portone ci fosse un ristorante.
"La foto di Piquemal  stata pubblicata?".
"S, in seconda pagina".
"Telefonate?".
"Ancora niente".
Pass dal suo ufficio, dove, senza neanche sedersi, diede una scorsa alla corrispondenza; poi port a Torrence qualche documento che lo riguardava e infine scese in cortile, incerto se prendere una delle auto in dotazione alla Polizia giudiziaria. Alla fine prefer un taxi. Bench nella sua visita a Catroux non ci fosse nulla di strano, ritenne pi prudente non lasciare una macchina del Quai des Orfvres ad aspettarlo davanti al portone.
All'inizio sbagli stabile, perch adesso c'erano due ristoranti a cinquanta metri l'uno dall'altro. Poi chiese alla portinaia:
"Abita qui il signor Catroux?".
"Secondo piano a destra. L'ascensore  guasto".
Suon il campanello. Non ricordava la moglie di Catroux, che venne ad aprirgli la porta e che invece lo riconobbe subito.
"Si accomodi, commissario".
"Suo marito  a letto?".
"No, in poltrona. Ha solo una brutta influenza.
Di solito la fa all'inizio dell'inverno, stavolta se l' presa alla fine".
Alle pareti erano appese numerose fotografie dei due figli, un maschio e una femmina, in ogni fase della loro vita. E poich entrambi erano ormai sposati, alla collezione cominciavano ad aggiungersi le fotografie dei nipotini.
"Maigret?" esclam incredulo Catroux in tono festoso prima ancora che il commissario avesse raggiunto la porta della stanza in cui si era installato.
Non era un salotto vero e proprio, ma un ampio soggiorno, dove con ogni evidenza si svolgeva gran parte della vita familiare. Catroux, avvolto in una vestaglia pesante, era seduto vicino alla finestra con alcuni giornali sulle ginocchia, mentre altri erano appoggiati su una sedia al suo fianco; su un tavolino c'era una tazza di tisana. Fra le dita aveva una sigaretta.
"Ti lasciano fumare?".
"Zitto, va'! Non metterti dalla parte di mia moglie. Faccio solo un tiro ogni tanto, per togliermi lo sfizio".
Aveva la voce rauca e gli occhi febbricitanti.
"Togliti il cappotto, qui fa molto caldo. Mia moglie dice che devo sudare. Prendi una sedia".
"Beve qualcosa, Maigret?" gli chiese la donna.
Era quasi una donna anziana e il commissario ne fu sorpreso. Lui e Catroux erano pressappoco coetanei, ma rispetto alla moglie dell'amico la signora Maigret, secondo lui, appariva molto pi giovane.
"Ma certo che beve qualcosa! Dai, Isabelle, non hai bisogno di aspettare la risposta, prendi la bottiglia di calvados invecchiato".
Fra i due uomini scese un silenzio imbarazzato.
Di certo Catroux sapeva che il collega della Polizia giudiziaria non era andato a trovarlo per informarsi della sua salute, e forse si aspettava domande pi spinose di quelle che Maigret aveva in mente.
"Sta' tranquillo, vecchio mio, non ho alcuna intenzione di metterti in difficolt".
Allora l'altro lanci un'occhiata alla prima pagina del giornale, come a dire:
" per questo che sei qui, vero?".
Maigret aspett che arrivasse il suo bicchiere di calvados.
"E io?" protest l'amico.
"Tu non puoi bere".
"Ma il dottore non ha detto niente".
"Non c' bisogno che lo dica, lo so da me".
"Solo un goccetto, per bagnarmi le labbra".
La moglie gli vers un fondo di bicchiere e, proprio come avrebbe fatto la signora Maigret, spar con discrezione.
"Ho un'idea in testa che non riesco ad afferrare" ammise Maigret. "Poco fa, con gli ispettori, abbiamo tentato di elencare degli uomini che hanno lavorato da voi e che sono stati messi alla porta".
Catroux continuava a guardare il giornale, cercando un nesso tra le parole di Maigret e quel che aveva appena letto.
"Messi alla porta per quale motivo?".
"Per qualunque motivo. Sai che voglio dire. Capita anche da noi, ma pi di rado perch siamo di meno".
Catroux sorrise, sornione.
"Davvero la pensi cos?".
"Be', forse anche perch noi ci occupiamo di poche categorie di reati. Di conseguenza, la tentazione  meno forte. Prima, in ufficio, ci siamo scervellati, ma ci sono venuti in mente solo tre o quattro nomi".
"Quali?".
"Baudelin, Falconet, Valencourt, Fischer...".
"Tutto qui?".
"Pi o meno, perci ho preferito venire a trovarti.
Non  questo il tipo di uomo che sto cercando, mi interessa uno che abbia preso una brutta strada".
"Come Labat?".
Non era strano che Catroux pronunciasse giusto quel nome? Sembrava quasi che l'avesse fatto apposta, per passare un'informazione a Maigret, ma come di sfuggita.
"S, ci ho pensato.  probabile che sia in qualche modo coinvolto, per non  lui che cerco".
"Hai in mente un nome?".
"Un nome e una faccia. Quando me l'hanno descritto, ho subito avuto l'impressione di conoscerlo.
Poi...".
"Descrivilo pure a me. Magari ci arriviamo prima che se ti dessi un elenco completo di nominativi, tanto pi che neanch'io me li ricordo tutti".
"Innanzitutto chi lo vede lo prende per un poliziotto".
"Questo pu valere per molti".
"Sulla quarantina, pi robusto della media, ma un po' meno di me".
Catroux sembrava soppesare la corporatura del suo interlocutore.
"O io mi sbaglio di grosso, o continua a fare l'investigatore, per conto suo oppure per conto di altri".
"Per un'agenzia investigativa privata?".
"Forse. Non  indispensabile che abbia il nome sulla porta di un ufficio, e neanche che metta annunci sui giornali".
"Ce ne sono tanti che, raggiunti i limiti d'et, hanno aperto un'agenzia, compresi alcuni ex commissari molto in gamba. Come Louis Canonge, per esempio, e Cadet, che  stato il mio capo".
"Anche da noi ci sono casi simili, ma io parlavo di un altro genere di persone".
"Ti hanno fornito qualche particolare?".
"Fuma il sigaro".
Maigret si accorse subito che a Catroux era venuto in mente un nome: aveva corrugato la fronte e gli si leggeva in faccia un certo disappunto.
"Ti dice qualcosa?".
"S".
"Chi ?".
"Un farabutto".
"Cerco proprio un farabutto".
"Un farabutto di bassa levatura, ma pericoloso".
"Perch?".
"Primo, perch i farabutti di questo genere sono sempre pericolosi; secondo, perch sembra che faccia lavoro sporco per alcuni politici".
"Anche questo quadra perfettamente con il tipo che cerco".
"Credi che sia coinvolto nella faccenda di cui ti occupi?".
"Se corrisponde ai dati che ti ho fornito, se fuma il sigaro, se bazzica negli ambienti della politica, ci sono buone probabilit che sia il mio uomo... Non starai parlando di...".
A un tratto un volto si era fatto strada nella memoria di Maigret, un volto piuttosto largo, con gli occhi gonfi e le labbra carnose deformate da un mozzicone.
"Aspetta! Adesso mi viene in mente, ...".
Ma il nome continuava a sfuggirgli.
"Benot" sussurr Catroux. "Eugne Benot. Ha aperto un'agenzia investigativa in boulevard Saint-Martin, in un mezzanino sopra un'orologeria. C' il suo nome sul vetro della finestra. Credo che la porta sia pi spesso chiusa che aperta, perch tutto il personale dell'ufficio consiste in una sola persona, lui stesso".
In effetti era proprio l'uomo del quale il commissario cercava di ricordarsi da ventiquattr'ore.
"Immagino che non sia facile procurarsi una sua fotografia, vero?".
Catroux riflett:
"Dipende da quando di preciso ha lasciato la Sret. Doveva essere...".
Fece qualche calcolo sottovoce, poi chiam:
"Isabelle!".
La moglie, nella stanza accanto, arriv subito.
"Mi prendi l'annuario della Sret nello scaffale in basso della libreria? Ce n' uno solo, di qualche tempo fa. Contiene due o trecento fotografie".
La moglie lo tir fuori e lui cominci a scorrerlo, indic a Maigret una sua fotografia e solo nelle ultime pagine trov quel che cercava.
"To', eccolo qui. Ora ha qualche anno di pi ma non  cambiato molto. Da quando lo conosco io,  sempre stato grasso".
Anche Maigret lo riconobbe, perch gli era capitato di incontrarlo.
"Ti dispiace se ritaglio la sua foto?".
"Fa' pure. Prendi un paio di forbici, Isabelle".
Maigret ripose il pezzo di carta patinata nel portafoglio e si alz.
"Sei di corsa?".
"S, abbastanza. Del resto, suppongo che tu preferisca non sapere troppo di questa faccenda".
L'altro cap. Finch Maigret non scopriva con precisione quale era il ruolo della Sret in quella storia, era meglio per Catroux che il collega gli dicesse il meno possibile.
"Hai paura?".
"Non tanta".
"Credi che Point...?".
"Sono convinto che stanno cercando di usarlo come capro espiatorio".
"Bevi un altro calvados?".
"No, grazie. Stammi bene".
La moglie di Catroux lo riaccompagn alla porta e, una volta in strada, Maigret prese un altro taxi e si fece portare in rue Vaneau. Fu un caso se decise di cominciare da l. Buss alla guardiola della portinaia, che lo riconobbe.
"Mi scusi se la disturbo ancora, ma vorrei che guardasse attentamente questa fotografia.  l'uomo che  salito dalla signorina Blanche? Rifletta con comodo".
Ma la donna non ebbe bisogno di riflettere e scosse la testa senza esitare.
"No di certo".
"Ne  sicura?".
"Sicurissima".
"Anche se la foto  di qualche anno fa e nel frattempo l'uomo  un po' invecchiato?".
"Anche se avesse avuto una barba finta, le direi che non  lui".
Maigret la sbirci di sottecchi, colto per un attimo dal dubbio che la risposta potesse esserle stata suggerita Ma no! Sembrava sincera.
"La ringrazio" sospir rimettendosi il portafoglio in tasca.
Era un brutto colpo. Si era quasi convinto di essere sulla pista giusta e, alla prima verifica, crollava tutto.
Il tassista lo stava aspettando e, poich erano pi vicini a rue Jacob, gli disse di portarlo al bistrot dove Piquemal aveva l'abitudine di fare colazione. A quell'ora non c'era quasi nessuno.
"Le dispiace dare un'occhiata a questa foto?" chiese al padrone.
Non aveva quasi il coraggio di guardarlo, tanto temeva la sua risposta.
"Lo riconosco, solo che di persona mi  sembrato un po' pi vecchio".
" l'uomo che ha avvicinato Piquemal e che  uscito dal bar insieme a lui?".
"S".
"Ne  certo?".
"Certissimo".
"La ringrazio".
"Beve qualcosa?".
"Adesso no, grazie. Ripasser".
Questa testimonianza cambiava tutto. Finora Maigret aveva pensato che fosse stato sempre lo stesso individuo a presentarsi nei vari posti: dalla signorina Blanche, nel bistrot frequentato da Piquemal, all'Hotel du Berry, dalla vedova del professore e in boulevard Pasteur. A un tratto scopriva invece che c'erano almeno due persone.
La visita successiva la fece alla signora Calame, che trov occupata a leggere i giornali.
"Spero che ritrovi il rapporto di mio marito...
Ora capisco perch era cos tormentato negli ultimi anni della sua vita. Ho sempre detestato questa sporca politica!".
Lo squadr con diffidenza, chiedendosi se Maigret non fosse l proprio per conto della "sporca politica".
"Che cosa vuole?".
Il commissario le porse la fotografia. La donna la esamin con attenzione, poi sollev lo sguardo stupita.
"Dovrei riconoscerlo?".
"Non necessariamente. Mi domandavo se  l'uomo che le ha fatto visita due o tre giorni dopo Piquemal".
"Non l'ho mai visto".
" sicura di non sbagliarsi?".
"S. Forse gli somiglia un po', ma di certo non  la stessa persona che  venuta qui".
"Grazie".
"Cos' successo a Piquemal? Pensa che sia stato ucciso?".
"Perch?".
"Non so. Se vogliono evitare a tutti i costi che il rapporto di mio marito salti fuori, dovranno eliminare coloro che l'hanno letto".
"Suo marito non l'hanno eliminato".
La risposta la sconcert. Pens di dover difendere la memoria di Calame.
"Mio marito di politica non capiva niente, era uno studioso. Ha fatto il suo dovere stendendo il rapporto e consegnandolo alle autorit competenti".
"Sono convinto che abbia fatto il suo dovere".
Maigret prefer andarsene prima che la vedova lo costringesse ad approfondire la questione. L'autista del taxi gli rivolse uno sguardo interrogativo.
"Dove andiamo?".
"All'Hotel duBerry".
Vedendo arrivare Maigret, due giornalisti che erano l in cerca di informazioni su Piquemal gli corsero incontro, ma il commissario scosse la testa.
"Non ho niente da dire, ragazzi.  solo un normale controllo. Vi prometto che...".
"Spera di trovarlo vivo?".
Anche loro! Li lasci sul pianerottolo mentre mostrava la fotografia al padrone dell'albergo.
"Che cosa dovrei farmene?".
"Mi dica se  questo l'uomo che  venuto a chiederle di Piquemal".
"Ne sono venuti due".
"Quello che ha preso una camera era un mio ispettore, l'altro".
"Non  lui".
La risposta era stata categorica. Stando alle prime verifiche, dunque, Benot era il personaggio con cui Piquemal si era allontanato dal bistrot, ma non era stato visto in nessuno degli altri posti.
"La ringrazio".
Risal precipitosamente sul taxi.
"Andiamo via, poi le dir dove...".
Solo una volta che si furono allontanati dai giornalisti, diede all'autista l'indirizzo di boulevard Pasteur. Non si ferm a parlare con la portinaia, sal direttamente al terzo piano e suon il campanello.
Nessuno gli apr, cos dovette ridiscendere.
"La signora Gaudry  fuori?".
" uscita una mezz'ora fa col figlio".
"Sa quando torna?".
"Era senza cappello, sar andata a sbrigare qualche commissione nei paraggi. Non ci metter molto, penso".
Piuttosto che aspettare sul marciapiede, Maigret si diresse al bar dove era entrato la mattina, e chiam per ogni eventualit la Polizia giudiziaria.
Dall'ufficio degli ispettori gli rispose Lucas.
"Novit?".
"Due telefonate a proposito di Piquemal. La prima di un tassista che sostiene di averlo portato ieri alla Gare du Nord; l'altra di una cassiera di cinema che gli avrebbe venduto un biglietto ieri sera. Sto facendo controllare".
"Lapointe  rientrato?".
"S, da pochi minuti. Non ha ancora cominciato a battere a macchina la dichiarazione".
"Passamelo un momento".
E a Lapointe:
"Allora? C'erano fotografi?".
"S, capo, e non hanno smesso un attimo di spararci addosso i flash mentre Mascoulin parlava".
"Dove ti ha ricevuto?".
"Nella Sala delle Colonne. Come dire nell'atrio della Gare Saint-Lazare! Gli uscieri dovevano respingere la folla dei curiosi perch potessimo respirare".
"C'era anche il suo segretario?".
"Non so, non lo conosco. Non mi  stato presentato".
" lunga la dichiarazione?".
"Saranno circa tre pagine dattiloscritte. Alcuni giornalisti hanno stenografato tutto contemporaneamente a me".
Questo significava che la dichiarazione di Mascoulin sarebbe uscita la sera stessa con l'ultima edizione dei giornali.
"Mi ha raccomandato di fargliela firmare".
"Cosa gli hai risposto?".
"Che la decisione non spettava a me e che avrei chiesto ordini al mio superiore".
"Sai per caso se  prevista una seduta notturna alla Camera?".
"Penso di no, ho sentito dire che avrebbero finito alle cinque".
"Batti a macchina il testo e aspettami in ufficio".
La signora Gaudry non era ancora rincasata. Il commissario and avanti e indietro sul marciapiede finch non la vide arrivare, con la sporta delle provviste e il figlioletto che le trotterellava accanto. La donna lo riconobbe.
"Cercava me?".
"Le rubo solo un momento".
"Venga su, ero andata a fare la spesa".
"Non serve che salga".
Il ragazzino la tirava per il braccio, domandando:
"Chi ? Perch vuole parlarti?".
"Sta' buono. Deve solo chiedermi un'informazione".
"Che informazione?".
Maigret tir fuori dalla tasca la fotografia.
"Lo riconosce?".
La donna riusc a divincolarsi, si chin sull'immagine ritagliata e d'impulso rispose:
"S,  lui".
Dunque l'uomo del sigaro, Eugne Benot, era stato in due posti: in boulevard Pasteur, dove probabilmente si era impadronito del rapporto Calame, e nel bistrot di rue Jacob, dove aveva avvicinato Piqumal, col quale era stato visto allontanarsi nella direzione opposta a quella da prendere per raggiungere l'Istituto del Genio Civile.
"L'avete ritrovato?" domand la signora Gaudry.
"Non ancora, ma ormai dovrebbe essere questione di ore".
Chiam un altro taxi per farsi condurre in boulevard Saint-Martin, pentendosi di non aver preso un'auto della Polizia giudiziaria, perch gli sarebbe toccato discutere di nuovo la sua nota spese col contabile.
L'edificio era vecchio. I vetri dell'ammezzato avevano la parte inferiore smerigliata e vi si leggeva a chiare lettere la scritta:
AGENZIA BENOT
SPECIALIZZATA IN PEDINAMENTI
Ai due lati dell'androne c'erano le targhe di un dentista, di un venditore di fiori artificiali, di una massaggiatrice svedese e di altre attivit ancora, fra cui alcune piuttosto insolite. La scala sulla sinistra era buia e polverosa. Il nome di Benot compariva di nuovo su una targa smaltata accanto a un campanello.
Buss, sapendo gi che non gli avrebbe aperto nessuno, perch da sotto la porta spuntavano vari opuscoli pubblicitari che si erano accumulati. Aspett qualche istante per scrupolo, quindi scese e cerc la guardiola della portineria, che fin per scovare in fondo al cortile. Invece di una donna, vi trov un calzolaio: la guardiola gli serviva anche da bottega.
"E da molto che il signor Benot non si fa vivo?".
"Oggi non l'ho visto, se  questo che vuole sapere".
"E ieri?".
"Non so. No, direi di no. Non ci ho fatto caso".
"E l'altro ieri?".
"Neanche".
Sembrava infischiarsene del mondo intero, e Maigret gli mise il distintivo sotto il naso.
"Le ho detto tutto quello che so. Non c' niente di male, no? Gli affari degli inquilini non mi riguardano".
"Conosce il suo indirizzo di casa?".
"S, dovrei avercelo".
Si alz a malincuore e da una credenza da cucina tir fuori una specie di registro unto e bisunto che sfogli con le dita annerite dalla pece.
"L'ultimo recapito che ho  quello dell'Hotel Beaumarchais, in boulevard Beaumarchais".
Non era distante, e Maigret vi si rec a piedi.
"Ha traslocato tre settimane fa" gli dissero. " rimasto qui solo due mesi".
Stavolta lo mandarono in una pensioncina piuttosto equivoca in rue Saint-Denis, davanti alla quale stazionava una ragazza fin troppo opulenta che apr bocca per rivolgergli la parola, ma all'ultimo momento dovette riconoscerlo perch si allontan scrollando le spalle.
"Ha la camera 19, ma non c'".
"Ha passato la notte qui?".
"Emma! Hai rifatto la camera del signor Benot, stamattina?".
Una testa si sporse dalla rampa del primo piano.
"Chi lo vuole sapere?".
"Non sono affari tuoi, rispondi".
"No, non ha dormito qui".
"E la notte precedente?".
"Neanche".
Maigret chiese la chiave della camera. La ragazza che aveva risposto dal primo piano lo segu fino al terzo con la scusa di fargli strada. Le porte erano numerate e il commissario non aveva bisogno di lei, ma ne approfitt per rivolgerle qualche domanda.
"Vive solo?".
"Intende se dorme da solo?".
"S".
"Abbastanza spesso".
"Ha una donna fissa?".
"Ne ha molte".
"Di che genere?".
"Il genere che accetta di venire in posti come questo".
"Sempre diverse?".
"Ho gi visto un paio di volte la stessa faccia".
"Le trova per strada?".
"Io mica ci sto quando le sceglie".
"E sono due giorni che non mette piede qui?".
"Due o tre, non so dirle di preciso".
"Qualche volta riceve anche visite di uomini?".
"Se ho capito a che si riferisce, non  il suo genere, e neanche quello della casa. C' un albergo apposta in fondo alla strada".
Maigret scopr ben poco nella camera. Era la tipica camera ammobiliata, con un letto di ferro, un vecchio com, una poltrona mezzo sfondata e un lavandino con acqua calda e fredda. Nei cassetti c'era della biancheria, una scatola di sigari cominciata, un orologio fermo, ami di varie misure in una busta di cellofan, ma niente che potesse avere un qualsiasi interesse. In una valigia a soffietto trov solo scarpe e camicie sporche.
"Gli capita spesso di non rientrare a dormire?"
"Come no! E tutti i sabati se ne va in campagna e ci rimane fino al luned".
Maigret questa volta si fece portare al Quai des Orfvres, dove Lapointe aveva finito gi da un pezzo di battere a macchina la deposizione di Mascoulin.
"Telefona alla Camera e chiedi se i deputati sono ancora l".
"Devo dire che lei vuole parlargli?".
"No, non menzionarmi, e non alludere neanche alla Polizia giudiziaria".
Quando si volt verso Lucas, questi scosse la testa.
"C' stata un'altra telefonata dopo le prime due.
Abbiamo controllato: Torrence  ancora in giro. Sono tutte false piste".
"Non si trattava di Piquemal?".
"No, l'autista del taxi era il pi sicuro di s, ma abbiamo rintracciato il cliente nello stabile davanti al quale l'aveva caricato".
Sarebbero arrivate altre segnalazioni, soprattutto l'indomani con la posta.
"La seduta della Camera  finita da una mezz'ora" gli annunci Lapointe. "Era solo una votazione per...".
"Non m'interessa per cosa dovevano votare".
Sapeva che Mascoulin abitava in rue d'Antin, a due passi dall'Opera.
"Hai qualcosa da fare?".
"Niente di urgente".
"Allora vieni con me e porta la deposizione".
Maigret non guidava mai. Aveva tentato, quando alla Polizia giudiziaria erano state assegnate parecchie auto nere di piccola cilindrata, ma gli era capitato, immerso com'era nei suoi pensieri, di dimenticarsi che era al volante. Due o tre volte era riuscito a frenare solo all'ultimo momento. Cos aveva lasciato perdere.
"Prendiamo la macchina?".
"S".
Era un po' come se volesse farsi perdonare dall'ufficio contabilit tutti i taxi di cui si era servito nel pomeriggio.
"Sa qual  il numero civico di rue d'Antin?".
"No, ma  il palazzo pi vecchio della strada".
Era un caseggiato rispettabile, vecchiotto ma in ottime condizioni.
Maigret e il giovane Lapointe si fermarono davanti alla guardiola, che sembrava un salotto piccolo-borghese e odorava di cera e di velluto.
"Mascoulin" fece Maigret alla portinaia.
"Ha un appuntamento?".
Maigret per tagliare corto rispose di s. In quel momento la donna, tutta vestita di nero, lo guard, poi guard la prima pagina del giornale e ritorn a guardarlo.
"Immagino di doverla lasciar salire, commissario.
Primo piano a sinistra".
"Abita qui da molto?".
"Saranno undici anni a dicembre".
"Il segretario vive con lui?".
La donna fece un risolino.
"No di certo".
Maigret ebbe l'impressione che gli avesse letto nel pensiero.
"Lavorano fino a tardi, la sera?".
"Spesso, quasi sempre. Credo che il signor Mascoulin sia uno degli uomini pi occupati di Parigi.
Pensi a quanto ci vuole anche solo per rispondere alla corrispondenza che riceve, qui o alla Camera".
Maigret stava per mostrarle la fotografia di Benot e chiederle se lo avesse mai visto, ma siccome la portinaia lo avrebbe di sicuro riferito a Mascoulin prefer non scoprirsi troppo.
"Lei ha una seconda linea telefonica collegata con l'appartamento del deputato?".
"Come fa a saperlo?".
Non era stato difficile capirlo, perch nella guardiola, oltre all'apparecchio normale, c'era un telefono a muro pi piccolo. Mascoulin era un uomo prudente.
La portinaia l'avrebbe dunque avvertito dell'arrivo di Maigret mentre lui e Lapointe salivano. Non aveva importanza, e del resto, se avesse voluto, avrebbe potuto impedirglielo lasciando Lapointe di guardia.
Suon il campanello e rimase in attesa per qualche minuto; ad aprire la porta, dopo un po', fu lo stesso Mascoulin, che non fece nemmeno lo sforzo di fingersi sorpreso.
"Ero certo che sarebbe venuto di persona e che avrebbe preferito incontrarmi qui. Entri".
Pile di giornali, riviste e resoconti di dibattiti parlamentari ingombravano il pavimento dell'ingresso.
Ce n'erano anche in un'altra stanza che fungeva da salotto e che non era molto pi accogliente della sala d'attesa di un dentista.
Era evidente che Mascoulin non teneva n al lusso n alla comodit.
"Immagino che voglia vedere il mio studio...".
C'era un che d'insultante nella sua ironia, nel modo in cui sembrava prevedere le intenzioni dell'interlocutore, ma il commissario mantenne la calma e si limit a replicare:
"Non sono mica un'ammiratrice venuta a chiederle un autografo".
"Si accomodi".
Oltrepassata una doppia porta imbottita, si ritrovarono in uno studio spazioso con due finestre che davano sulla strada. Due intere pareti erano ricoperte di schedari verdi, su degli scaffali erano allineati libri di diritto come quelli che hanno tutti gli avvocati, e infine, per terra, ancora pile di giornali e quasi pi incartamenti che in un ministero.
"Le presento Ren Falk, il mio segretario".
Il giovanotto non dimostrava pi di venticinque anni. Era biondo e mingherlino, e l'espressione imbronciata gli dava un'aria stranamente infantile.
"Piacere" mormor, guardando Maigret con la stessa faccia con cui l'aveva guardato la signorina Blanche la prima volta: come la segretaria di Point, doveva essere un fanatico ammiratore del suo principale e considerare tutti gli estranei dei potenziali nemici.
"Ha portato il verbale? In pi copie, immagino".
"Tre copie: due da sottoscrivere, come mi ha richiesto, e la terza per i suoi archivi o per farne l'uso che crede".
Mascoulin prese i documenti, porse una copia a Rene Falk ed entrambi si misero a leggere la deposizione.
Seduto alla sua scrivania, il deputato prese una penna, aggiunse una virgola qua e l, cancell qualche parola e mormor rivolto a Lapointe:
"Spero che non si offenda...".
Quando arriv all'ultima riga, firm, riport le correzioni sulla seconda copia e firm anche quella.
Maigret tese la mano, ma Mascoulin non gli restitu i fogli. Neanche riport le correzioni sulla terza copia.
"Va tutto bene?" domand al segretario.
"Mi sembra di s".
"Fanne una copia".
Lanci al commissario un'occhiata beffarda:
"Uno che ha tanti nemici come me non prende mai abbastanza precauzioni. Specialmente quando ci sono persone che hanno tutto l'interesse a non far saltare fuori un certo documento".
Falk apr una porta che non si cur di chiudere alle sue spalle, lasciando intravedere una stanzetta forse un tempo una cucina o un bagno - con un tavolo di legno chiaro su cui era poggiato un apparecchio per le copie fotostatiche.
Il segretario schiacci qualche pulsante e la macchina cominci a ronzare, poi introdusse i fogli a uno a uno, insieme ad altri fogli di carta speciale.
Maigret, che conosceva il sistema ma che di rado aveva visto un'apparecchiatura del genere in un'abitazione privata, seguiva l'operazione con apparente indifferenza.
"Bella invenzione, vero?" disse Mascoulin sempre con lo stesso ghigno. "A volte le copie carbone vengono contestate, ma  impossibile rigettare una copia fotostatica".
Sul volto di Maigret era comparso un mezzo sorriso che non sfugg al deputato.
"A cosa sta pensando?".
"Mi chiedevo se, tra le persone che di recente hanno avuto per le mani il rapporto Calame, non ce ne sia qualcuna a cui  venuto in mente di farne una copia fotostatica".
Non era un caso se Mascoulin gli aveva lasciato vedere la fotocopiatrice. Falk avrebbe potuto assentarsi un momento con i documenti senza che il commissario sospettasse che cosa combinava nella stanza vicina.
I fogli uscivano da una fessura e il segretario li stendeva sul tavolo ancora umidi.
"Sarebbe un bello scherzo per tutti quelli che sono tanto interessati a soffocare lo scandalo, non le pare?" sogghign Mascoulin.
Maigret lo fiss in silenzio con il suo sguardo pi inespressivo e pi penetrante. Poi ripet:
"S, proprio un bello scherzo".
Era impossibile capire che quelle parole gli avevano fatto accapponare la pelle.



8.

Il viaggio a Seineport.

Quando arrivarono in boulevard Saint-Germain erano le sei e mezzo, e nel cortile del ministero non c'era anima viva. Non appena Maigret e Lapointe superarono il cancello, diretti alle scale che portavano all'appartamento del ministro, furono richiamati da una voce alle loro spalle:
"Ehi, voi! Dove andate?".
Il guardiano non li aveva visti passare. Si diresse zoppicando verso di loro, che si erano fermati in mezzo al cortile. Diede un'occhiata al distintivo che Maigret gli tese, poi lo guard in viso.
"Mi scusi, non l'avevo riconosciuta".
"Ha fatto bene, non si preoccupi. Dato che  qui, le dispiacerebbe dirmi...".
Maigret ormai era abituato a tirar fuori la fotografia dal portafoglio.
"Ha gi visto questa faccia?".
L'uomo, che non voleva prendere un'altra cantonata, la esamin attentamente dopo aver inforcato un paio di occhiali spessi con la montatura d'acciaio. Non disse n s n no. Dava l'impressione che prima di compromettersi volesse saperne di pi, ma non osasse chiedere.
"Adesso  un po' pi anziano, vero?".
"S, la fotografia  di qualche anno fa".
"Ha un'automobile nera a due posti, un modello vecchio?".
"E possibile".
"Allora probabilmente  la persona che ho richiamato perch aveva messo la macchina nel cortile, in uno dei posti riservati alle auto del ministero".
"Quando?".
"Il giorno preciso non me lo ricordo. All'inizio della settimana".
"Non le ha detto il suo nome?".
"Ha alzato le spalle ed  andato a parcheggiare dall'altra parte del cortile".
"E salito dalla scalinata centrale?".
"S".
"Mentre siamo di sopra, cerchi di ricordarsi che giorno era".
Nell'anticamera al primo piano l'usciere era ancora in servizio e stava leggendo i giornali. Maigret mostr anche a lui la fotografia, ma l'impiegato scosse la testa.
"Quand' che sarebbe venuto?" domand.
"All'inizio della settimana".
"Non ero al lavoro. Ho preso quattro giorni di congedo per la morte di mia moglie. Deve chiedere a Joseph, lo trover la settimana prossima. La annuncio al ministro?".
Un istante dopo, Auguste Point apr di persona la porta dell'ufficio. Sembrava stanco, ma calmo.
Fece entrare Maigret e Lapointe senza fare domande. Con lui c'erano sia la segretaria, la signorina Blanche, sia il capo di Gabinetto. Al ministero probabilmente la radio non veniva ancora fornita in dotazione, perch su un tavolino c'era una radio portatile che forse apparteneva a Point e che i tre stavano ascoltando quando erano stati interrotti dall'usciere.
"... La seduta  stata breve, e dedicata solo all'ordinaria amministrazione, ma i corridoi sono stati animati da grande fermento per tutto il pomeriggio. Le chiacchiere che circolano sono tante. Si dice che luned ci sar un'interpellanza sensazionale, ma non sappiamo ancora...".
"Spenga!" disse Point alla segretaria.
Fleury si diresse verso una delle porte, ma Maigret lo trattenne.
"Resti, signor Fleury, non  di troppo. E neanche lei, signorina".
Point lo fissava, preoccupato, perch non era facile capire che cosa fosse venuto a fare. D'altra parte, il commissario aveva l'aspetto di chi segue il filo dei propri pensieri ed  talmente concentrato da dimenticare tutto il resto.
Sembrava che stesse ricostruendo mentalmente la pianta dell'ufficio: guardava le pareti e le porte.
"Se permette, signor ministro, vorrei porre qualche domanda ai suoi collaboratori".
Il primo a cui si rivolse fu il capo di Gabinetto.
"Suppongo che durante la visita di Piquemal lei fosse nel suo ufficio".
"Non sapevo che...".
"Va bene, ma adesso lo sa. Dov'era a quell'ora?".
Fleury gli indic una porta a due battenti che era socchiusa.
" l il suo ufficio?".
"S".
Il commissario and a dare un'occhiata.
"Era solo?".
"Non sono in grado di risponderle. Non rimango mai a lungo da solo, i visitatori si susseguono per tutta la giornata. Il ministro ne riceve alcuni, i pi importanti, io mi occupo degli altri".
Maigret apr una porta che collegava l'ufficio del capo di Gabinetto con l'anticamera.
"Passano da qui?".
"Di solito s, tranne quelli che prima sono stati ricevuti dal ministro e che lui accompagna da me per qualche motivo".
Squill il telefono. Point e la signorina Blanche si guardarono. La segretaria sollev la cornetta.
"No, il ministro non c'...".
Poi rimase in ascolto, con lo sguardo fisso. Anche lei sembrava spossata.
"Sempre la stessa storia?" chiese Point quando riagganci.
La donna annu con un semplice battito di palpebre.
"Dice che suo figlio  stato...".
"Non aggiunga altro".
Si rivolse a Maigret.
"Si pu dire che da mezzogiorno il telefono non ha mai smesso di suonare. Ho risposto io stesso a qualche chiamata. E quasi ogni volta mi sono sentito ripetere:
""Se ti ostini a insabbiare la faccenda di Clairfond, ti faremo la pelle!".
"Ci sono delle varianti. Alcuni sono pi gentili, altri si presentano con nome e cognome, e questi sono i genitori dei bambini rimasti uccisi nella tragica disgrazia. Una donna mi ha urlato sconvolta:
""Non vorr mica coprire gli assassini? Se non ha distrutto il rapporto, lo tiri fuori, la Francia intera deve sapere..."".
Aveva gli occhi cerchiati, il colorito grigio di chi non riesce pi a dormire.
"Poco fa, qualche minuto dopo che la radio aveva trasmesso la mia dichiarazione, ha telefonato il presidente del mio comitato elettorale, a La Roche, un vecchio amico di famiglia che mi ha visto crescere.
Non mi ha mosso accuse, ma ho intuito che aveva dei dubbi.
""Qui non ci stiamo capendo pi niente, figliolo" mi ha detto con voce triste. "Conosciamo tuo padre, e pensiamo di conoscere pure te. Anche a costo di comprometterli tutti, bisogna che tu dica quello che sai"".
"Glielo dir presto" replic Maigret.
Point sollev di scatto la testa, come se non fosse sicuro di aver sentito bene, e chiese incredulo:
"Lo pensa davvero?".
"Adesso ne sono certo".
Fleury era appoggiato a un mobile dall'altra parte dell'ufficio. Maigret porse la fotografia di Benot al ministro, che la guard senza capire.
"Chi ?".
"Non lo conosce?".
"La sua faccia non mi dice niente".
"Non  venuto a trovarla negli ultimi tempi?".
"Se  successo, il suo nome sar sul registro, in anticamera".
"Vuole mostrarmi il suo ufficio, signorina Blanche?".
Fleury, da lontano, non poteva aver visto la fotografia e Maigret not che si rosicchiava le unghie come se si fosse portato dietro quell'abitudine dall'infanzia.
L'ufficio della segretaria, proprio accanto a quello del capo di Gabinetto, aveva una porta a un solo battente.
" venuta qui quando il ministro ha ricevuto Piquemal e le ha detto di lasciarli soli?".
La signorina Blanche, tesa, fece un cenno di assenso.
"Ha richiuso la porta alle sue spalle?".
Ripet il cenno di prima.
"Da qua  possibile ascoltare le conversazioni della stanza a fianco?".
"Se incollassi l'orecchio alla porta e se dall'altra parte parlassero a voce piuttosto alta,  probabile".
"L'ha fatto?".
"No".
"Non le capita mai?".
La segretaria prefer non rispondere. Forse origliava quando Point riceveva una donna che lei considerava carina o pericolosa?
"Conosce quest'uomo?".
Era il momento che la signorina Blanche stava aspettando, perch aveva avuto modo di dare un'occhiata alla foto mentre la guardava il ministro.
"S".
"Dove l'ha visto?".
"Nell'ufficio attiguo" rispose lei sottovoce, per non farsi sentire dagli altri, indicando la parete che separava la sua stanza da quella di Fleury.
"Quando?".
"Il giorno della visita di Piquemal".
"Dopo?".
"No, prima".
"Era seduto o in piedi?".
"Seduto, con il cappello in testa e il sigaro in bocca. Non mi  piaciuto il modo in cui mi ha guardata".
"L'ha pi rivisto?".
"S, dopo".
"Intende dire che era ancora l quando Piquemal se n' andato, cio che  rimasto nell'ufficio di Fleury finch la visita non  finita?".
"Suppongo di s. C'era prima e dopo. Non creder che...".
Probabilmente voleva parlargli di Fleury, ma il commissario si limit a dirle:
"Ssst!... Venga...".
Quando torn nell'ufficio grande, Point lo guard contrariato, come se gli rimproverasse di aver messo sotto torchio la sua segretaria.
"Ha bisogno del suo capo di Gabinetto stasera, signor ministro?".
"No... Perch?".
"Perch mi piacerebbe fare una chiacchierata con lui".
"Qui?".
"No, sarebbe meglio nel mio ufficio. Le dispiace seguirci, signor Fleury?".
"Ho un appuntamento per cena, ma se  necessario...".
"Telefoni per disdire".
Fleury obbed. Lasciando aperta la porta del suo ufficio, chiam il Fouquet's.
"Bob? Sono Fleury. Jacqueline  gi arrivata? Non ancora? Sei sicuro?... Quando arriva, dille di cominciare senza di me... S... Non credo che far in tempo per la cena... Dopo, s. A pi tardi...".
Lapointe lo controllava con la coda dell'occhio.
Point, sconcertato, osservava Maigret con il palese desiderio di chiedergli spiegazioni. Il commissario sembrava non accorgersene.
"Ha qualche impegno stasera, signor ministro?".
"Avrei dovuto partecipare a una cena, ma ho disdetto io prima che mi venisse annullato l'invito".
"Pu darsi che le telefoni per darle notizie, presumibilmente piuttosto tardi".
"Anche se fosse in piena notte...".
Fleury era ricomparso con cappotto e cappello in mano, l'aria di chi si regge in piedi solo per forza d'abitudine.
" pronto? Lapointe, andiamo".
Scesero tutti e tre in silenzio dalla scalinata centrale e si diressero verso l'auto parcheggiata lungo il marciapiede.
"Salga... Lapointe, al Quai".
Durante il tragitto non scambiarono neanche una parola. Un paio di volte Fleury sembr l l per chiedere qualcosa, ma poi non ne fece nulla e continu a rosicchiarsi le unghie.
Sulle scale polverose Maigret gli ordin di andare avanti, poi lo fece entrare per primo nel suo ufficio e and a chiudere la finestra.
"Pu togliersi il cappotto. Si accomodi".
Rivolse un cenno a Lapointe, che lo segu in corridoio.
"Resta con lui finch non torno. Ne avrai per un pezzo, forse sino a notte inoltrata".
Lapointe arross.
"Hai un appuntamento?".
"Non importa".
"Puoi telefonarle?".
"S".
"Se vuole raggiungerti qui...".
Lapointe scosse la testa.
"Fatti portare panini e caff dalla brasserie, ma non perdere di vista Fleury. Impediscigli di telefonare a chicchessia, e qualunque domanda ti ponga digli che non sai niente. Voglio che cuocia nel suo brodo, d'accordo?".
Era la procedura classica. Lapointe, anche se aveva partecipato a buona parte dell'inchiesta, non capiva dove volesse andare a parare il capo.
"Va' a tenergli compagnia e non dimenticare i panini".
Entr nell'ufficio degli ispettori e trov Janvier che non era ancora andato via.
"Hai impegni particolari stasera?".
"No, mia moglie...".
"Ti aspetta? Faresti meglio ad avvertirla".
Si sedette su una scrivania, alz la cornetta di un altro telefono e chiese il numero di Catroux.
"Pronto? Sono Maigret... Scusa se ti disturbo di nuovo... Mi sono appena ricordato di una cosa, per via di certi ami che ho trovato in un posto... Una delle volte che mi  capitato di incontrare Benot era un sabato, alla Gare de Lyon, e lui stava andando a pescare... Davvero?...  un pescatore accanito?... Per caso sai dove va di solito?...".
Maigret adesso era sicuro di s, sentiva di aver imboccato la pista giusta e pareva che niente potesse pi fermarlo.
"... Come? Ha una casa da qualche parte?... C' modo di scoprire dove?... S... Subito... Aspetto che mi richiami...".
Janvier era ancora al telefono con la moglie, chiedeva notizie di tutti i figli, che andavano all'apparecchio per salutarlo uno alla volta.
"Buonanotte, Pierrot... Dormi bene... S, ci sar quando ti sveglierai... Sei tu, Monique?... Tuo fratello  stato buono?...". Maigret sospir, ma attese pazientemente che Janvier avesse finito. Poi mormor:
"Forse avremo una notte difficile. Credo proprio che farei bene a telefonare anch'io a mia moglie".
"Vuole che chieda io la comunicazione?".
"No, non adesso, aspetto una chiamata importante".
Catroux stava telefonando a un collega, anche lui pescatore, al quale era capitato di andare al fiume insieme a Benot.
Adesso era una questione di fortuna. Il collega poteva non essere in casa, o poteva trovarsi fuori Parigi per lavoro. Rimasero in silenzio per una decina di minuti, poi Maigret fin per borbottare:
"Che sete!".
In quello stesso momento squill il telefono:
"Catroux?".
"S. Conosci Seineport?".
"Poco oltre Corbeil, vicino a una chiusa, vero?".
A Maigret torn alla memoria una vecchia inchiesta...
"Esattamente. Un paesino sulle rive della Senna, frequentato soprattutto dagli appassionati di pesca con la lenza. Benot ha una casetta appena fuori dal centro abitato. Un tempo era utilizzata dal guardiacaccia, ora  diroccata, e una decina d'anni fa ha potuto comprarla per quattro soldi".
"La trover".
"Buona fortuna!".
Non trascur di chiamare sua moglie, ma lui non aveva bambini che venissero a salutarlo all'apparecchio.
"Andiamo?".
Passando, si affacci alla porta del suo ufficio. Lapointe aveva acceso la lampada da tavolo con il paralume verde ed era seduto nella poltrona di Maigret. Leggeva il giornale, mentre Fleury, su una sedia, con le gambe accavallate, la faccia dura, aveva gli occhi semichiusi.
"A dopo, ragazzo mio".
Il capo di Gabinetto trasal, si alz come per chiedere qualcosa, ma il commissario aveva gi richiuso la porta.
"Prendiamo la macchina?".
"S, andiamo a Seineport, a una trentina di chilometri".
"Ci sono gi stato una volta con lei".
" vero. Hai fame?".
"Se dobbiamo restar fuori a lungo...".
"Fermiamoci alla Brasserie Dauphine".
Il cameriere si stup, vedendoli entrare.
"Servono ancora i panini e la birra che l'ispettore Lapointe ha ordinato per il suo ufficio?".
"S, ma prima dacci qualcosa da bere. Che prendi, Janvier?".
"Non saprei".
"Un pernod?".
Janvier cap che Maigret aveva voglia di un pernod, e lo ordin anche lui.
"Preparaci un paio di bei panini ciascuno".
"Come li volete?".
"Non ha importanza. Al pt, se ne hai".
Maigret sembrava l'uomo pi calmo della terra.
"Noi siamo troppo abituati alla criminalit comune" mormor a se stesso col bicchiere in mano.
Non aveva bisogno di una risposta, se l'era gi data mentalmente.
"In un crimine comune di solito c' un solo colpevole, o un gruppo di colpevoli che agiscono d'intesa. In politica  diverso, prova ne  che alla Camera ci sono tanti partiti".
L'idea sembrava divertirlo.
"C' un mucchio di gente interessata al rapporto Calame per i motivi pi disparati. Oltre ai politici che si ritroverebbero nelle peste se il documento venisse pubblicato, e oltre ad Arthur Nicoud, ci sono quelli per cui il rapporto costituirebbe un capitale, e quelli per cui significherebbe il potere".
Non c'erano molti altri avventori quella sera. I lampioni erano accesi e l'atmosfera era pesante come prima di un temporale.
Mangiarono i panini al solito tavolo di Maigret, e questo gli ricord il tavolo di Mascoulin al Filet de Sole. L'uno e l'altro avevano un tavolo fisso, in posti diversi, in ambienti ancora pi diversi.
"Caff?".
"S, grazie".
"Un bicchierino di acquavite?".
"No, devo guidare".
Neanche Maigret ne prese, e poco dopo uscirono da Parigi dalla Porte d'Italie, in direzione di Fontainebleau.
" buffo pensare che se Benot avesse fumato la pipa, invece di quei sigari puzzolenti, il nostro compito sarebbe stato infinitamente pi difficile".
Attraversarono la periferia. Poi ai lati della strada videro solo alberi alti e macchine coi fari accesi che procedevano nei due sensi. Molte superarono la loro piccola auto nera.
"Immagino che non ci sia bisogno di correre...".
"No, non vale la pena. O sono l, oppure...".
Conosceva abbastanza i tipi come Benot da riuscire a mettersi nei loro panni. Benot non aveva molta immaginazione, era solo un imbroglione di mezza tacca, e di sicuro con i suoi mediocri intrallazzi non aveva fatto fortuna.
Aveva bisogno di donne, di qualsiasi genere, di una vita sbracata in posti dove potesse parlare a voce alta e farsi passare per un duro e, alla fine della settimana, di uno o due giorni di pesca con la lenza.
"Se non ricordo male, nella piazza di Seineport c' un piccolo caff. Fermati l, cos chiediamo informazioni".
A Corbeil attraversarono la Senna e seguirono una strada che da un lato costeggiava il fiume e dall'altro un bosco. Quattro o cinque volte Janvier sterz bruscamente per evitare una lepre, borbottando:
"E vai, scema!".
Di tanto in tanto spuntava una luce nell'oscurit; alla fine ne apparve un intero gruppo, qualche lampione, e l'ispettore parcheggi dinanzi a un caff dove alcuni uomini giocavano a carte.
"Entro anch'io?".
"S, se hai voglia di bere un goccetto".
"Adesso no".
Maigret invece mand gi un bicchierino.
"Conosce un certo Benot?".
"Il poliziotto?".
A Seineport Benot non doveva aver ritenuto necessario, dopo tanti anni, spiegare che non faceva pi parte della Sret.
"Sa dov' casa sua?".
" arrivato da Corbeil?".
"S".
"Allora c' passato davanti. Non ha visto una cava, a un chilometro e mezzo da qui?".
"No".
"Di notte non si nota molto. Benot abita proprio di fronte, dall'altra parte della strada. Se  in casa, vedr la luce accesa".
"Grazie".
"C'!" intervenne uno dei giocatori di belote.
"Come lo sai?".
"Perch ieri gli ho portato un cosciotto di agnello".
"Un cosciotto intero solo per lui?".
"Si tratta bene, a quanto pare!".
Qualche minuto dopo, Janvier, guidando quasi a passo d'uomo, indic una macchia pi chiara nel bosco.
"Dev'essere la cava".
Maigret guard sull'altro lato della strada, e a un centinaio di metri da l, in riva al fiume, scorse una finestra illuminata.
"Lascia la macchina qua. Andiamo".
Bench non ci fosse la luna, individuarono un sentiero invaso dalle erbacce.



9.

La notte del ministero.

Camminarono senza far rumore, uno dietro l'altro, e dalla casa non si accorsero del loro arrivo. Di sicuro, in passato, quel tratto di terreno lungo la sponda aveva fatto parte di una grande tenuta, e all'epoca la casetta era servita per il guardiacaccia.
Il luogo era ormai in abbandono. Una recinzione abbattuta in pi punti circondava quello che doveva essere stato un orto. Attraverso la finestra illuminata Maigret e Janvier scorsero le travi del soffitto, i muri imbiancati a calce e un tavolo al quale erano seduti due uomini che giocavano a carte.
Nell'oscurit, Janvier guard Maigret come a domandargli che fare.
"Resta qui" gli sussurr il commissario.
Lui invece si diresse all'ingresso. La porta era chiusa a chiave, e il commissario buss.
"Chi ?" fece una voce all'interno.
"Apri, Benot".
Ci fu un momento di silenzio, quindi rumore di passi. Dalla finestra Janvier poteva osservare la scena: l'ex poliziotto che si alzava in piedi e rimaneva vicino al tavolo, incerto sulla decisione da prendere, e poi spingeva l'altro nella stanza attigua.
"Chi ?" chiese Benot, avvicinandosi alla porta.
"Maigret".
Di nuovo silenzio. Alla fine Benot tolse il chiavistello e apr la porta.
"Che cosa vuole da me?" chiese guardando Maigret con aria stupefatta.
"Scambiare quattro chiacchiere. Janvier, vieni pure".
Le carte erano ancora sul tavolo.
"Sei solo?".
Benot non rispose subito, avendo capito che Janvier era stato di guardia alla finestra.
"Facevi un solitario?".
Janvier indic una porta e disse:
"L'altro  di l, capo".
"Ovviamente. Vallo a prendere".
Sarebbe stato difficile per Piquemal fuggire, perch la porta si apriva su una sorta di sgabuzzino che non comunicava con l'esterno.
"Che cosa vuole da me? Ha un mandato?" articol Benot, sforzandosi di ritrovare il suo sangue freddo.
"No".
"In tal caso...".
"In tal caso, un corno! Siediti! Anche lei, Piquemal. Detesto parlare alle persone in piedi".
Sollev qualche carta.
"Gli stavi insegnando la belote a due?".
Probabilmente aveva indovinato. Piquemal era proprio il tipo da non aver mai toccato una carta in vita sua.
"Sputi il rospo, Benot?".
"Non ho niente da dire".
"Bene, allora parlo io".
Sul tavolo c'era una bottiglia di vino, con un solo bicchiere. Piquemal non giocava a carte, non beveva, non fumava. Gli era mai capitato di andare a letto con una donna? Forse no. Guardava Maigret con aria ostile e spaurita, come un animale rimpiattato nella tana.
" da molto che lavori per Mascoulin?".
In realt, in quella cornice, Benot faceva un'impressione migliore che a Parigi, forse perch si sentiva pi a suo agio. Era rimasto un contadino; doveva essere stato il bullo del paese e aveva commesso l'errore di andarsene in cerca di fortuna a Parigi. Le sue furbizie, i suoi trucchi erano furbizie e trucchi da contadino al mercato.
Per darsi un tono si vers da bere, chiedendo ironico:
"Un goccetto?".
"No, grazie. Mascoulin ha bisogno di gente come te, anche solo per controllare l'esattezza di tutte le informazioni che gli arrivano".
"Se le va di parlare, faccia pure".
"Quando ha ricevuto la lettera di Piquemal, ha capito che era la pi bella occasione della sua carriera e che aveva tutte le possibilit, se giocava bene quella carta, di tenere in scacco una buona fetta del mondo politico".
"Se lo dice lei".
"S, lo dico io!".
Maigret era sempre in piedi. Con le mani dietro la schiena, la pipa fra i denti, andava e veniva dalla porta al caminetto, fermandosi ogni tanto davanti a uno dei due uomini, mentre Janvier ascoltava con attenzione, seduto su un angolo del tavolo.
"All'inizio non riuscivo a spiegarmi come mai Mascoulin, essendosi incontrato con Piquemal e potendo mettere le mani sul rapporto, gli avesse suggerito di consegnarlo al ministro dei Lavori pubblici".
Benot ebbe un sorriso astuto.
"Poi, quando ho visto a casa di Mascoulin una macchina per le copie fotostatiche, ho capito. Allora, Benot, ricostruiamo i fatti in ordine cronologico? Se sbaglio interrompimi pure.
"Dunque, Mascoulin riceve la lettera di Piqumal. Essendo un uomo prudente, ti chiama e ti spedisce a prendere informazioni. Tu ti rendi conto che  una cosa seria, e che  effettivamente in grado di procurarsi il rapporto Calame.
"A questo punto dici a Mascoulin che conosci qualcuno ai Lavori pubblici, il capo di Gabinetto.
Dove l'hai incontrato?".
"Non  affar suo".
"Poco importa. Ci sta aspettando nel mio ufficio e preciseremo questi particolari pi tardi. Fleury  un poveraccio, sempre a corto di soldi. Solo che ha il vantaggio di essere ammesso in ambienti dove a un cafone come te sbattono la porta in faccia. Gli sar capitato, in cambio di qualche banconota, di darti soffiate su certi amici suoi".
"Ne ha ancora per molto?".
"Adesso cerca di seguirmi. Se Mascoulin riceve il rapporto da Piquemal in persona,  praticamente tenuto a renderlo pubblico e a provocare uno scandalo, perch Piquemal  a suo modo una persona onesta, un fanatico, uno che per farlo tacere bisognerebbe ucciderlo.
"Certo, portare il rapporto alla Camera metterebbe Mascoulin al centro dell'attenzione per qualche tempo.
"Ma  molto pi vantaggioso tenerlo nel cassetto e lasciare appesi a un filo tutti coloro per i quali il documento rappresenta una minaccia.
"Ci ho messo un po' a capirlo. Non sono abbastanza perverso per calarmi nei suoi panni.
"Piquemal, dunque, va dalla signora Calame, dove  sicuro di trovare una copia del rapporto perch l'ha vista anni addietro. La infila nella cartella e si precipita da Mascoulin, in rue d'Antin.
"A questo punto non c' pi bisogno che tu lo segua, perch sai gi come andranno le cose, quindi corri al ministero dei Lavori pubblici, e Fleury ti fa entrare nel suo ufficio.
"Con una scusa qualunque Mascoulin trattiene Piquemal, mentre il suo soave segretario fa una copia del rapporto.
"In apparente buona fede, dice poi al suo visitatore di portare il documento a chi di dovere, cio al ministro.
"Mi sbaglio, forse?".
Piquemal, con lo sguardo fisso su Maigret, era accasciato, e sembrava in preda a una violenta emozione.
"Tu sei l, nell'ufficio di Fleury, quando Piquemal consegna le carte. Ti resta solo da scoprire sempre tramite Fleury - dove e quando te ne puoi impadronire pi facilmente.
"Cos, grazie all'onest di Mascoulin, il rapporto Calame sar messo a disposizione del pubblico.
"Ma, grazie a te, il ministro in causa, Auguste Point, non potr presentarlo alla Camera.
"In questa storia, dunque, ci sar un solo eroe: Mascoulin.
"E ci sar anche un cattivo, accusato di aver distrutto il documento per togliersi d'impaccio e al tempo stesso coprire i colleghi compromessi: un certo Auguste Point, che ha il torto di essere una brava persona e di non aver voluto stringere mani sporche.
"Ingegnoso, eh?".
Benot si vers un altro bicchiere e bevve lentamente guardando Maigret con espressione dubbiosa. Aveva l'aria di uno che si sta chiedendo quale carta gli convenga giocare, come alla belote.
"Tutto qui, pi o meno. Fleury ti ha avvertito che il suo capo aveva lasciato il rapporto Calame in boulevard Pasteur. Non ti sei arrischiato ad andarci di notte, per via della portinaia, e il mattino dopo hai atteso che la donna si allontanasse per fare la spesa.
Mascoulin ha bruciato il rapporto?".
"Non  affar mio".
"Poco importa se l'ha bruciato o meno, dato che dispone di un apparecchio per le copie fotostatiche.
Gli basta per tenere in pugno un certo numero di persone".
Fu un errore insistere sul potere di Mascoulin, e Maigret se ne rese conto in seguito. Se non l'avesse fatto, Benot avrebbe scelto un'altra linea di condotta? Probabilmente no, ma bisognava almeno tentare.
"La bomba  scoppiata, come previsto. Altre persone erano alla ricerca del documento, per ragioni diverse, e fra gli interessati vi era un certo Tabard, che  stato il primo a ricordarsi del ruolo di Calame e a farne cenno sul suo giornale. La conosci quella canaglia di Tabard, vero? Lui, dal rapporto, non avrebbe ricavato potere, ma moneta sonante.
"Labat, che lavora per Mascoulin, di sicuro ronzava attorno alla casa della signora Calame.
"Ne ha visto uscire Piquemal? Non lo so e forse non lo sapremo mai. Del resto non  importante.
Fatto sta che Labat ha mandato uno dei suoi uomini dalla vedova, poi dalla segretaria del ministro...
"Quelli come te mi fanno pensare a un mucchio di granchi brulicanti in una cesta.
"Anche altri, in via pi ufficiale, si sono chiesti che cosa stava succedendo di preciso e hanno cercato di scoprirlo".
Si riferiva agli uomini della Rue des Saussaies. Una volta avvertito il presidente del Consiglio, era naturale che i servizi della Sret avviassero un'inchiesta pi o meno riservata.
Col senno di poi, la situazione risultava quasi comica. Tre gruppi differenti avevano dato la caccia al rapporto, e ognuno aveva i suoi buoni motivi, diversi da quelli degli altri.
"Il punto debole era Piquemal, perch era difficile sapere se, nel caso fosse stato sottoposto a un interrogatorio, non avrebbe parlato.
" stata tua l'idea di portarlo qui? O di Mascoulin? Non rispondi? Fa' come ti pare! Tanto non cambia niente.
"In ogni caso, bisognava farlo sparire per un po' dalla circolazione. Non so come te la sei cavata, n cosa gli hai raccontato.
"Ti sarai accorto che non lo interrogo. Parler quando ne avr voglia, ossia quando si sar reso conto di essere stato solo un burattino nelle mani di due canaglie, una grande e una piccola".
Piquemal trasal, ma continu a non dir nulla.
"Bene, io ho vuotato il sacco. Siamo fuori dal dipartimento della Senna, come probabilmente non mancherai di farmi notare, e non sono nella mia giurisdizione".
Tacque un istante, poi ordin:
"Mettigli le manette, Janvier".
Il primo impulso di Benot fu di opporre resistenza, ed era forte il doppio di Janvier. Ma, dopo averci pensato, tese i polsi con un risolino.
"Vi coster caro, a tutti e due. Si sar accorto che io non ho detto niente".
"Nemmeno una parola. Ci segua pure lei, Piquemal. Anche se  libero, suppongo che non abbia intenzione di rimanere qui da solo".
Fu Maigret, una volta fuori, a tornare indietro per spegnere la luce.
"Hai la chiave?" chiese a Benot. "Sar meglio chiudere la porta, perch ne passer di tempo prima che tu venga di nuovo a pescare".
Si pigiarono nella piccola automobile e fecero il tragitto in silenzio.
Al Quai des Orfvres Fleury era ancora immobile sulla sedia, e sussult vedendo entrare l'ex ispettore della Rue des Saussaies.
"Non occorre che vi presenti..." borbott Maigret.
Erano le undici e mezzo di sera. La sede della Polizia giudiziaria era deserta, solo due uffici avevano la luce accesa.
"Chiamami il ministero".
Se ne incaric Lapointe.
"Le passo il commissario Maigret".
"Mi scusi se la disturbo, signor ministro. Non stava dormendo, vero?  con sua moglie e sua figlia?...
S, ci sono novit... Parecchie... Domani potr rivelare alla Camera il nome dell'uomo che si  introdotto nel suo appartamento di boulevard Pasteur per rubare il rapporto Calame... No, non subito... Forse tra un'ora, forse tra due... Se preferisce aspettarmi...
Potrebbe volerci anche tutta la notte...".
Ci vollero solo tre ore. Quello era un lavoro familiare per Maigret e i suoi uomini. Rimasero a lungo tutti insieme nell'ufficio del commissario, con Maigret che parlava fermandosi ora davanti all'uno, ora davanti all'altro.
"Come volete, ragazzi... Non ho fretta. Prenditene uno, Janvier... Questo qui, forza...".
Indicava Piquemal, che non aveva ancora aperto bocca.
"Tu, Lapointe, occupati di Fleury".
Cos in ogni ufficio si ritrovarono faccia a faccia due uomini: uno che poneva le domande e l'altro che si sforzava di rimanere zitto.
Era una questione di resistenza. Talvolta Lapointe o Janvier comparivano nel riquadro della porta e rivolgevano un cenno al commissario, che li raggiungeva in corridoio. Si consultavano sottovoce.
"Ho almeno tre testimoni in grado di confermare la mia storia" annunci Maigret a Benot. "Tra i quali - ed  importante - un'inquilina dello stabile di boulevard Pasteur che ti ha visto entrare nell'appartamento di Point. Ti ostini a tacere?".
Benot fin per replicare in un modo che calzava a pennello col personaggio:
"Lei cosa farebbe al mio posto?".
"Se fossi abbastanza canaglia da trovarmi al posto tuo, parlerei".
"No".
"Perch?".
"Lo sa meglio di me".
Perch significava mettersi contro Mascoulin! Il deputato - Benot non ne dubitava - sarebbe comunque riuscito a salvare la faccia, e Dio solo sa che cosa poteva accadere al suo complice.
"Non dimentichi che  lui ad avere il rapporto".
"E allora?".
"E allora niente. Io tengo il becco chiuso. Sar condannato per aver rubato nell'appartamento di boulevard Pasteur. Quanto mi daranno per questo?".
"Un paio d'anni".
"Quanto a Piquemal, mi ha seguito di sua volont, non l'ho minacciato. Quindi non c' stato nessun rapimento".
Maigret cap che non gli avrebbe cavato pi nulla.
"Confessi di essere andato in boulevard Pasteur?".
"Lo confesser se non mi rester altro da fare.  tutto".
Qualche minuto dopo non gli rest altro da fare.
Fleury era crollato e Lapointe venne ad avvisare il capo.
"Non sapeva niente di Mascoulin e, fino a stasera, ignorava per conto di chi lavorasse Benot. Non ha potuto rifiutarsi di aiutarlo perch aveva dei conti in sospeso con lui".
"Gli hai fatto firmare una deposizione?".
"Provvedo subito".
Se Piquemal era un idealista, era un idealista che aveva preso una cattiva strada, visto che continuava a tacere. Chiss, magari sperava di ottenere qualcosa da Mascoulin...
Alle tre e mezzo Maigret, lasciando Janvier e Lapointe con i tre uomini, si fece portare in taxi in boulevard Saint-Germain, dove al secondo piano c'era ancora la luce accesa. Point aveva dato disposizioni affinch lo accompagnassero immediatamente al suo appartamento.
Maigret trov la famiglia nel salottino dove era gi stato ricevuto la prima volta.
Auguste Point, la moglie e la figlia avevano tutti e tre la faccia stanca, e occhi che ancora non osavano brillare di speranza.
"Ha il documento?".
"No, ma l'uomo che l'ha rubato in boulevard Pasteur  nel mio ufficio e ha confessato".
"Chi ?".
"Un ex poliziotto corrotto che lavora per conto del primo che capita".
"Per chi lavorava questa volta?".
"Per Mascoulin".
"Allora..." cominci Point rabbuiandosi.
"Mascoulin non dir niente, si limiter, all'occorrenza, a esercitare pressioni su quelli che risultano compromessi. Lascer che Benot venga condannato. Quanto a Fleury...".
"Fleury?".
Maigret annu.
" un poveraccio. Si  trovato in una posizione tale che non ha potuto rifiutarsi".
"Te l'avevo detto" intervenne la signora Point.
"Lo so, ma mi sembrava impossibile".
"Non sei fatto per la vita politica. Quando tutto questo sar finito, spero che tu...".
"L'importante" continu Maigret " provare che non  stato lei a distruggere il rapporto Calame e che le  stato rubato, come ha dichiarato".
"Ci crederanno?".
"Benot confesser".
"Dir anche per conto di chi lavorava?".
"No".
"Neanche Fleury?".
"Fleury non ne sapeva niente".
Sicch...
Gli era appena stato tolto un peso dal cuore, ma il ministro non riusciva a rallegrarsene sino in fondo.
Certo, Maigret gli aveva salvato la reputazione.
Tuttavia Point aveva pur sempre perso la partita.
A meno che - ipotesi improbabile - Benot non decidesse all'ultimo momento di raccontare tutto, il vero vincitore restava Mascoulin.
Il quale ne era cos convinto, anche prima che Maigret arrivasse al termine dell'inchiesta, da avergli mostrato apposta l'apparecchio per le copie fotostatiche. Era un avvertimento. Significava in qualche modo:
"State attenti!".
Chiunque avesse qualcosa da temere dalla pubblicazione del rapporto - da Arthur Nicoud, ancora a Bruxelles, agli uomini politici, a chiunque altro - sapeva ormai che a Mascoulin sarebbe bastato un cenno per disonorarlo e rovinargli la carriera.
Nel salotto cal un profondo silenzio, e anche Maigret prefer tacere.
"Fra qualche mese, quando tutto sar dimenticato, dar le dimissioni e mi ritirer a La-Roche-sur-Yon" mormor Point tenendo lo sguardo  fisso sul tappeto.
"Me lo prometti?" esclam la moglie.
"Lo giuro".
Lei s che riusciva a rallegrarsi senza riserve, perch ai suoi occhi nulla contava pi del marito.
"Posso telefonare ad Alain?" chiese Anne-Marie.
"A quest'ora?".
"Non ti pare che valga la pena svegliarlo?".
"Se credi...".
Neanche la figlia, probabilmente, coglieva tutti gli aspetti della situazione.
"Non vuole bere qualcosa?" mormor Point, rivolgendo a Maigret un'occhiata quasi timida.
I loro sguardi s'incrociarono. Ancora una volta, il commissario ebbe la sensazione di trovarsi di fronte a qualcuno che gli assomigliava come un fratello.
Avevano tutti e due la stessa espressione grave e triste, lo stesso peso sulle spalle.
Il  bicchiere d'acquavite era solo un pretesto per sedersi un momento faccia a faccia. La ragazza stava telefonando.
"S...  tutto finito... Non  il caso di parlarne...
Tocca a pap fare la sorpresa dalla tribuna della Camera...".
Che cosa avrebbero potuto dirsi i due uomini?
"Alla sua salute!".
"Alla sua, signor ministro".
La signora Point era uscita dalla stanza. Anne-Marie non tard a raggiungerla.
"Vado a dormire" mormor Maigret alzandosi.
"Lei ne ha ancora pi bisogno di me".
Point gli tese goffamente la mano, come se non fosse un semplice gesto di cortesia ma un modo per esprimere un sentimento di cui aveva pudore.
"Grazie, Maigret".
"Ho fatto quello che potevo...".
"Lo so...".
Si avvicinarono alla porta.
"A proposito, anch'io mi sono rifiutato di stringergli la mano...".
Alla fine, quando era gi sul pianerottolo, al momento di voltare le spalle al suo ospite, bofonchi:
"Dovr pur rompersi le corna, un giorno o l'altro...".
...
.
...
FINE.